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lunedì 13 luglio 2026

S. CAMILLO DE LELLIS


 

7 commenti:

  1. Antifona
    «Venite, benedetti del Padre mio», dice il Signore:
    «ero malato e mi avete visitato.
    In verità io vi dico:
    tutto ciò che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli
    più piccoli, l’avete fatto a me». (Cf. Mt 25,34.36.40)

    Oppure:

    Egli dona largamente ai poveri,
    la sua giustizia rimane per sempre,
    la sua potenza s’innalza nella gloria. (Cf. Sal 111,9)

    Colletta
    O Dio, che hai dato al santo presbitero Camillo [de Lellis]
    la grazia singolare della carità verso gli infermi,
    per i suoi meriti infondi in noi lo spirito del tuo amore,
    perché, servendoti nei fratelli, possiamo,
    nell’ora della morte, presentarci fiduciosi al tuo cospetto.
    Per il nostro Signore Gesù Cristo.

    Prima Lettura
    Se non crederete, non resterete saldi.
    Dal libro del profeta Isaìa
    Is 7,1-9

    Nei giorni di Acaz, figlio di Iotam, figlio di Ozìa, re di Giuda, Resin, re di Aram, e Pekach, figlio di Romelìa, re d'Israele, salirono contro Gerusalemme per muoverle guerra, ma non riuscirono a espugnarla. Fu dunque annunciato alla casa di Davide: «Gli Aramèi si sono accampati in Èfraim». Allora il suo cuore e il cuore del suo popolo si agitarono, come si agitano gli alberi della foresta per il vento.
    Il Signore disse a Isaìa: «Va' incontro ad Acaz, tu e tuo figlio Seariasùb, fino al termine del canale della piscina superiore, sulla strada del campo del lavandaio. Tu gli dirai: "Fa' attenzione e sta' tranquillo, non temere e il tuo cuore non si abbatta per quei due avanzi di tizzoni fumanti, per la collera di Resin, degli Aramèi, e del figlio di Romelìa. Poiché gli Aramèi, Èfraim e il figlio di Romelìa hanno tramato il male contro di te, dicendo: Saliamo contro Giuda, devastiamolo e occupiamolo, e vi metteremo come re il figlio di Tabeèl.
    Così dice il Signore Dio: Ciò non avverrà e non sarà!
    Perché capitale di Aram è Damasco
    e capo di Damasco è Resin.
    Capitale di Èfraim è Samarìa
    e capo di Samarìa il figlio di Romelìa.
    Ancora sessantacinque anni
    ed Èfraim cesserà di essere un popolo.
    Ma se non crederete, non resterete saldi"».

    Parola di Dio.

    Salmo Responsoriale
    Dal Sal 47 (48)

    R. Dio ha fondato la sua città per sempre.

    Grande è il Signore e degno di ogni lode
    nella città del nostro Dio.
    La tua santa montagna, altura stupenda,
    è la gioia di tutta la terra. R.

    Il monte Sion, vera dimora divina,
    è la capitale del grande re.
    Dio nei suoi palazzi
    un baluardo si è dimostrato. R.

    Ecco, i re si erano alleati,
    avanzavano insieme.
    Essi hanno visto:
    atterriti, presi dal panico, sono fuggiti. R.

    Là uno sgomento li ha colti,
    doglie come di partoriente,
    simile al vento orientale,
    che squarcia le navi di Tarsis. R.

    Acclamazione al Vangelo
    Alleluia, alleluia.

    Oggi non indurite il vostro cuore,
    ma ascoltate la voce del Signore. (Cf. Sal 94 (95),8ab)

    Alleluia.

    Vangelo
    Nel giorno del giudizio, Tiro e Sidòne e la terra di Sòdoma saranno trattate meno duramente di voi.
    Dal Vangelo secondo Matteo
    Mt 11,20-24

    In quel tempo, Gesù si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi, perché non si erano convertite: «Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidòne fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidòne saranno trattate meno duramente di voi.
    E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se a Sòdoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te, oggi essa esisterebbe ancora! Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sodòma sarà trattata meno duramente di te!».

    Parola del Signore.

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    1. Le Parole dei Papi
      La fede in Dio chiede di rinnovare ogni giorno la scelta del bene rispetto al male, la scelta della verità rispetto alla menzogna, la scelta dell’amore del prossimo rispetto all’egoismo. Chi si converte a questa scelta, dopo aver sperimentato il peccato, troverà i primi posti nel Regno dei cieli, dove c’è più gioia per un solo peccatore che si converte che per novantanove giusti. Ma la conversione, cambiare il cuore, è un processo, un processo che ci purifica dalle incrostazioni morali. E a volte è un processo doloroso, perché non c’è la strada della santità senza qualche rinuncia e senza il combattimento spirituale. Combattere per il bene, combattere per non cadere nella tentazione, fare da parte nostra quello che possiamo, per arrivare a vivere nella pace e nella gioia delle Beatitudini. (Papa Francesco - Angelus, 27 settembre 2020)
      Quel giudizio finale è già in atto, incomincia adesso nel corso della nostra esistenza. Tale giudizio è pronunciato in ogni istante della vita, come riscontro della nostra accoglienza con fede della salvezza presente ed operante in Cristo, oppure della nostra incredulità, con la conseguente chiusura in noi stessi. Ma se noi ci chiudiamo all’amore di Gesù, siamo noi stessi che ci condanniamo. La salvezza è aprirsi a Gesù, e Lui ci salva
      . P. FRANCESCO UDIENZA GENERALE Piazza San Pietro Mercoledì, 11 dicembre 2013

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    2. Le Parole dei Papi
      A volte è troppo debole la spinta che sentiamo verso il Signore e sembra quasi che Dio taccia; ci sembrano lontane e irreali le sue promesse di consolazione (…). E allora si è tentati di dire che è impossibile convertirsi veramente. Quante volte abbiamo sentito questo scoraggiamento! “No, non ce la faccio. Io incomincio un po’ e poi torno indietro”. E questo è brutto. Ma è possibile, è possibile. Quando ti viene questo pensiero di scoraggiarti, non rimanere lì, perché questo è sabbia mobile, è sabbia mobile: la sabbia mobile di un’esistenza mediocre. La mediocrità è questo. Che cosa si può fare in questi casi, quando uno vorrebbe andare ma sente che non ce la fa? Prima di tutto ricordarci che la conversione è una grazia: nessuno può convertirsi con le proprie forze. È una grazia che ti dà il Signore, e pertanto da chiedere a Dio con forza, chiedere a Dio che Lui ci converta, che davvero noi possiamo convertirci, nella misura in cui ci apriamo alla bellezza, alla bontà, alla tenerezza di Dio. Pensate alla tenerezza di Dio. Dio non è un padre brutto, un padre cattivo, no. È tenero, ci ama tanto, come il buon Pastore, che cerca l’ultima del suo gregge. È amore, e la conversione è questo: una grazia di Dio. Tu incomincia a camminare, perché è Lui che ti muove a camminare, e tu vedrai come Lui arriverà. Prega, cammina e sempre si farà un passo in avanti. (Papa Francesco, Angelus del 6 dicembre 2020)

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  2. S. Camillo , dopo una gioventù travagliata, al seguito del padre militare, viene ricoverato per una ferita e in ospedale fa esperienza della sofferenza e di tutti i limiti delle cure di cui si abbisognava. La malattia gli impedì di entrare nell'ordine francescano, e quindi tornò all'ospedale S. Giacomo a Roma, dove diventa un bravo infermiere e abile amministratore. Costruisce così l'Ospedale S. Spirito ( era nato il giorno di Pentecoste nel 1550). Stabilì una regola semplice per il suo gruppo, che portava come distintivo la croce, e si occupava dei malati di peste, donando assistenza materiale e spirituale .Formava i suoi infermieri, insegnando loro a vedere nel malato Gesù Sofferente. Nonostante varie malattie, continuò ad assistere i malati, sempre ricordando ai suoi che ogni cosa fatta ai malati Cristo la considerava fatta a Se Stesso. L'ordine si diffuse rapidamente in tutta Europa , con case di spiritualità e molti ospedali.

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  3. FAUSTI - “Guai a te!”, sono le dure parole per chi rifiuta il gioco di Dio, nonostante che gli sia esplicitamente rivelato e vi sia ripetutamente inviato. Gesù nomina le città nelle quali ha operato, paragonandole alle città pagane e a Sodoma, luogo di corruzione, che avranno sorte migliore di loro nel giorno del giudizio, perchè meno colpevoli.E' un testo di crisi , esprime con chiarezza il giudizio su chi conosce Gesù e non Lo accetta, ponendo corrispondenza tra conoscenza e responsabilità, tra responsabilità e colpa, tra colpa e punizione.
    Si tratta di un'invettiva di stampo profetico . È una minaccia contro l'indurimento nel male, e vuol essere un invito ad aprire gli occhi per uscire dall'accecamento.
    Gesù condanna il male, non chi lo fa. Infatti ha detto di amare i propri nemici e darà la vita per i peccatori.. Se il male condanna il malvagio, inchiodandolo a sé, il Signore lo libera , restando Lui stesso inchiodato sulla croce , cifra di ogni male e perversione.
    La Parola profetica fa verità : dichiara il male con evidenza, facendone vedere le conseguenze negative.
    Gesù , dando la vita per i peccatori, rivela nella Sua Misericordia di Figlio il Volto del Padre, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti (5,44-48).
    La Chiesa, come Corazim, Betsaida e Cafarnao, è il luogo dove avvengono di continuo i prodigi di Gesù. Li usiamo per convertirci a Lui o per difenderci da Lui?.
    – La felicità è il desiderio fondamentale dell'uomo, che si sa limitato e mortale. Egli sempre va oltre se stesso, mosso dal desiderio di raggiungere quella pienezza che gli manca e per la quale si sente fatto. Anche quando sbaglia, non cerca mai il male : desidera un bene maggiore, una felicità più grande. L'esperienza però insegna quanto è infelice, pieno di paure e angosce, sofferenze e ingiustizie, dilaniato da guerre e incomprensioni , da conflitti e da mali di tutti i tipi , dentro e fuori, a livello personale e sociale, locale e planetario.
    Il male è l'unico problema serio dell'uomo . Ogni sua azione è un tentativo di salvarsi da esso.
    Tutti sappiamo che cosa significa . Basta aprire il giornale, per vedere l'abisso di stupidità e cattiveria in cui siamo immersi. Il Paradiso è il desiderio che quei lampi di luce, che di tanto in tanto illuminano le tenebre, si fissino eternamente, e scompaia il buio di questa notte che conosciamo bene. Quando parliamo di Dio,ogni nostro concetto è analogico.
    Significa che Lui è semplicemente diverso da ciò che diciamo, che ha con Lui un certo aspetto di somiglianza. Dicendo che è giusto, affermiamo che non vuole, non tollera e non fa l'ingiustizia, che pure c'è ; ma dobbiamo anche dire che la Sua giustizia è grazia, che il Suo Giudizio è Perdono.
    La croce è dove si realizza la Sua Giustizia : Lui, il Giusto, è battezzato, immerso nel nostro peccato, e proprio così compie la volontà del Padre, la Giustizia superiore.
    Sulla croce Dio è Dio, tutto e solo Amore, vittorioso su ogni male, perfetto nella Sua giustizia, sovranamente libero e onnipotente, capace di portare Amore e Vita là dove c'è odio e morte.
    Lì Lui prevede tutto e provvede a tutti: il massimo male – l'esecuzione ingiusta del Giusto, l'uccisione dell'Autore della vita, il non senso assoluto, l'abbandono di Dio – è il luogo dove Lui si riversa nella sovrabbondanza del Suo Amore per colmare tutto e tutti della Sua Grazia.

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  4. GESUITI
    . Ecco vediamo questo brano nel contesto del capitolo 11. È un capitolo di passaggio, dove e si parla del destino di Gesù in mezzo al suo popolo, che è il destino costante di Gesù in mezzo a noi. Gesù non è fondamentalmente capito, è misterioso, anche chi lo attende, come il Battista, non lo capisce e deve interrogarsi. E davanti alla sua debolezza, davanti al suo amore, alla sua misericordia, all’annuncio della Figlio che porta l’amore del Padre e lo porta nella debolezza del Cristo che finirà in croce c’è uno scandalo, cioè non si capisce che gioco gioca. Il Battista aspettava un’altra cosa, annunciava un’altra cosa anche lui deve convertirsi. Gesù allora dice: questa generazione, e ogni generazione è una generazione che non sa capire il gioco di Dio. Il gioco di Dio è in due momenti: il primo momento è quello di denunciare il male perché ci fa male, per giungere alla conversione, il secondo momento è quello di danzare la gioia e la vita perché appunto uscendo dal male entriamo nella nostra verità che è l’essere figli di Dio. E subito dopo Gesù applica il giudizio; per esempio queste città dove ha lavorato in questo periodo non hanno accolto l’invito al lamento, cioè non si sono convertite, subito dopo vedete in quello stesso tempo Gesù dice: Ti benedico Padre altri invece si sono convertiti. Allora praticamente si parla del giudizio su questa generazione, c’è chi si converte, c’è chi non si converte. Chi si converte cosa gli capita? Ti benedico Padre, entra nella vita trinitaria, diventa Figlio, entra nella comunione col Padre. Chi non si converte vediamo ci sono queste minacce e ne troveremo altre ancora nel vangelo, queste sono le prime nelle quali ci imbattiamo. E allora vorremmo un po’ riflettere sul senso delle minacce nella sacra Scrittura e anche se il Signore ci desse un po’ di discernimento anche sul senso del fallimento, dell’inferno, di queste cose che sono fondamentali per capire la salvezza. Allora, senza dare una risposta prima, cerchiamo di procedere per gradi, di vedere i vari elementi. Il primo elemento come vedete qui si tratta di una minaccia; e troviamo spesso anche nell’Antico Testamento delle minacce, ne abbiamo parlato altre volte e vediamo innanzi tutto che significato ha la minaccia e tutte quelle che troviamo nel vangelo. Non è che Gesù, Dio, il Padre prima di lui, mediante i profeti minacciassero per l’uomo dei castighi ineluttabili che piovevano sulla terra perché avevano fatto del male. Tutti i profeti hanno sempre minacciato il popolo del castigo a una condizione, anzi per un fine: perché si convertisse in modo che la minaccia non si realizzasse. Quindi il valore di una minaccia è che non si avveri, la minaccia serve per far scoprire il male che si sta facendo in modo che uno non lo faccia, non è per dire: adesso ti capita questo, cioè non c’è un meccanismo ineluttabile tra la minaccia e la conseguenza. Proprio la minaccia è rivelatoria, rivela il male che stai facendo in modo che tu smetta di farlo. Quindi cosa rivela la minaccia? Rivela che il male è male e che Dio ti ama infinitamente e non vuole che tu finisca male. Quindi non che Dio mi minacci, è il male che mi minaccia, solo che io non lo vedo.

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    1. ---> Esisterà anche un giudizio su di noi e lo troviamo in 1Corinzi dove Paolo dice che noi siamo edificio di Dio, l’apostolo Paolo ha messo il fondamento che è Gesù Cristo poi dipende da come si costruisce sopra. 11Infatti nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo. 12E se, sopra questo fondamento, si costruisce con oro, argento, pietre preziose, legno, fieno, paglia, 13l’opera di ciascuno sarà ben visibile: la farà conoscere quel giorno che si manifesterà col fuoco, e il fuoco proverà la qualità dell’opera di ciascuno. 14Se l’opera che uno costruì sul fondamento resisterà, costui ne riceverà una ricompensa; 15ma se l’opera finirà bruciata, sarà punito: tuttavia egli si salverà, però come attraverso il fuoco. (1 Corinzi 3, 11-15) Cosa dice qui Paolo? Che nel giorno del Signore verrà provato come noi abbiamo costruito la nostra vita, il fondamento della nostra vita c’è e rimane, è Gesù Cristo, il Figlio che si è fatto nostro fratello ed è la nostra verità profonda, che siamo figli, e questa verità nostra rimane sempre. Però ci è data tutta la vita per costruire su questo, una vita da figli. Se io butto via tutta la mia vita non vivendo da figlio e fratello, davvero tutto ciò che io ho fatto sarà bruciato, vale niente, è paglia, nel giorno del giudizio sarà bruciato. Io sarò salvato, sì sarà salvata di me quella parte come Dio mi ha fatto nel momento della nascita, tutto il resto sono vissuto per nulla, era meglio morire prima. Cioè è tutta una vita inutile buttata via, è questa la grande punizione, il grande fuoco che davvero brucia via tutto. E normalmente tutto quello che facciamo è destinato al fuoco, è paglia, è legno. O è invece un crescere sul fondamento che è l’amore del Figlio per i fratelli? Quindi ci richiama alla responsabilità della nostra vita, di costruire la nostra vita positivamente per cui abbia senso vivere e allora cresciamo di gloria in gloria, secondo l’icona, l’immagine del Figlio nella quale siamo destinati, ognuno nella propria misura a ricevere la propria pienezza, allora ha senso vivere.

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