Antifona Esultano in cielo le anime dei santi, che hanno seguito le orme di Cristo; per suo amore hanno effuso il proprio sangue, ora con Cristo gioiscono per sempre.
Oppure:
Hanno effuso per il Signore il loro sangue: hanno amato Cristo nella vita, lo hanno imitato nella morte; per questo hanno meritato la corona trionfale.
Colletta O Dio, forza di tutti i santi, che hai chiamato alla gloria eterna san Paolo [Miki] e i suoi compagni attraverso il martirio della croce, concedi a noi, per loro intercessione, di testimoniare con coraggio fino alla morte la fede che professiamo. Per il nostro Signore Gesù Cristo.
Prima Lettura Davide cantò inni al Signore con tutto il suo cuore e amò colui che lo aveva creato. Dal libro del Siràcide Sir 47,2-13 (NV) [gr. 47,2-11]
Come dal sacrificio di comunione si preleva il grasso, così Davide fu scelto tra i figli d’Israele. Egli scherzò con leoni come con capretti, con gli orsi come con agnelli. Nella sua giovinezza non ha forse ucciso il gigante e cancellato l’ignominia dal popolo, alzando la mano con la pietra nella fionda e abbattendo la tracotanza di Golìa? Egli aveva invocato il Signore, l’Altissimo, che concesse alla sua destra la forza di eliminare un potente guerriero e innalzare la potenza del suo popolo. Così lo esaltarono per i suoi diecimila, lo lodarono nelle benedizioni del Signore offrendogli un diadema di gloria. Egli infatti sterminò i nemici all’intorno e annientò i Filistei, suoi avversari; distrusse la loro potenza fino ad oggi. In ogni sua opera celebrò il Santo, l’Altissimo, con parole di lode; cantò inni a lui con tutto il suo cuore e amò colui che lo aveva creato. Introdusse musici davanti all’altare e con i loro suoni rese dolci le melodie. Conferì splendore alle feste, abbellì i giorni festivi fino alla perfezione, facendo lodare il nome santo del Signore ed echeggiare fin dal mattino il santuario. Il Signore perdonò i suoi peccati, innalzò la sua potenza per sempre, gli concesse un’alleanza regale e un trono di gloria in Israele.
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale Sal 17 (18)
R. Tu, o Signore, dòmini tutto! Oppure: R. A te la lode e la gloria nei secoli.
La via di Dio è perfetta, la parola del Signore è purificata nel fuoco; egli è scudo per chi in lui si rifugia. R.
Viva il Signore e benedetta la mia roccia, sia esaltato il Dio della mia salvezza. Per questo, Signore, ti loderò tra le genti e canterò inni al tuo nome. R.
Egli concede al suo re grandi vittorie, si mostra fedele al suo consacrato, a Davide e alla sua discendenza per sempre. R.
Beati coloro che custodiscono la parola di Dio con cuore integro e buono e producono frutto con perseveranza. (Cf. Lc 8,15)
Alleluia.
Vangelo Quel Giovanni che io ho fatto decapitare, è risorto. Dal Vangelo secondo Marco Mc 6,14-29
In quel tempo, il re Erode sentì parlare di Gesù, perché il suo nome era diventato famoso. Si diceva: «Giovanni il Battista è risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi». Altri invece dicevano: «È Elìa». Altri ancora dicevano: «È un profeta, come uno dei profeti». Ma Erode, al sentirne parlare, diceva: «Quel Giovanni che io ho fatto decapitare, è risorto!». Proprio Erode, infatti, aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l'aveva sposata. Giovanni infatti diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello». Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell'ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri. Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell'esercito e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». E le giurò più volte: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». Ella uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: «Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle un rifiuto. E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre. I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro.
Le Parole dei Papi «Il martirio di san Giovanni Battista ricorda anche a noi, cristiani di questo nostro tempo, che non si può scendere a compromessi con l’amore a Cristo, alla sua Parola, alla Verità. La Verità è Verità, non ci sono compromessi. La vita cristiana esige, per così dire, il “martirio” della fedeltà quotidiana al Vangelo, il coraggio cioè di lasciare che Cristo cresca in noi e sia Cristo ad orientare il nostro pensiero e le nostre azioni. Ma questo può avvenire nella nostra vita solo se è solido il rapporto con Dio. La preghiera non è tempo perso, non è rubare spazio alle attività, anche a quelle apostoliche, ma è esattamente il contrario: solo se siamo capaci di avere una vita di preghiera fedele, costante, fiduciosa, sarà Dio stesso a darci capacità e forza per vivere in modo felice e sereno, superare le difficoltà e testimoniarlo con coraggio. San Giovanni Battista interceda per noi, affinché sappiamo conservare sempre il primato di Dio nella nostra vita». (Benedetto XVI - Udienza generale, 29 agosto 2012) Giovanni ha consacrato tutto se stesso a Dio e al suo inviato, Gesù. Ma, alla fine, cosa è successo? E’ morto per la causa della verità, quando ha denunciato l’adulterio del re Erode e di Erodiade. Quante persone pagano a caro prezzo l’impegno per la verità! Quanti uomini retti preferiscono andare controcorrente, pur di non rinnegare la voce della coscienza, la voce della verità! Persone rette, che non hanno paura di andare controcorrente! ( Francesco Angelus del 23 giugno 2013) E così Giovanni finisce la sua vita sotto l’autorità di un re mediocre, ubriaco e corrotto, per il capriccio di una ballerina e per l’odio vendicativo di un’adultera. Così finisce il grande, l’uomo più grande nato da donna. (…) Penso ai nostri martiri, ai martiri dei nostri giorni, quegli uomini, donne, bambini che sono perseguitati, odiati, cacciati via dalle case, torturati, massacrati. E questa non è una cosa antica: oggi succede questo. I nostri martiri, che finiscono la loro vita sotto l’autorità corrotta di gente che odia Gesù Cristo. Ci farà bene pensare ai nostri martiri. (…) Anche io finirò. Tutti noi finiremo. Volendo o non volendo, andiamo sulla strada dell’annientamento esistenziale della vita. E questo, almeno a me, fa pregare che questo annientamento assomigli il più possibile a Gesù Cristo, al suo annientamento. ( Francesco Santa Marta, 6 febbraio 2015) Il profeta, il grande profeta, l’uomo più grande nato da donna e il Figlio di Dio hanno scelto la strada dell’umiliazione. È la strada che fanno vedere a noi cristiani, è la strada che dobbiamo seguire… Quando cerchiamo di farci vedere, nella Chiesa, nella comunità, per avere una carica o un’altra cosa, quella è la strada del mondo, è una strada mondana, non è la strada di Gesù. E anche ai pastori può accadere questa tentazione di arrampicamento: “Questa è un’ingiustizia, questa è un’umiliazione, non posso tollerarla”. Ma se un pastore non segue questa strada, non è discepolo di Gesù: è un arrampicatore con la veste talare. Non c’è umiltà senza umiliazione. ( Francesco Santa Marta, 7 febbraio 2020)
FAUSTI -. Il racconto fu occasionato dalla domanda su chi è Gesù. L'invio in missione ha suscitato in giro il problema della Sua identità. E' il tema centrale di Marco, che troverà una prima risposta alla fine del racconto dei pani. Infatti Egli è riconoscibile solo nel Pane : memoriale della Sua Morte e Resurrezione. Questo brano ci dice innanzitutto perchè non Lo si riconosce. Erode non può intendere la Parola, perché ha spento la Voce che la proclama. L'uccisione del Battista è la consumazione del peccato. Ultimo dei profeti, egli denuncia l'adulterio del popolo – impersonato dal suo re - che non ama il Signore, suo Sposo. Chi, invece di convertirsi alla Parola, preferisce farne tacere la Voce, si toglie la possibilità stessa di conversione. Chi non pratica la giustizia e non è disposto a cambiar vita, non può cercare il Signore e pretendere di trovarlo. Gli rimane una fame e sete di Verità inappagate. E' terribile il silenzio di Dio (Am 8,11). E Dio tace , solo perchè non vuole e non può condannare. Ma il Suo Silenzio è l'annuncio più forte del nostro peccato e della Sua misericordia. Inoltre questo brano indica il destino del testimone. In greco testimone di dice “martire”. Il termine significa “uno che si ricorda”- si ricorda della sua missione anche a costo della vita. La sorte di Giovanni prelude quella di Gesù e di quanti saranno inviati. Può sembrare poco confortante. Ma l'uomo deve comunque morire. La differenza tra morte e martirio sta nel fatto che la prima è la fine, il secondo il fine di una vita. Il martire infatti testimonia fin dentro e oltre la morte l'amore che sta al principio della sua vita. Infine il banchetto di Erode nel suo palazzo fa da contrappunto a quello imbandito da Cristo nel deserto. Il primo ricorda una nascita , festeggiata con la morte, il secondo prefigura il memoriale della morte del Signore, festeggiato come dono della Vita. La storia mondana non è altro che una variazione, monotona fino alla nausea, di queste vicende velenose. Il pasto del Signore , invece,ha la semplice fragranza del Pane, che riempie la sera fresca di un deserto che fiorisce - amore che si dona - e germina in condivisione e fraternità. Nella missione si compie la Comunione piena con Gesù : con Lui si partecipa alla stessa compassione per il male del mondo, e in Lui e come Lui si diventa pane di Vita per gli altri. L 'Apostolo perfetto è il martire che giunge all'identità col suo Signore. Il discepolo, inviato a testimoniare in povertà, avrà la stessa sorte del Battista, vivendo così il mistero fecondo del seme che sparge. Però prima deve riconoscersi rispecchiato in Erode e nei vari personaggi di contorno, che raffigurano le varie sfaccettature del male che abita nel suo cuore, causa dell'uccisione del Giusto. E' il primo annuncio della Morte e Resurrezione di Gesù, scritto non a parole, ma con il Sangue del testimone.
San Paolo Miki è stato un gesuita giapponese che, insieme a 25 compagni tra cui sacerdoti e laici, è stato martirizzato a Nagasaki nel 1597. Questo evento è considerato uno dei più significativi del cristianesimo in Giappone, poiché ha rappresentato un punto di svolta per la persecuzione dei cristiani in quella regione. Nonostante la loro morte, la testimonianza di fede di questi martiri ha avuto un impatto duraturo sulla comunità cristiana giapponese, tanto che sono stati canonizzati nel 1862 da Papa Pio IX. La loro festa liturgica viene celebrata il 6 febbraio. Uno dei fatti più commoventi è che, mentre erano in croce, San Paolo Miki predicò alla folla, affermando la sua fede in Dio e perdonando i suoi esecutori. Il loro sacrificio è stato un chiaro messaggio di fede incrollabile e di perdono cristiano, che continua a ispirare molti credenti in tutto il mondo.
Antifona
RispondiEliminaEsultano in cielo le anime dei santi,
che hanno seguito le orme di Cristo;
per suo amore hanno effuso il proprio sangue,
ora con Cristo gioiscono per sempre.
Oppure:
Hanno effuso per il Signore il loro sangue:
hanno amato Cristo nella vita,
lo hanno imitato nella morte;
per questo hanno meritato la corona trionfale.
Colletta
O Dio, forza di tutti i santi,
che hai chiamato alla gloria eterna san Paolo [Miki]
e i suoi compagni attraverso il martirio della croce,
concedi a noi, per loro intercessione,
di testimoniare con coraggio fino alla morte
la fede che professiamo.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.
Prima Lettura
Davide cantò inni al Signore con tutto il suo cuore e amò colui che lo aveva creato.
Dal libro del Siràcide
Sir 47,2-13 (NV) [gr. 47,2-11]
Come dal sacrificio di comunione si preleva il grasso,
così Davide fu scelto tra i figli d’Israele.
Egli scherzò con leoni come con capretti,
con gli orsi come con agnelli.
Nella sua giovinezza non ha forse ucciso il gigante
e cancellato l’ignominia dal popolo,
alzando la mano con la pietra nella fionda
e abbattendo la tracotanza di Golìa?
Egli aveva invocato il Signore, l’Altissimo,
che concesse alla sua destra la forza
di eliminare un potente guerriero
e innalzare la potenza del suo popolo.
Così lo esaltarono per i suoi diecimila,
lo lodarono nelle benedizioni del Signore
offrendogli un diadema di gloria.
Egli infatti sterminò i nemici all’intorno
e annientò i Filistei, suoi avversari;
distrusse la loro potenza fino ad oggi.
In ogni sua opera celebrò il Santo,
l’Altissimo, con parole di lode;
cantò inni a lui con tutto il suo cuore
e amò colui che lo aveva creato.
Introdusse musici davanti all’altare
e con i loro suoni rese dolci le melodie.
Conferì splendore alle feste,
abbellì i giorni festivi fino alla perfezione,
facendo lodare il nome santo del Signore
ed echeggiare fin dal mattino il santuario.
Il Signore perdonò i suoi peccati,
innalzò la sua potenza per sempre,
gli concesse un’alleanza regale
e un trono di gloria in Israele.
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale
Sal 17 (18)
R. Tu, o Signore, dòmini tutto!
Oppure:
R. A te la lode e la gloria nei secoli.
La via di Dio è perfetta,
la parola del Signore è purificata nel fuoco;
egli è scudo per chi in lui si rifugia. R.
Viva il Signore e benedetta la mia roccia,
sia esaltato il Dio della mia salvezza.
Per questo, Signore, ti loderò tra le genti
e canterò inni al tuo nome. R.
Egli concede al suo re grandi vittorie,
si mostra fedele al suo consacrato,
a Davide e alla sua discendenza per sempre. R.
Acclamazione al Vangelo
EliminaAlleluia, alleluia.
Beati coloro che custodiscono la parola di Dio
con cuore integro e buono
e producono frutto con perseveranza. (Cf. Lc 8,15)
Alleluia.
Vangelo
Quel Giovanni che io ho fatto decapitare, è risorto.
Dal Vangelo secondo Marco
Mc 6,14-29
In quel tempo, il re Erode sentì parlare di Gesù, perché il suo nome era diventato famoso. Si diceva: «Giovanni il Battista è risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi». Altri invece dicevano: «È Elìa». Altri ancora dicevano: «È un profeta, come uno dei profeti». Ma Erode, al sentirne parlare, diceva: «Quel Giovanni che io ho fatto decapitare, è risorto!».
Proprio Erode, infatti, aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l'aveva sposata. Giovanni infatti diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello». Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell'ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri.
Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell'esercito e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». E le giurò più volte: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». Ella uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: «Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle un rifiuto.
E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre. I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro.
Parola del Signore.
Le Parole dei Papi
RispondiElimina«Il martirio di san Giovanni Battista ricorda anche a noi, cristiani di questo nostro tempo, che non si può scendere a compromessi con l’amore a Cristo, alla sua Parola, alla Verità. La Verità è Verità, non ci sono compromessi. La vita cristiana esige, per così dire, il “martirio” della fedeltà quotidiana al Vangelo, il coraggio cioè di lasciare che Cristo cresca in noi e sia Cristo ad orientare il nostro pensiero e le nostre azioni. Ma questo può avvenire nella nostra vita solo se è solido il rapporto con Dio. La preghiera non è tempo perso, non è rubare spazio alle attività, anche a quelle apostoliche, ma è esattamente il contrario: solo se siamo capaci di avere una vita di preghiera fedele, costante, fiduciosa, sarà Dio stesso a darci capacità e forza per vivere in modo felice e sereno, superare le difficoltà e testimoniarlo con coraggio. San Giovanni Battista interceda per noi, affinché sappiamo conservare sempre il primato di Dio nella nostra vita». (Benedetto XVI - Udienza generale, 29 agosto 2012)
Giovanni ha consacrato tutto se stesso a Dio e al suo inviato, Gesù. Ma, alla fine, cosa è successo? E’ morto per la causa della verità, quando ha denunciato l’adulterio del re Erode e di Erodiade. Quante persone pagano a caro prezzo l’impegno per la verità! Quanti uomini retti preferiscono andare controcorrente, pur di non rinnegare la voce della coscienza, la voce della verità! Persone rette, che non hanno paura di andare controcorrente! ( Francesco Angelus del 23 giugno 2013)
E così Giovanni finisce la sua vita sotto l’autorità di un re mediocre, ubriaco e corrotto, per il capriccio di una ballerina e per l’odio vendicativo di un’adultera. Così finisce il grande, l’uomo più grande nato da donna. (…) Penso ai nostri martiri, ai martiri dei nostri giorni, quegli uomini, donne, bambini che sono perseguitati, odiati, cacciati via dalle case, torturati, massacrati. E questa non è una cosa antica: oggi succede questo. I nostri martiri, che finiscono la loro vita sotto l’autorità corrotta di gente che odia Gesù Cristo. Ci farà bene pensare ai nostri martiri. (…) Anche io finirò. Tutti noi finiremo. Volendo o non volendo, andiamo sulla strada dell’annientamento esistenziale della vita. E questo, almeno a me, fa pregare che questo annientamento assomigli il più possibile a Gesù Cristo, al suo annientamento. ( Francesco Santa Marta, 6 febbraio 2015)
Il profeta, il grande profeta, l’uomo più grande nato da donna e il Figlio di Dio hanno scelto la strada dell’umiliazione. È la strada che fanno vedere a noi cristiani, è la strada che dobbiamo seguire… Quando cerchiamo di farci vedere, nella Chiesa, nella comunità, per avere una carica o un’altra cosa, quella è la strada del mondo, è una strada mondana, non è la strada di Gesù. E anche ai pastori può accadere questa tentazione di arrampicamento: “Questa è un’ingiustizia, questa è un’umiliazione, non posso tollerarla”. Ma se un pastore non segue questa strada, non è discepolo di Gesù: è un arrampicatore con la veste talare. Non c’è umiltà senza umiliazione. ( Francesco Santa Marta, 7 febbraio 2020)
FAUSTI -. Il racconto fu occasionato dalla domanda su chi è Gesù.
RispondiEliminaL'invio in missione ha suscitato in giro il problema della Sua identità.
E' il tema centrale di Marco, che troverà una prima risposta alla fine del racconto dei pani.
Infatti Egli è riconoscibile solo nel Pane : memoriale della Sua Morte e Resurrezione.
Questo brano ci dice innanzitutto perchè non Lo si riconosce.
Erode non può intendere la Parola, perché ha spento la Voce che la proclama.
L'uccisione del Battista è la consumazione del peccato.
Ultimo dei profeti, egli denuncia l'adulterio del popolo – impersonato dal suo re - che non ama il Signore, suo Sposo.
Chi, invece di convertirsi alla Parola, preferisce farne tacere la Voce, si toglie la possibilità stessa di conversione. Chi non pratica la giustizia e non è disposto a cambiar vita, non può cercare il Signore e pretendere di trovarlo. Gli rimane una fame e sete di Verità inappagate.
E' terribile il silenzio di Dio (Am 8,11).
E Dio tace , solo perchè non vuole e non può condannare.
Ma il Suo Silenzio è l'annuncio più forte del nostro peccato e della Sua misericordia.
Inoltre questo brano indica il destino del testimone. In greco testimone di dice “martire”. Il termine significa “uno che si ricorda”- si ricorda della sua missione anche a costo della vita.
La sorte di Giovanni prelude quella di Gesù e di quanti saranno inviati.
Può sembrare poco confortante. Ma l'uomo deve comunque morire. La differenza tra morte e martirio sta nel fatto che la prima è la fine, il secondo il fine di una vita. Il martire infatti testimonia fin dentro e oltre la morte l'amore che sta al principio della sua vita.
Infine il banchetto di Erode nel suo palazzo fa da contrappunto a quello imbandito da Cristo nel deserto. Il primo ricorda una nascita , festeggiata con la morte,
il secondo prefigura il memoriale della morte del Signore, festeggiato come dono della Vita.
La storia mondana non è altro che una variazione, monotona fino alla nausea, di queste vicende velenose.
Il pasto del Signore , invece,ha la semplice fragranza del Pane, che riempie la sera fresca di un deserto che fiorisce - amore che si dona - e germina in condivisione e fraternità.
Nella missione si compie la Comunione piena con Gesù : con Lui si partecipa alla stessa compassione per il male del mondo, e in Lui e come Lui si diventa pane di Vita per gli altri.
L 'Apostolo perfetto è il martire che giunge all'identità col suo Signore.
Il discepolo, inviato a testimoniare in povertà, avrà la stessa sorte del Battista, vivendo così il mistero fecondo del seme che sparge.
Però prima deve riconoscersi rispecchiato in Erode e nei vari personaggi di contorno, che raffigurano le varie sfaccettature del male che abita nel suo cuore, causa dell'uccisione del Giusto.
E' il primo annuncio della Morte e Resurrezione di Gesù, scritto non a parole, ma con il Sangue del testimone.
San Paolo Miki è stato un gesuita giapponese che, insieme a 25 compagni tra cui sacerdoti e laici, è stato martirizzato a Nagasaki nel 1597. Questo evento è considerato uno dei più significativi del cristianesimo in Giappone, poiché ha rappresentato un punto di svolta per la persecuzione dei cristiani in quella regione. Nonostante la loro morte, la testimonianza di fede di questi martiri ha avuto un impatto duraturo sulla comunità cristiana giapponese, tanto che sono stati canonizzati nel 1862 da Papa Pio IX. La loro festa liturgica viene celebrata il 6 febbraio. Uno dei fatti più commoventi è che, mentre erano in croce, San Paolo Miki predicò alla folla, affermando la sua fede in Dio e perdonando i suoi esecutori. Il loro sacrificio è stato un chiaro messaggio di fede incrollabile e di perdono cristiano, che continua a ispirare molti credenti in tutto il mondo.
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