Antifona Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo. (Mt 25,34)
Oppure:
Questi, che sono vestiti di bianco, sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti nel sangue dell’Agnello. (Cf. Ap 7,13-14)
Colletta O Dio, con la gloriosa testimonianza dei santi martiri Marcellino e Pietro ci avvolgi di amore e ci proteggi: concedi a noi di imitarne l’esempio e di essere sostenuti dalla loro preghiera. Per il nostro Signore Gesù Cristo.
Prima Lettura Aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova. Dalla seconda lettera di san Pietro apostolo 2Pt 3,11b-15a.17-18
Carissimi, quale deve essere la vostra vita nella santità della condotta e nelle preghiere, mentre aspettate e affrettate la venuta del giorno di Dio, nel quale i cieli in fiamme si dissolveranno e gli elementi incendiati fonderanno! Noi infatti, secondo la sua promessa, aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova, nei quali abita la giustizia. Perciò, carissimi, nell’attesa di questi eventi, fate di tutto perché Dio vi trovi in pace, senza colpa e senza macchia. La magnanimità del Signore nostro consideratela come salvezza. Voi dunque, carissimi, siete stati avvertiti: state bene attenti a non venir meno nella vostra fermezza, travolti anche voi dall’errore dei malvagi. Crescete invece nella grazia e nella conoscenza del Signore nostro e salvatore Gesù Cristo. A lui la gloria, ora e nel giorno dell’eternità. Amen.
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale Dal Sal 89 (90)
R. Signore, tu sei stato per noi un rifugio di generazione in generazione.
Prima che nascessero i monti e la terra e il mondo fossero generati, da sempre e per sempre tu sei, o Dio. R.
Tu fai ritornare l’uomo in polvere, quando dici: «Ritornate, figli dell’uomo». Mille anni, ai tuoi occhi, sono come il giorno di ieri che è passato, come un turno di veglia nella notte. R.
Gli anni della nostra vita sono settanta, ottanta per i più robusti, e il loro agitarsi è fatica e delusione; passano presto e noi voliamo via. R.
Saziaci al mattino con il tuo amore: esulteremo e gioiremo per tutti i nostri giorni. Si manifesti ai tuoi servi la tua opera e il tuo splendore ai loro figli. R.
Acclamazione al Vangelo Alleluia, alleluia.
Il Padre del Signore nostro Gesù Cristo illumini gli occhi del nostro cuore per farci comprendere a quale speranza ci ha chiamati. (Cf. Ef 1,17-18)
Alleluia.
Vangelo Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio. Dal Vangelo secondo Marco Mc 12,13-17
In quel tempo, mandarono da Gesù alcuni farisei ed erodiani, per coglierlo in fallo nel discorso. Vennero e gli dissero: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno, ma insegni la via di Dio secondo verità. È lecito o no pagare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare, o no?». Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse loro: «Perché volete mettermi alla prova? Portatemi un denaro: voglio vederlo». Ed essi glielo portarono. Allora disse loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Gesù disse loro: «Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio». E rimasero ammirati di lui.
Santi martiri Marcellino, sacerdote, e Pietro, esorcista, che, come riporta il papa san Damaso, furono condannati a morte durante la persecuzione dell’imperatore Diocleziano; condotti tra i rovi sul luogo del supplizio, ebbero l’ordine di scavarsi il sepolcro con le proprie mani, perché i corpi rimanessero nascosti a tutti, ma la pia donna Lucilla diede degna sepoltura alle loro sante membra a Roma sulla via Labicana nel cimitero ad Duas Lauros.
Le Parole dei Papi Gesù ricava, dalla domanda postagli dai farisei, un interrogativo più radicale e vitale per ognuno di noi, un interrogativo che noi possiamo farci: a chi appartengo io? Alla famiglia, alla città, agli amici, alla scuola, al lavoro, alla politica, allo Stato? Sì, certo. Ma prima di tutto – ci ricorda Gesù – tu appartieni a Dio. Questa è l’appartenenza fondamentale. È Lui che ti ha dato tutto quello che sei e che hai. E dunque la nostra vita, giorno per giorno, possiamo e dobbiamo viverla nel riconoscimento di questa nostra appartenenza fondamentale e nella riconoscenza del cuore verso il nostro Padre, che crea ognuno di noi singolarmente, irripetibile, ma sempre secondo l’immagine del suo Figlio amato, Gesù. È un mistero stupendo. Il cristiano è chiamato a impegnarsi concretamente nelle realtà umane e sociali senza contrapporre “Dio” e “Cesare”; contrapporre Dio e Cesare sarebbe un atteggiamento fondamentalista. Il cristiano è chiamato a impegnarsi concretamente nelle realtà terrene, ma illuminandole con la luce che viene da Dio. L’affidamento prioritario a Dio e la speranza in Lui non comportano una fuga dalla realtà, ma anzi un rendere operosamente a Dio quello che gli appartiene. È per questo che il credente guarda alla realtà futura, quella di Dio, per vivere la vita terrena in pienezza e rispondere con coraggio alle sue sfide. (Francesco - Angelus, 22 ottobre 2017) Il riferimento all’immagine di Cesare, incisa nella moneta, dice che è giusto sentirsi a pieno titolo – con diritti e doveri – cittadini dello Stato; ma simbolicamente fa pensare all’altra immagine che è impressa in ogni uomo: l’immagine di Dio. Egli è il Signore di tutto, e noi, che siamo stati creati “a sua immagine” apparteniamo anzitutto a Lui. Gesù ricava, dalla domanda postagli dai farisei, un interrogativo più radicale e vitale per ognuno di noi, un interrogativo che noi possiamo farci: a chi appartengo io? Alla famiglia, alla città, agli amici, alla scuola, al lavoro, alla politica, allo Stato? Sì, certo. Ma prima di tutto – ci ricorda Gesù – tu appartieni a Dio. Questa è l’appartenenza fondamentale. È Lui che ti ha dato tutto quello che sei e che hai. E dunque la nostra vita, giorno per giorno, possiamo e dobbiamo viverla nel ri-conoscimento di questa nostra appartenenza fondamentale e nella ri-conoscenza del cuore verso il nostro Padre, che crea ognuno di noi singolarmente, irripetibile, ma sempre secondo l’immagine del suo Figlio amato, Gesù. E’ un mistero stupendo. ( Francesco Angelus, 22 ottobre 2017) “L’ipocrita ha questa doppia faccia. Ma Gesù conoscendo la loro ipocrisia, dice chiaramente: ‘Perché volete mettermi alla prova, portatemi un denaro, voglio vederlo’. Sempre Gesù agli ipocriti e agli ideologici risponde con la realtà. La realtà è così, tutto l’altro è o ipocrisia o ideologia. Ma questa è la realtà: portatemi un denaro. E fa vedere come è la realtà, risponde con quella saggezza del Signore: ‘Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare - la realtà era che il denaro aveva l’immagine del Cesare - e quello che è di Dio a Dio’”. ( Francesco Santa Marta 6 giugno 2017)
FAUSTI - “Ridate a Cesare quel che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio”, risponde Gesù ai farisei e agli erodiani. La loro trappola è perfetta. Se dice di non pagare il tributo, viene eliminato dai Romani che occupano la Palestina ; se dice di pagarlo, si inimica il popolo , che attende un messia “politico”, che prenda il potere e liberi dall'occupazione straniera. La risposta di Gesù non è una semplice astuzia per eludere il problema e non cadere nel tranello. Non dice semplicemente “Date a ciascuno ciò che gli spetta”, senza determinare ciò che spetta a ciascuno. Ai suoi tempi il dominio di un sovrano si estendeva ovunque la sua moneta aveva corso legale. E' ovvio che dove circola quella di Cesare , si sottostà al suo dominio, e si rispettano le regole del gioco, tra cui quella di pagargli il tributo. Ma per Gesù il problema è un altro . Ridare a Dio quel che è di Dio. Come la moneta porta l'immagine di Cesare ed appartiene a Cesare, così l'uomo è immagine di Dio e appartiene a Dio. Il tributo da pagargli è quello di darsi a Lui, amando lui con tutto il cuore, e il prossimo come se stessi. Questo comando, prima impossibile a causa del peccato, ora con Gesù possiamo e dobbiamo viverlo, in ogni nostra singola azione. Circa l'autorità civile è utile distinguere il contenuto dal modo. Il suo contenuto è quello di servire al bene comune. In questo senso, anche le sue forme sono storicamente più o meno imperfette, è legittima e positivamente voluta da Dio. Normalmente il modo nel quale è esercitata è quello dei capi delle nazioni – comune ad ogni uomo, discepoli compresi – che bramano l'avere, il potere e l'apparire. Questo modo non è voluto da Dio. Frutto del peccato che alberga nel cuore di ognuno, non è per il bene, bensì per il male comune. Schiavizza tutti, sia chi lo esercita sia chi lo subisce, togliendo a tutti, dominatori e dominati, la libertà, che è ciò per cui siamo immagine e somiglianza di Dio. Questo brano aiuta a capire il “potere” del Figlio dell'uomo che mette sempre in crisi quello dell'uomo. E' infatti amore, servizio, umiltà. Questo significa ridare a Dio ciò che è di Dio. Così diventiamo ciò che siamo : simili a Lui, di cui portiamo l'immagine. E questo non solo a livello personale, ma anche nei rapporti civili, con modi alternativi di gestire l'autorità, perché non degradi da servizio a dominio. Inoltre ci dà anche il criterio in base a cui scegliere . In ogni cosa, bisogna sempre ridare a Dio ciò che è di Dio : l'amore con il quale Lui stesso ci ama. Solo così sapremo che cosa dare al Cesare di turno. In concreto le prime comunità cristiane pagavano tranquillamente il tributo, rifiutando però ogni assolutizzazione del potere e ogni sua imposizione ingiusta (obiezione di coscienza). Ma la loro resistenza non era con gli stessi mezzi del potere, bensì con la testimonianza, ossia col martirio, l'unica arma efficace. Il discepolo è testimone di Gesù, l'uomo nuovo e libero, che sa amare e servire in questo mondo di schiavitù e di peccato, obbedendo o disobbedendo al potere costituito secondo che serva o meno all'uomo. Non pensa al “particolare suo”, non concorre con gli altri per arraffare e spartirsi la torta : è contro ogni ingiustizia e pretesa totalitaria. Non rivendica alcun potere. Con Gesù inizia la signoria di Dio. Il Suo Regno è un nuovo rapporto con sé, con il mondo e con gli altri ; un modo di vivere filiale e fraterno, libero dal possesso e dal dominio, in atteggiamento di dono e di servizio. Questa è la vera libertà che con Gesù inizia qui ed ora, in questo mondo posto nella schiavitù e nel male, senza attendere tempi migliori.
Antifona
RispondiEliminaVenite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno
preparato per voi fin dalla creazione del mondo. (Mt 25,34)
Oppure:
Questi, che sono vestiti di bianco,
sono quelli che vengono dalla grande tribolazione
e hanno lavato le loro vesti nel sangue dell’Agnello. (Cf. Ap 7,13-14)
Colletta
O Dio,
con la gloriosa testimonianza dei santi martiri
Marcellino e Pietro ci avvolgi di amore e ci proteggi:
concedi a noi di imitarne l’esempio
e di essere sostenuti dalla loro preghiera.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.
Prima Lettura
Aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova.
Dalla seconda lettera di san Pietro apostolo
2Pt 3,11b-15a.17-18
Carissimi, quale deve essere la vostra vita nella santità della condotta e nelle preghiere, mentre aspettate e affrettate la venuta del giorno di Dio, nel quale i cieli in fiamme si dissolveranno e gli elementi incendiati fonderanno! Noi infatti, secondo la sua promessa, aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova, nei quali abita la giustizia.
Perciò, carissimi, nell’attesa di questi eventi, fate di tutto perché Dio vi trovi in pace, senza colpa e senza macchia. La magnanimità del Signore nostro consideratela come salvezza.
Voi dunque, carissimi, siete stati avvertiti: state bene attenti a non venir meno nella vostra fermezza, travolti anche voi dall’errore dei malvagi. Crescete invece nella grazia e nella conoscenza del Signore nostro e salvatore Gesù Cristo. A lui la gloria, ora e nel giorno dell’eternità. Amen.
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale
Dal Sal 89 (90)
R. Signore, tu sei stato per noi un rifugio
di generazione in generazione.
Prima che nascessero i monti
e la terra e il mondo fossero generati,
da sempre e per sempre tu sei, o Dio. R.
Tu fai ritornare l’uomo in polvere,
quando dici: «Ritornate, figli dell’uomo».
Mille anni, ai tuoi occhi,
sono come il giorno di ieri che è passato,
come un turno di veglia nella notte. R.
Gli anni della nostra vita sono settanta,
ottanta per i più robusti,
e il loro agitarsi è fatica e delusione;
passano presto e noi voliamo via. R.
Saziaci al mattino con il tuo amore:
esulteremo e gioiremo per tutti i nostri giorni.
Si manifesti ai tuoi servi la tua opera
e il tuo splendore ai loro figli. R.
Acclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia.
Il Padre del Signore nostro Gesù Cristo
illumini gli occhi del nostro cuore
per farci comprendere a quale speranza ci ha chiamati. (Cf. Ef 1,17-18)
Alleluia.
Vangelo
Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio.
Dal Vangelo secondo Marco
Mc 12,13-17
In quel tempo, mandarono da Gesù alcuni farisei ed erodiani, per coglierlo in fallo nel discorso.
Vennero e gli dissero: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno, ma insegni la via di Dio secondo verità. È lecito o no pagare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare, o no?».
Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse loro: «Perché volete mettermi alla prova? Portatemi un denaro: voglio vederlo». Ed essi glielo portarono.
Allora disse loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Gesù disse loro: «Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio».
E rimasero ammirati di lui.
Parola del Signore.
Santi martiri Marcellino, sacerdote, e Pietro, esorcista, che, come riporta il papa san Damaso, furono condannati a morte durante la persecuzione dell’imperatore Diocleziano; condotti tra i rovi sul luogo del supplizio, ebbero l’ordine di scavarsi il sepolcro con le proprie mani, perché i corpi rimanessero nascosti a tutti, ma la pia donna Lucilla diede degna sepoltura alle loro sante membra a Roma sulla via Labicana nel cimitero ad Duas Lauros.
RispondiEliminaLe Parole dei Papi
RispondiEliminaGesù ricava, dalla domanda postagli dai farisei, un interrogativo più radicale e vitale per ognuno di noi, un interrogativo che noi possiamo farci: a chi appartengo io? Alla famiglia, alla città, agli amici, alla scuola, al lavoro, alla politica, allo Stato? Sì, certo. Ma prima di tutto – ci ricorda Gesù – tu appartieni a Dio. Questa è l’appartenenza fondamentale. È Lui che ti ha dato tutto quello che sei e che hai. E dunque la nostra vita, giorno per giorno, possiamo e dobbiamo viverla nel riconoscimento di questa nostra appartenenza fondamentale e nella riconoscenza del cuore verso il nostro Padre, che crea ognuno di noi singolarmente, irripetibile, ma sempre secondo l’immagine del suo Figlio amato, Gesù. È un mistero stupendo. Il cristiano è chiamato a impegnarsi concretamente nelle realtà umane e sociali senza contrapporre “Dio” e “Cesare”; contrapporre Dio e Cesare sarebbe un atteggiamento fondamentalista. Il cristiano è chiamato a impegnarsi concretamente nelle realtà terrene, ma illuminandole con la luce che viene da Dio. L’affidamento prioritario a Dio e la speranza in Lui non comportano una fuga dalla realtà, ma anzi un rendere operosamente a Dio quello che gli appartiene. È per questo che il credente guarda alla realtà futura, quella di Dio, per vivere la vita terrena in pienezza e rispondere con coraggio alle sue sfide. (Francesco - Angelus, 22 ottobre 2017)
Il riferimento all’immagine di Cesare, incisa nella moneta, dice che è giusto sentirsi a pieno titolo – con diritti e doveri – cittadini dello Stato; ma simbolicamente fa pensare all’altra immagine che è impressa in ogni uomo: l’immagine di Dio. Egli è il Signore di tutto, e noi, che siamo stati creati “a sua immagine” apparteniamo anzitutto a Lui. Gesù ricava, dalla domanda postagli dai farisei, un interrogativo più radicale e vitale per ognuno di noi, un interrogativo che noi possiamo farci: a chi appartengo io? Alla famiglia, alla città, agli amici, alla scuola, al lavoro, alla politica, allo Stato? Sì, certo. Ma prima di tutto – ci ricorda Gesù – tu appartieni a Dio. Questa è l’appartenenza fondamentale. È Lui che ti ha dato tutto quello che sei e che hai. E dunque la nostra vita, giorno per giorno, possiamo e dobbiamo viverla nel ri-conoscimento di questa nostra appartenenza fondamentale e nella ri-conoscenza del cuore verso il nostro Padre, che crea ognuno di noi singolarmente, irripetibile, ma sempre secondo l’immagine del suo Figlio amato, Gesù. E’ un mistero stupendo. ( Francesco Angelus, 22 ottobre 2017)
“L’ipocrita ha questa doppia faccia. Ma Gesù conoscendo la loro ipocrisia, dice chiaramente: ‘Perché volete mettermi alla prova, portatemi un denaro, voglio vederlo’. Sempre Gesù agli ipocriti e agli ideologici risponde con la realtà. La realtà è così, tutto l’altro è o ipocrisia o ideologia. Ma questa è la realtà: portatemi un denaro. E fa vedere come è la realtà, risponde con quella saggezza del Signore: ‘Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare - la realtà era che il denaro aveva l’immagine del Cesare - e quello che è di Dio a Dio’”. ( Francesco Santa Marta 6 giugno 2017)
FAUSTI - “Ridate a Cesare quel che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio”, risponde Gesù ai farisei e agli erodiani. La loro trappola è perfetta. Se dice di non pagare il tributo, viene eliminato dai Romani che occupano la Palestina ; se dice di pagarlo, si inimica il popolo , che attende un messia “politico”, che prenda il potere e liberi dall'occupazione straniera.
RispondiEliminaLa risposta di Gesù non è una semplice astuzia per eludere il problema e non cadere nel tranello.
Non dice semplicemente “Date a ciascuno ciò che gli spetta”, senza determinare ciò che spetta a ciascuno.
Ai suoi tempi il dominio di un sovrano si estendeva ovunque la sua moneta aveva corso legale.
E' ovvio che dove circola quella di Cesare , si sottostà al suo dominio, e si rispettano le regole del gioco, tra cui quella di pagargli il tributo.
Ma per Gesù il problema è un altro . Ridare a Dio quel che è di Dio.
Come la moneta porta l'immagine di Cesare ed appartiene a Cesare, così l'uomo è immagine di Dio e appartiene a Dio.
Il tributo da pagargli è quello di darsi a Lui, amando lui con tutto il cuore, e il prossimo come se stessi.
Questo comando, prima impossibile a causa del peccato, ora con Gesù possiamo e dobbiamo viverlo, in ogni nostra singola azione.
Circa l'autorità civile è utile distinguere il contenuto dal modo.
Il suo contenuto è quello di servire al bene comune. In questo senso, anche le sue forme sono storicamente più o meno imperfette, è legittima e positivamente voluta da Dio.
Normalmente il modo nel quale è esercitata è quello dei capi delle nazioni – comune ad ogni uomo, discepoli compresi – che bramano l'avere, il potere e l'apparire.
Questo modo non è voluto da Dio. Frutto del peccato che alberga nel cuore di ognuno, non è per il bene, bensì per il male comune. Schiavizza tutti, sia chi lo esercita sia chi lo subisce, togliendo a tutti, dominatori e dominati, la libertà, che è ciò per cui siamo immagine e somiglianza di Dio.
Questo brano aiuta a capire il “potere” del Figlio dell'uomo che mette sempre in crisi quello dell'uomo. E' infatti amore, servizio, umiltà.
Questo significa ridare a Dio ciò che è di Dio.
Così diventiamo ciò che siamo : simili a Lui, di cui portiamo l'immagine.
E questo non solo a livello personale, ma anche nei rapporti civili, con modi alternativi di gestire l'autorità, perché non degradi da servizio a dominio.
Inoltre ci dà anche il criterio in base a cui scegliere . In ogni cosa, bisogna sempre ridare a Dio ciò che è di Dio : l'amore con il quale Lui stesso ci ama.
Solo così sapremo che cosa dare al Cesare di turno.
In concreto le prime comunità cristiane pagavano tranquillamente il tributo, rifiutando però ogni assolutizzazione del potere e ogni sua imposizione ingiusta (obiezione di coscienza).
Ma la loro resistenza non era con gli stessi mezzi del potere, bensì con la testimonianza, ossia col martirio, l'unica arma efficace.
Il discepolo è testimone di Gesù, l'uomo nuovo e libero, che sa amare e servire in questo mondo di schiavitù e di peccato, obbedendo o disobbedendo al potere costituito secondo che serva o meno all'uomo. Non pensa al “particolare suo”, non concorre con gli altri per arraffare e spartirsi la torta : è contro ogni ingiustizia e pretesa totalitaria.
Non rivendica alcun potere.
Con Gesù inizia la signoria di Dio.
Il Suo Regno è un nuovo rapporto con sé, con il mondo e con gli altri ; un modo di vivere filiale e fraterno, libero dal possesso e dal dominio, in atteggiamento di dono e di servizio.
Questa è la vera libertà che con Gesù inizia qui ed ora, in questo mondo posto nella schiavitù e nel male, senza attendere tempi migliori.