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martedì 2 giugno 2026

S. CARLO LWANGA E COMPAGNI MARTIRI


 

6 commenti:

  1. Antifona
    Il Signore ha saggiato gli eletti come oro nel crogiuolo
    e li ha graditi come offerta di olocausto;
    risplenderanno per sempre
    perché grazia e misericordia sono per i suoi eletti. (Cf. Sap 3,6-7.9)

    Colletta
    O Dio,
    che nel sangue dei martiri hai posto il seme di nuovi cristiani,
    concedi che il campo della tua Chiesa,
    irrigato dal sangue di san Carlo [Lwanga]
    e dei suoi compagni,
    produca una messe sempre più abbondante
    a gloria del tuo nome.
    Per il nostro Signore Gesù Cristo.

    Prima Lettura
    Ravviva il dono di Dio, che è in te mediante l’imposizione delle mie mani.
    Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo
    2Tm 1,1-3.6-12

    Paolo, apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio e secondo la promessa della vita che è in Cristo Gesù, a Timòteo, figlio carissimo: grazia, misericordia e pace da parte di Dio Padre e di Cristo Gesù Signore nostro.
    Rendo grazie a Dio che io servo, come i miei antenati, con coscienza pura, ricordandomi di te nelle mie preghiere sempre, notte e giorno.
    Ti ricordo di ravvivare il dono di Dio, che è in te mediante l’imposizione delle mie mani. Dio infatti non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di carità e di prudenza.
    Non vergognarti dunque di dare testimonianza al Signore nostro, né di me, che sono in carcere per lui; ma, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo.
    Egli infatti ci ha salvati e ci ha chiamati con una vocazione santa, non già in base alle nostre opere, ma secondo il suo progetto e la sua grazia. Questa ci è stata data in Cristo Gesù fin dall’eternità, ma è stata rivelata ora, con la manifestazione del salvatore nostro Cristo Gesù. Egli ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e l’incorruttibilità per mezzo del Vangelo, per il quale io sono stato costituito messaggero, apostolo e maestro.
    È questa la causa dei mali che soffro, ma non me ne vergogno: so infatti in chi ho posto la mia fede e sono convinto che egli è capace di custodire fino a quel giorno ciò che mi è stato affidato.

    Parola di Dio.

    Salmo Responsoriale
    Dal Sal 122 (123)

    R. A te, Signore, alzo i miei occhi.
    Oppure:
    R. A te, Signore, innalzo la mia preghiera.

    A te alzo i miei occhi,
    a te che siedi nei cieli.
    Ecco, come gli occhi dei servi
    alla mano dei loro padroni. R.

    Come gli occhi di una schiava
    alla mano della sua padrona,
    così i nostri occhi al Signore nostro Dio,
    finché abbia pietà di noi. R.

    Acclamazione al Vangelo
    Alleluia, alleluia.

    Io sono la risurrezione e la vita, dice il Signore;
    chiunque crede in me non morirà in eterno. (Cf. Gv 11,25a.26)

    Alleluia.

    Vangelo
    Non è Dio dei morti, ma dei viventi!
    Dal Vangelo secondo Marco
    Mc 12,18-27

    In quel tempo, vennero da Gesù alcuni sadducei – i quali dicono che non c’è risurrezione – e lo interrogavano dicendo: «Maestro, Mosè ci ha lasciato scritto che, se muore il fratello di qualcuno e lascia la moglie senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello. C’erano sette fratelli: il primo prese moglie, morì e non lasciò discendenza. Allora la prese il secondo e morì senza lasciare discendenza; e il terzo ugualmente, e nessuno dei sette lasciò discendenza. Alla fine, dopo tutti, morì anche la donna. Alla risurrezione, quando risorgeranno, di quale di loro sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».
    Rispose loro Gesù: «Non è forse per questo che siete in errore, perché non conoscete le Scritture né la potenza di Dio? Quando risorgeranno dai morti, infatti, non prenderanno né moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli. Riguardo al fatto che i morti risorgono, non avete letto nel libro di Mosè, nel racconto del roveto, come Dio gli parlò dicendo: “Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe”? Non è Dio dei morti, ma dei viventi! Voi siete in grave errore».

    Parola del Signore.

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    1. Preghiera dei Fedeli

      Al Signore, Dio della nostra vita e della nostra salvezza, eleviamo la preghiera perché ci conceda di lavorare sempre con generosità nella sua vigna. Diciamo insieme:

      Venga il tuo regno, Signore.

      Per la Chiesa, perché con amore e dedizione curi il popolo che Dio le ha affidato. Preghiamo:

      Per le autorità pubbliche, perché non esercitino il loro potere con la forza o per interesse personale. Preghiamo:

      Per i perseguitati a causa della fede e della coerenza della vita, perché attingano dallo Spirito il coraggio della perseveranza. Preghiamo:

      Per chi è stato ucciso nell'esercizio della propria missione, perché Dio lo accolga nel suo regno. Preghiamo:

      Per la nostra comunità, perché non si unisca alla mentalità che soffoca la novità e la profezia, ma sappia sempre ubbidire a Dio. Preghiamo:

      Per chi, con sofferenza, ha abbandonato la fede.
      Per le nazioni, perché accolgano i missionari del vangelo.

      O Dio, che hai affidato la salvezza dell'umanità anche alla nostra comunità, aiutaci a collaborare con fedeltà e dedizione, con disponibilità e coraggio, alla realizzazione del regno del tuo Figlio, Cristo nostro Signore, che vive e regna con te nei secoli dei secoli. Amen.

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    2. TESTIMONI DI CRISTO
      Arsi vivi sulla collina di Namugongo
      Il 3 giugno giungono stremati sulla collina di Namugongo, dove li aspetta il rogo. Carlo Lwanga e i suoi compagni, insieme ad alcuni fedeli anglicani, vengono arsi vivi. Pregano fino alla fine, senza emettere un gemito, dando una prova luminosa di fede feconda. Uno tra loro, Bruno Ssrerunkuma, dirà, prima di spirare: “Una fonte che ha molte sorgenti non si inaridirà mai. E quando noi non ci saremo più, altri verranno dopo di noi”.

      Canonizzati da Paolo VI nel 1964
      Nel 1920, Benedetto XV li proclama Beati. Quattordici anni dopo, nel 1934, Pio XI designa Carlo Lwanga “Patrono della gioventù dell’Africa cristiana”. Sarà poi Paolo VI a canonizzare tutto il gruppo il 18 ottobre 1964, durante il Concilio Vaticano II. E sarà sempre Papa Montini, recatosi in Uganda nel 1969, a consacrare l’altare maggiore del Santuario di Namugongo, costruito sul luogo del loro martirio. La forma della chiesa che vi sorge oggi evoca la capanna tradizionale africana e poggia su 22 pilastri che rappresentano i 22 martiri cattolici.

      Papa Francesco: “Testimoni dell’ecumenismo del sangue”
      Il 28 novembre 2015, durante il suo undicesimo viaggio apostolico che lo porta in Uganda, Papa Francesco celebra la Messa nello stesso Santuario, dopo aver visitato la vicina Chiesa anglicana, anch’essa dedicata ai martiri del Paese. “Oggi, ricordiamo con gratitudine il sacrificio dei martiri ugandesi, la cui testimonianza d’amore per Cristo e la sua Chiesa ha giustamente raggiunto gli estremi confini della terra – afferma il Pontefice nella sua omelia - ricordiamo anche i martiri anglicani, la cui morte per Cristo dà testimonianza all’ecumenismo del sangue…Vite contrassegnate dalla potenza dello Spirito Santo, vite che testimoniano anche ora il potere trasformante del Vangelo di Gesù Cristo”.

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  2. PAROLE DEI PAPI
    Cristo s’incontra qui con uomini, che si reputano esperti e competenti interpreti delle Scritture. A questi uomini – cioè ai Sadducei – Gesù risponde che la sola conoscenza letterale della Scrittura non è sufficiente. La Scrittura infatti è soprattutto un mezzo per conoscere la potenza del Dio vivo, che in essa rivela sé stesso, così come si è rivelato a Mosè nel roveto. In questa rivelazione Egli ha chiamato sé stesso "il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e di Giacobbe" – di coloro dunque che erano stati i capostipiti di Mosè nella fede che scaturisce dalla rivelazione del Dio vivente. Tutti quanti sono ormai morti da molto tempo; tuttavia Cristo completa il riferimento a loro con l’affermazione che Dio "non è Dio dei morti, ma dei vivi". Questa affermazione-chiave, in cui Cristo interpreta le parole rivolte a Mosè dal roveto ardente, può essere compresa solo se si ammette la realtà di una vita a cui la morte non pone fine. I padri di Mosè nella fede, Abramo, Isacco e Giacobbe, sono per Dio persone viventi, sebbene, secondo i criteri umani, debbano essere annoverati fra i morti. Rileggere correttamente la Scrittura, e in particolare le suddette parole di Dio, vuol dire conoscere e accogliere con la fede la potenza del Datore della vita, il quale non è vincolato dalla legge della morte, dominatrice nella storia terrena dell’uomo.
    (San Giovanni Paolo II - Udienza generale, 18 novembre 1981)

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    1. Paolo VI
      La gloria dei martiri, segno di rinascita
      Questi Martiri Africani aggiungono all’albo dei vittoriosi, qual è il Martirologio, una pagina tragica e magnifica, veramente degna di aggiungersi a quelle meravigliose dell’Africa antica, che noi moderni, uomini di poca fede, pensavamo non potessero avere degno seguito mai più. Chi poteva supporre, ad esempio, che alle commoventissime storie dei Martiri Scillitani, dei Martiri Cartaginesi, dei Martiri della «Massa candida» uticense, di cui sant’Agostino e Prudenzio ci hanno lasciato memoria, dei Martiri dell’Egitto, dei quali conserviamo l’elogio di san Giovanni Crisostomo, dei Martiri della persecuzione vandalica, si sarebbero aggiunte nuove storie non meno eroiche, non meno fulgenti, nei tempi nostri? Chi poteva prevedere che alle grandi figure storiche dei Santi Martiri e Confessori Africani, quali Cipriano, Felicita e Perpetua e il sommo Agostino, avremmo un giorno associati i cari nomi di Carlo Lwanga e di Mattia Mulumba Kalemba, con i loro venti compagni? E non vogliamo dimenticare altresì gli altri che, appartenendo alla confessione anglicana, hanno affrontato la morte per il nome di Cristo.
      Questi Martiri Africani aprono una nuova epoca; oh! non vogliamo pensare di persecuzioni e di contrasti religiosi, ma di rigenerazione cristiana e civile. L’Africa, bagnata dal sangue di questi Martiri, primi dell’èra nuova (oh, Dio voglia che siano gli ultimi, tanto il loro olocausto è grande e prezioso!), risorge libera e redenta. La tragedia, che li ha divorati, è talmente inaudita ed espressiva, da offrire elementi rappresentativi sufficienti per la formazione morale d’un popolo nuovo, per la fondazione d’una nuova tradizione spirituale, per simboleggiare e per promuovere il trapasso da una civiltà primitiva, non priva di ottimi valori umani, ma inquinata ed inferma e quasi schiava di se stessa, ad una civiltà aperta alle espressioni superiori dello spirito e alle forme superiori della socialità

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  3. FAUSTI – Marco dichiara che il mistero della risurrezione è accessibile solo a chi conosce le Scritture e la potenza di Dio. Invece Luca,nel brano corrispondente ( Lc 20,27-40) sottolinea la nuova qualità di vita che la risurrezione comporta . Siamo come angeli, figli di Dio, che vivono per Lui.
    In Israele la fede nella risurrezione si formula esplicitamente piuttosto tardi.
    Non parte dal presupposto filosofico dell'immortalità dell'anima,ma dall'esperienza della promessa e della potenza di Dio. Il Suo Amore dura in eterno, e non può venir meno neanche davanti alla morte : deve vincerla e farci risorgere per mantenere la Sua fedeltà a noi.
    Questa rivelazione , fondata nel Pentateuco, si sviluppa attraverso i profeti. I
    n Ezechiele (37, 13) troviamo : “Riconoscerete che Io Sono il Signore, quando aprirò le vostre tombe e vi risusciterò dai vostri sepolcri, o popolo mio. Farò entrare in voi il Mio Spirito e rivivrete , vi farò riposare nel vostro paese, saprete che Io Sono il Signore, l'ho detto e lo farò”
    La fede cristiana ha il suo inizio nella Risurrezione di Gesù.
    La gioia che ne scaturisce è la forza per seguirlo fino alla Croce , in modo da partecipare noi stessi alla risurrezione dei morti.
    Questo è principio e fine del dinamismo della vita cristiana.
    Infatti :”Se Cristo non è Risorto, è vana la vostra fede”(1 Cor 15,7).
    La risurrezione consiste nello stare sempre con il Signore, per il quale già ora viviamo nel dono del Suo Spirito.
    Dice Paolo “per me vivere è Cristo “ (Fil 1,21) , perché” non sono io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita nella carne io la vivo nella fede del figlio d Dio che mi ha amato e ha dato Se stesso per me” (Gal 2,20).
    I sadducei non credono alla risurrezione dei morti. Gesù risponde innanzitutto dicendo che non è assurda : è una vita nuova, senza più bisogno di matrimonio e generazione, perché non dominerà più la morte. Fa poi vedere, con un ragionamento rabbinico, come è già implicitamente affermata nella Torah.

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