S. BIAGIO è stato Vescovo a Sebaste , in Armenia, condannato sotto la persecuzione di Diocleziano nel 316.
Preghiamo il Signore e preghiamolo con amore e grande fiducia perché ci doni la grazia celeste dello Spirito. Lo stesso Spirito ci guidi e ci conduca a vivere secondo la divina volontà, e ci ristori nella pace. Questa guida, questa grazia, questa mozione spirituale, ci farà arrivare alla perfetta pienezza di Cristo, secondo quanto dice l’Apostolo: «Perché siate ricolmi di tutta la pienezza del Cristo» (Ef 3, 19). da Uff. Letture
Preghiera tradizionale O glorioso San Biagio, Martire di meriti sublimi e protettore benignissimo , Voi, che, con breve preghiera, rendeste la perfetta salute a un bimbo che per malanno di gola stava per morire, concedete a noi tutti la grazia del Vostro patrocinio, e così, anche per i meriti del Vostro martirio e del sangue da Voi versato sotto il tormento dei pettini di ferro, Vi preghiamo ottenerci dal Signore la liberazione di tutti i mali di gola e saper mortificare questa ad onore Vostro e per il bene della vita eterna.
Antifona Salvaci, Signore Dio nostro, radunaci dalle genti, perché ringraziamo il tuo nome santo: lodarti sarà la nostra gloria. (Sal 105,47)
Colletta Signore Dio nostro, concedi a noi tuoi fedeli di adorarti con tutta l’anima e di amare tutti gli uomini con la carità di Cristo. Egli è Dio, e vive e regna con te.
Prima Lettura Figlio mio Assalonne! Fossi morto io invece di te! Dal secondo libro di Samuèle 2Sam 18,9-10.14b.21a.24-25a.30-32; 19,1-3
In quei giorni, Assalonne s’imbatté nei servi di Davide. Assalonne cavalcava il mulo; il mulo entrò sotto il groviglio di una grande quercia e la testa di Assalonne rimase impigliata nella quercia e così egli restò sospeso fra cielo e terra, mentre il mulo che era sotto di lui passò oltre. Un uomo lo vide e venne a riferire a Ioab: «Ho visto Assalonne appeso a una quercia». Allora Ioab prese in mano tre dardi e li ficcò nel cuore di Assalonne, che era ancora vivo nel folto della quercia. Poi Ioab disse all’Etìope: «Va’ e riferisci al re quello che hai visto». Davide stava seduto fra le due porte; la sentinella salì sul tetto della porta sopra le mura, alzò gli occhi, guardò, ed ecco vide un uomo correre tutto solo. La sentinella gridò e l’annunciò al re. Il re disse: «Se è solo, ha in bocca una bella notizia». Il re gli disse: «Mettiti là, da parte». Quegli si mise da parte e aspettò. Ed ecco arrivare l’Etìope che disse: «Si rallegri per la notizia il re, mio signore! Il Signore ti ha liberato oggi da quanti erano insorti contro di te». Il re disse all’Etìope: «Il giovane Assalonne sta bene?». L’Etìope rispose: «Diventino come quel giovane i nemici del re, mio signore, e quanti insorgono contro di te per farti del male!». Allora il re fu scosso da un tremito, salì al piano di sopra della porta e pianse; diceva andandosene: «Figlio mio Assalonne! Figlio mio, figlio mio Assalonne! Fossi morto io invece di te, Assalonne, figlio mio, figlio mio!». Fu riferito a Ioab: «Ecco il re piange e fa lutto per Assalonne». La vittoria in quel giorno si cambiò in lutto per tutto il popolo, perché il popolo sentì dire in quel giorno: «Il re è desolato a causa del figlio».
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale Dal Sal 85 (86)
R. Signore, tendi l'orecchio, rispondimi.
Signore, tendi l’orecchio, rispondimi, perché io sono povero e misero. Custodiscimi perché sono fedele; tu, Dio mio, salva il tuo servo, che in te confida. R.
Pietà di me, Signore, a te grido tutto il giorno. Rallegra la vita del tuo servo, perché a te, Signore, rivolgo l’anima mia. R.
Tu sei buono, Signore, e perdoni, sei pieno di misericordia con chi t’invoca. Porgi l’orecchio, Signore, alla mia preghiera e sii attento alla voce delle mie suppliche. R.
Cristo ha preso le nostre infermità e si è caricato delle nostre malattie. (Cf. Mt 8,17)
Alleluia.
Vangelo Fanciulla, io ti dico: Àlzati! Dal Vangelo secondo Marco Mc 5,21-43
In quel tempo, essendo Gesù passato di nuovo in barca all'altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno. Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male. E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: "Chi mi ha toccato?"». Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va' in pace e sii guarita dal tuo male». Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo. Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare.
Impariamo questo: davanti alle sofferenze del corpo e dello spirito, alle ferite dell’anima, alle situazioni che ci schiacciano, e anche davanti al peccato, Dio non ci tiene a distanza, Dio non si vergogna di noi, Dio non ci giudica; al contrario, Egli si avvicina per farsi toccare e per toccarci, e sempre ci rialza dalla morte. Sempre ci prende per mano per dirci: figlia, figlio, alzati! (cfr Mc 5,41), cammina, vai avanti! “Signore sono peccatore” – “Vai avanti” – “Ma tu Signore, non sei peccatore” – “No, ma io ho subito tutte le conseguenze del peccato per salvarti”. È bello questo. Fissiamo nel cuore questa immagine che Gesù ci consegna: Dio è uno che ti prende per mano e ti rialza, uno che si lascia toccare dal tuo dolore e ti tocca per guarirti e ridonarti la vita. ( Francesco Angelus, 30 giugno 2024)
«Intorno a Gesù c’era tanta folla, e dunque tante persone lo toccavano, eppure a loro non succede niente. Quando invece questa donna tocca Gesù, viene guarita. Dove sta la differenza? Commentando questo punto del testo, Sant’Agostino dice – a nome di Gesù –: «La folla mi si accalca intorno, ma la fede mi tocca» (Discorso 243, 2, 2). È così: ogni volta che facciamo un atto di fede indirizzato a Gesù, si stabilisce un contatto con Lui e immediatamente esce da Lui la sua grazia. A volte noi non ce ne accorgiamo, ma in modo segreto e reale la grazia ci raggiunge e da dentro pian piano trasforma la vita. (…) Nel frattempo, portano a quel padre la notizia che sua figlia è morta. Gesù gli dice: «Non temere, soltanto abbi fede!» (v. 36). Poi va a casa sua e, vedendo che tutti piangono e gridano, dice: «La bambina non è morta, ma dorme» (v. 39). Quindi entra nella camera dove giaceva la bambina, la prende per mano e le dice: «Talità kum», “Fanciulla, alzati!”. La ragazza si alza in piedi e si mette a camminare (cfr vv. 41-42). Quel gesto di Gesù ci mostra che Lui non solo guarisce da ogni malattia, ma risveglia anche dalla morte. Per Dio, che è Vita eterna, la morte del corpo è come un sonno. La morte vera è quella dell’anima: di questa dobbiamo avere paura! Un ultimo particolare: Gesù, dopo aver risuscitato la bambina, dice ai genitori di darle da mangiare (cfr v. 43). Ecco un altro segno molto concreto della vicinanza di Gesù alla nostra umanità. Ma possiamo intenderlo anche in senso più profondo e domandarci: quando i nostri ragazzi sono in crisi e hanno bisogno di un nutrimento spirituale, sappiamo darglielo? E come possiamo se noi stessi non ci nutriamo del Vangelo?». (Leone XIV - Udienza generale, 25 giugno 2025)
FAUSTI - “Venite voi soli, in disparte”, dice Gesù ai Suoi che rientrano dalla prima semina, per condurli sul posto dove darà il pane. Nella sinagoga (=riunione) al centro sta la Parola , qui al centro sta Colui che li ha inviati, e ora li invita in solitudine, nel deserto. Sarà la nuova sinagoga, popolo riunito per ascoltare la Sua Parola e ricevere il Suo cibo. Questo è il preludio immediato che inquadra e dà la chiave interpretativa per la moltiplicazione dei pani. Ci dice le caratteristiche di fondo della Chiesa, che è in stretta connessione con l'Eucaristia. Infatti l'Eucaristia fa la Chiesa, e la Chiesa fa l'Eucaristia. La Comunità dei discepoli innanzitutto è costituita dal riunirsi davanti a Gesù, unico referente di tutti e di ciascuno. La Missione, come parte da Lui, così porta a Lui, senza distogliere da Lui, anzi, conducendo a Lui gli altri. In questa riunione c'è un confronto di ciò che si fa e si dice con quanto Lui ha fatto e detto, misura di tutto. La nostra profezia è il ricordo di Lui, compimento di ogni promessa. In questo dialogo con la Parola sentiamo l'invito al deserto, ossia all'esodo, per trovare il vero riposo, in intimità con Lui, che ci comunica il Suo segreto. Sarà l'Eucaristia, dove mangiamo e viviamo con Lui e di Lui, insieme a tutti quelli che Lo vorranno seguire.
FAUSTI - “Ho compassione” dice Gesù della folla che non aveva da mangiare. E per vedere se i Suoi hanno capito il Pane,chiede loro :”Quanti pani avete?” . Tutto il capitolo 8 è una ripetizione perché i discepoli capiscano la compassione del Signore, capace di saziare la fame di ogni uomo. Ancora una volta, sempre - ancora una volta!- Egli dona il pane e rinnova la Sua Misericordia. La sorgente getta continuamente acqua nuova, perché chiunque ha sete possa dissetarsi. Non si stanca di noi, non si scoraggia della nostra durezza di cuore. Insiste nel Suo Dono,una, due, infinite volte! Tutta la storia è il tempo della pazienza di Dio. Il Suo Amore piu` ostinato di ogni nostra resistenza, si ripropone continuamente in offerta, esponendosi ad ogni possibile rifiuto. L`Eucaristia è il grande mistero di un Dio che ci salva, morendo per noi peccatori. Poca meraviglia che ci risulti incomprensibile. Ma il tornare quotidiano a questa memoria, il riportarla ogni giorno al nostro cuore,è la medicina per la nostra sordità e cecità. Questo testo che può sembrare un doppione della prima condivisione, non è un di piu`. Infatti la ripetizione è molto importante per noi che , vivendo nel tempo, siamo sempre in divenire : cresciamo sedimentando lentamente nel cuore ciò che viene giorno dopo giorno, senza che nessun frammento vada perduto. L`illuminazione viene dall`ascolto prolungato, ed è progressiva, a tappe, come la guarigione del sordomuto e del cieco. Per questo continuiamo a celebrare l`Eucaristia e Lui continuamente ci si dona. Questo racconto è piu` stilizzato del primo. Evidenzia maggiormente la compassione di Gesù - espressa da Lui stesso – e l`incomprensione dei discepoli. Separando la distribuzione dei pani da quella dei pesci, mette in maggior risalto l`aspetto eucaristico. Inoltre i pani sono sette e sette le ceste avanzate. Numero perfetto che corrisponde ai sette diaconi della Chiesa degli Ellenisti. Le persone che vengono da lontano sono un`allusione ai pagani. Rispetto alla prima, in questa seconda condivisione il numero dei pani è maggiore e quello degli sfamati minore. Il cibo è piu` abbondante, ma minore il numero delle persone. Quattromila è quattro (come i punti dell` orizzonte) e mille (moltitudine) : è una moltitudine che abbraccia la totalità della terra, i cui abitanti sono tutti figli di Dio, invitati alla mensa del Padre. Gesù li serve e poi li fa camminare. E Lui stesso continua il Suo cammino,alla ricerca di ogni fratello lontano e affamato. Egli va e viene continuamente dalla sponda del lago dove moltiplica il pane a quella opposta. Viene verso tutti, per invitare tutti ad andare nel deserto con Lui, dove li sazia.
S. BIAGIO è stato Vescovo a Sebaste , in Armenia, condannato sotto la persecuzione di Diocleziano nel 316.
RispondiEliminaPreghiamo il Signore e preghiamolo con amore e grande fiducia perché ci doni la grazia celeste dello Spirito. Lo stesso Spirito ci guidi e ci conduca a vivere secondo la divina volontà, e ci ristori nella pace.
Questa guida, questa grazia, questa mozione spirituale, ci farà arrivare alla perfetta pienezza di Cristo, secondo quanto dice l’Apostolo: «Perché siate ricolmi di tutta la pienezza del Cristo» (Ef 3, 19). da Uff. Letture
Preghiera tradizionale
RispondiEliminaO glorioso San Biagio, Martire di meriti sublimi e protettore benignissimo , Voi, che, con breve preghiera, rendeste la perfetta salute a un bimbo che per malanno di gola stava per morire, concedete a noi tutti la grazia del Vostro patrocinio, e così, anche per i meriti del Vostro martirio e del sangue da Voi versato sotto il tormento dei pettini di ferro, Vi preghiamo ottenerci dal Signore la liberazione di tutti i mali di gola e saper mortificare questa ad onore Vostro e per il bene della vita eterna.
Così sia.
Antifona
RispondiEliminaSalvaci, Signore Dio nostro,
radunaci dalle genti,
perché ringraziamo il tuo nome santo:
lodarti sarà la nostra gloria. (Sal 105,47)
Colletta
Signore Dio nostro,
concedi a noi tuoi fedeli
di adorarti con tutta l’anima
e di amare tutti gli uomini con la carità di Cristo.
Egli è Dio, e vive e regna con te.
Prima Lettura
Figlio mio Assalonne! Fossi morto io invece di te!
Dal secondo libro di Samuèle
2Sam 18,9-10.14b.21a.24-25a.30-32; 19,1-3
In quei giorni, Assalonne s’imbatté nei servi di Davide. Assalonne cavalcava il mulo; il mulo entrò sotto il groviglio di una grande quercia e la testa di Assalonne rimase impigliata nella quercia e così egli restò sospeso fra cielo e terra, mentre il mulo che era sotto di lui passò oltre. Un uomo lo vide e venne a riferire a Ioab: «Ho visto Assalonne appeso a una quercia». Allora Ioab prese in mano tre dardi e li ficcò nel cuore di Assalonne, che era ancora vivo nel folto della quercia. Poi Ioab disse all’Etìope: «Va’ e riferisci al re quello che hai visto».
Davide stava seduto fra le due porte; la sentinella salì sul tetto della porta sopra le mura, alzò gli occhi, guardò, ed ecco vide un uomo correre tutto solo. La sentinella gridò e l’annunciò al re. Il re disse: «Se è solo, ha in bocca una bella notizia».
Il re gli disse: «Mettiti là, da parte». Quegli si mise da parte e aspettò. Ed ecco arrivare l’Etìope che disse: «Si rallegri per la notizia il re, mio signore! Il Signore ti ha liberato oggi da quanti erano insorti contro di te». Il re disse all’Etìope: «Il giovane Assalonne sta bene?». L’Etìope rispose: «Diventino come quel giovane i nemici del re, mio signore, e quanti insorgono contro di te per farti del male!».
Allora il re fu scosso da un tremito, salì al piano di sopra della porta e pianse; diceva andandosene: «Figlio mio Assalonne! Figlio mio, figlio mio Assalonne! Fossi morto io invece di te, Assalonne, figlio mio, figlio mio!». Fu riferito a Ioab: «Ecco il re piange e fa lutto per Assalonne». La vittoria in quel giorno si cambiò in lutto per tutto il popolo, perché il popolo sentì dire in quel giorno: «Il re è desolato a causa del figlio».
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale
Dal Sal 85 (86)
R. Signore, tendi l'orecchio, rispondimi.
Signore, tendi l’orecchio, rispondimi,
perché io sono povero e misero.
Custodiscimi perché sono fedele;
tu, Dio mio, salva il tuo servo, che in te confida. R.
Pietà di me, Signore,
a te grido tutto il giorno.
Rallegra la vita del tuo servo,
perché a te, Signore, rivolgo l’anima mia. R.
Tu sei buono, Signore, e perdoni,
sei pieno di misericordia con chi t’invoca.
Porgi l’orecchio, Signore, alla mia preghiera
e sii attento alla voce delle mie suppliche. R.
Acclamazione al Vangelo
EliminaAlleluia, alleluia.
Cristo ha preso le nostre infermità
e si è caricato delle nostre malattie. (Cf. Mt 8,17)
Alleluia.
Vangelo
Fanciulla, io ti dico: Àlzati!
Dal Vangelo secondo Marco
Mc 5,21-43
In quel tempo, essendo Gesù passato di nuovo in barca all'altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno.
Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male.
E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: "Chi mi ha toccato?"». Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va' in pace e sii guarita dal tuo male».
Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo.
Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare.
Parola del Signore.
Le Parole dei Papi
RispondiEliminaImpariamo questo: davanti alle sofferenze del corpo e dello spirito, alle ferite dell’anima, alle situazioni che ci schiacciano, e anche davanti al peccato, Dio non ci tiene a distanza, Dio non si vergogna di noi, Dio non ci giudica; al contrario, Egli si avvicina per farsi toccare e per toccarci, e sempre ci rialza dalla morte. Sempre ci prende per mano per dirci: figlia, figlio, alzati! (cfr Mc 5,41), cammina, vai avanti! “Signore sono peccatore” – “Vai avanti” – “Ma tu Signore, non sei peccatore” – “No, ma io ho subito tutte le conseguenze del peccato per salvarti”. È bello questo. Fissiamo nel cuore questa immagine che Gesù ci consegna: Dio è uno che ti prende per mano e ti rialza, uno che si lascia toccare dal tuo dolore e ti tocca per guarirti e ridonarti la vita. ( Francesco Angelus, 30 giugno 2024)
«Intorno a Gesù c’era tanta folla, e dunque tante persone lo toccavano, eppure a loro non succede niente. Quando invece questa donna tocca Gesù, viene guarita. Dove sta la differenza? Commentando questo punto del testo, Sant’Agostino dice – a nome di Gesù –: «La folla mi si accalca intorno, ma la fede mi tocca» (Discorso 243, 2, 2). È così: ogni volta che facciamo un atto di fede indirizzato a Gesù, si stabilisce un contatto con Lui e immediatamente esce da Lui la sua grazia. A volte noi non ce ne accorgiamo, ma in modo segreto e reale la grazia ci raggiunge e da dentro pian piano trasforma la vita. (…) Nel frattempo, portano a quel padre la notizia che sua figlia è morta. Gesù gli dice: «Non temere, soltanto abbi fede!» (v. 36). Poi va a casa sua e, vedendo che tutti piangono e gridano, dice: «La bambina non è morta, ma dorme» (v. 39). Quindi entra nella camera dove giaceva la bambina, la prende per mano e le dice: «Talità kum», “Fanciulla, alzati!”. La ragazza si alza in piedi e si mette a camminare (cfr vv. 41-42). Quel gesto di Gesù ci mostra che Lui non solo guarisce da ogni malattia, ma risveglia anche dalla morte. Per Dio, che è Vita eterna, la morte del corpo è come un sonno. La morte vera è quella dell’anima: di questa dobbiamo avere paura! Un ultimo particolare: Gesù, dopo aver risuscitato la bambina, dice ai genitori di darle da mangiare (cfr v. 43). Ecco un altro segno molto concreto della vicinanza di Gesù alla nostra umanità. Ma possiamo intenderlo anche in senso più profondo e domandarci: quando i nostri ragazzi sono in crisi e hanno bisogno di un nutrimento spirituale, sappiamo darglielo? E come possiamo se noi stessi non ci nutriamo del Vangelo?». (Leone XIV - Udienza generale, 25 giugno 2025)
https://salmiognigiorno.blogspot.com/2024/11/salmo-85-psalm-85-psaume-85-b.html?m=1
EliminaFAUSTI - “Venite voi soli, in disparte”, dice Gesù ai Suoi che rientrano dalla prima semina, per condurli sul posto dove darà il pane. Nella sinagoga (=riunione) al centro sta la Parola , qui al centro sta Colui che li ha inviati, e ora li invita in solitudine, nel deserto.
RispondiEliminaSarà la nuova sinagoga, popolo riunito per ascoltare la Sua Parola e ricevere il Suo cibo.
Questo è il preludio immediato che inquadra e dà la chiave interpretativa per la moltiplicazione dei pani.
Ci dice le caratteristiche di fondo della Chiesa, che è in stretta connessione con l'Eucaristia.
Infatti l'Eucaristia fa la Chiesa, e la Chiesa fa l'Eucaristia.
La Comunità dei discepoli innanzitutto è costituita dal riunirsi davanti a Gesù, unico referente di tutti e di ciascuno.
La Missione, come parte da Lui, così porta a Lui, senza distogliere da Lui, anzi, conducendo a Lui gli altri. In questa riunione c'è un confronto di ciò che si fa e si dice con quanto Lui ha fatto e detto, misura di tutto.
La nostra profezia è il ricordo di Lui, compimento di ogni promessa.
In questo dialogo con la Parola sentiamo l'invito al deserto, ossia all'esodo, per trovare il vero riposo, in intimità con Lui, che ci comunica il Suo segreto.
Sarà l'Eucaristia, dove mangiamo e viviamo con Lui e di Lui, insieme a tutti quelli che Lo vorranno seguire.
FAUSTI - “Ho compassione” dice Gesù della folla che non aveva da mangiare. E per vedere se i Suoi hanno capito il Pane,chiede loro :”Quanti pani avete?” .
RispondiEliminaTutto il capitolo 8 è una ripetizione perché i discepoli capiscano la compassione del Signore, capace di saziare la fame di ogni uomo.
Ancora una volta, sempre - ancora una volta!- Egli dona il pane e rinnova la Sua Misericordia.
La sorgente getta continuamente acqua nuova, perché chiunque ha sete possa dissetarsi.
Non si stanca di noi, non si scoraggia della nostra durezza di cuore.
Insiste nel Suo Dono,una, due, infinite volte!
Tutta la storia è il tempo della pazienza di Dio.
Il Suo Amore piu` ostinato di ogni nostra resistenza, si ripropone continuamente in offerta, esponendosi ad ogni possibile rifiuto.
L`Eucaristia è il grande mistero di un Dio che ci salva, morendo per noi peccatori.
Poca meraviglia che ci risulti incomprensibile. Ma il tornare quotidiano a questa memoria, il riportarla ogni giorno al nostro cuore,è la medicina per la nostra sordità e cecità.
Questo testo che può sembrare un doppione della prima condivisione, non è un di piu`.
Infatti la ripetizione è molto importante per noi che , vivendo nel tempo, siamo sempre in divenire :
cresciamo sedimentando lentamente nel cuore ciò che viene giorno dopo giorno, senza che nessun frammento vada perduto. L`illuminazione viene dall`ascolto prolungato, ed è progressiva, a tappe, come la guarigione del sordomuto e del cieco.
Per questo continuiamo a celebrare l`Eucaristia e Lui continuamente ci si dona.
Questo racconto è piu` stilizzato del primo. Evidenzia maggiormente la compassione di Gesù - espressa da Lui stesso – e l`incomprensione dei discepoli.
Separando la distribuzione dei pani da quella dei pesci, mette in maggior risalto l`aspetto eucaristico. Inoltre i pani sono sette e sette le ceste avanzate. Numero perfetto che corrisponde ai sette diaconi della Chiesa degli Ellenisti. Le persone che vengono da lontano sono un`allusione ai pagani.
Rispetto alla prima, in questa seconda condivisione il numero dei pani è maggiore e quello degli sfamati minore. Il cibo è piu` abbondante, ma minore il numero delle persone.
Quattromila è quattro (come i punti dell` orizzonte) e mille (moltitudine) : è una moltitudine che abbraccia la totalità della terra, i cui abitanti sono tutti figli di Dio, invitati alla mensa del Padre.
Gesù li serve e poi li fa camminare. E Lui stesso continua il Suo cammino,alla ricerca di ogni fratello lontano e affamato. Egli va e viene continuamente dalla sponda del lago dove moltiplica il pane a quella opposta. Viene verso tutti, per invitare tutti ad andare nel deserto con Lui, dove li sazia.