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venerdì 16 gennaio 2026

S. ANTONIO ABATE




 

5 commenti:

  1. Antonio nacque verso il 250 da una agiata famiglia di agricoltori nel villaggio di Coma, attuale Qumans in Egitto. Verso i 18-20 anni rimase orfano dei genitori, con un ricco patrimonio da amministrare e con una sorella minore da educare.
    Attratto dall’ammaestramento evangelico «Se vuoi essere perfetto, va’, vendi ciò che hai, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo, poi vieni e seguimi», e sull’esempio di alcuni anacoreti che vivevano nei dintorni dei villaggi egiziani, in preghiera, povertà e castità, Antonio volle scegliere questa strada. Vendette dunque i suoi beni, affidò la sorella a una comunità di vergini e si dedicò alla vita ascetica davanti alla sua casa e poi al di fuori del paese.
    Alla ricerca di uno stile di vita penitente e senza distrazione, chiese a Dio di essere illuminato. Vide poco lontano un anacoreta come lui, che seduto lavorava intrecciando una corda, poi smetteva, si alzava e pregava; subito dopo, riprendeva a lavorare e di nuovo a pregare. Era un angelo di Dio che gli indicava la strada del lavoro e della preghiera che, due secoli dopo, avrebbe costituito la base della regola benedettina «Ora et labora» e del Monachesimo Occidentale.
    Considerato di solito come il primo monaco o il primo eremita, ma in realtà non è facile attribuirgli questi titoli, come neanche il titolo "Abate" Nell'ambito dei Padri del deserto, un abate non era un superiore eletto, ma "qualsiasi monaco che fosse stato provato per anni nel deserto e che si fosse dimostrato servo di Dio".
    Sant’Atanasio scrisse la sua vita, avendolo conosciuto un anno prima che morisse , asserisce che pregasse continuamente e che fosse così attento alla lettura delle Scritture che la sua memoria sostituiva i libri.

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  2. Antifona
    Il giusto fiorirà come palma,
    crescerà come cedro del Libano;
    piantati nella casa del Signore,
    fioriranno negli atri del nostro Dio. (Sal 91,13-14)

    Colletta
    O Dio, che a sant’Antonio abate
    hai dato la grazia di servirti nel deserto
    seguendo un mirabile modello di vita cristiana,
    per sua intercessione
    donaci la grazia di rinnegare noi stessi
    e di amare te sopra ogni cosa.
    Per il nostro Signore Gesù Cristo.

    Prima Lettura
    Ecco l’uomo di cui il Signore ha detto: costui reggerà il mio popolo.
    Dal primo libro di Samuèle
    1Sam 9,1-4.17-19.26a;10,1a

    C’era un uomo della tribù di Beniamino, chiamato Kis, figlio di Abièl, figlio di Seror, figlio di Becoràt,
    figlio di Afìach, un Beniaminita, uomo di valore. Costui aveva un figlio chiamato Saul, prestante e bello: non c’era nessuno più bello di lui tra gli Israeliti; superava dalla spalla in su chiunque altro del popolo.
    Ora le asine di Kis, padre di Saul, si smarrirono, e Kis disse al figlio Saul: «Su, prendi con te uno dei domestici e parti subito in cerca delle asine».
    Attraversarono le montagne di Èfraim, passarono al territorio di Salisà, ma non le trovarono. Si recarono allora nel territorio di Saalìm, ma non c’erano; poi percorsero il territorio di Beniamino e non le trovarono.
    Quando Samuèle vide Saul, il Signore gli confermò: «Ecco l’uomo di cui ti ho parlato: costui reggerà il mio popolo».
    Saul si accostò a Samuèle in mezzo alla porta e gli chiese: «Indicami per favore la casa del veggente». Samuèle rispose a Saul: «Sono io il veggente. Precedimi su, all’altura. Oggi voi due mangerete con me. Ti congederò domani mattina e ti darò indicazioni su tutto ciò che hai in mente.
    Di buon mattino, al sorgere dell’aurora, Samuèle prese l’ampolla dell’olio e la versò sulla testa di Saul.

    Parola di Dio.

    Salmo Responsoriale
    Dal Sal 20 (21)

    R. Signore, il re gioisce della tua potenza!

    Oppure:

    R. Grande è il Signore nella sua potenza.

    Signore, il re gioisce della tua potenza!
    Quanto esulta per la tua vittoria!
    Hai esaudito il desiderio del suo cuore,
    non hai respinto la richiesta delle sue labbra. R.

    Gli vieni incontro con larghe benedizioni,
    gli poni sul capo una corona di oro puro.
    Vita ti ha chiesto, a lui l'hai concessa,
    lunghi giorni in eterno, per sempre. R.

    Grande è la sua gloria per la tua vittoria,
    lo ricopri di maestà e di onore,
    poiché gli accordi benedizioni per sempre,
    lo inondi di gioia dinanzi al tuo volto. R.

    Acclamazione al Vangelo
    Alleluia, alleluia.

    Il Signore mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
    a proclamare ai prigionieri la liberazione. (Lc 4,18)

    Alleluia.

    Vangelo
    Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori.
    Dal Vangelo secondo Marco
    Mc 2,13-17

    In quel tempo, Gesù uscì di nuovo lungo il mare; tutta la folla veniva a lui ed egli insegnava loro. Passando, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
    Mentre stava a tavola in casa di lui, anche molti pubblicani e peccatori erano a tavola con Gesù e i suoi discepoli; erano molti infatti quelli che lo seguivano. Allora gli scribi dei farisei, vedendolo mangiare con i peccatori e i pubblicani, dicevano ai suoi discepoli: «Perché mangia e beve insieme ai pubblicani e ai peccatori?».
    Udito questo, Gesù disse loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».

    Parola del Signore.

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  3. Le Parole dei Papi
    «Chiamando Matteo, Gesù mostra ai peccatori che non guarda al loro passato, alla condizione sociale, alle convenzioni esteriori, ma piuttosto apre loro un futuro nuovo. Una volta ho sentito un detto bello: “Non c’è santo senza passato e non c’è peccatore senza futuro”. Questo è quello che fa Gesù. Non c’è santo senza passato né peccatore senza futuro. Basta rispondere all’invito con il cuore umile e sincero. La Chiesa non è una comunità di perfetti, ma di discepoli in cammino, che seguono il Signore perché si riconoscono peccatori e bisognosi del suo perdono. La vita cristiana quindi è scuola di umiltà che ci apre alla grazia. Un tale comportamento non è compreso da chi ha la presunzione di credersi “giusto” e di credersi migliore degli altri. Superbia e orgoglio non permettono di riconoscersi bisognosi di salvezza, anzi, impediscono di vedere il volto misericordioso di Dio e di agire con misericordia. (…) Abbiamo tutti bisogno di nutrirci della misericordia di Dio, perché è da questa fonte che scaturisce la nostra salvezza. (Francesco - Udienza generale, 13 aprile 2016)

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    Risposte
    1. Cosa significa questo? Che cambia la legge? No! Che la legge è al servizio dell’uomo che è al servizio di Dio e per questo l’uomo deve avere il cuore aperto. Il ‘sempre è stato fatto così’ è cuore chiuso e Gesù ci ha detto: ‘Vi invierò lo Spirito Santo e Lui vi condurrà fino alla piena verità’. Se tu hai il cuore chiuso alla novità dello Spirito, mai arriverai alla piena verità! E la tua vita cristiana sarà una vita metà e metà, una vita rattoppata, rammendata di cose nuove, ma su una struttura che non è aperta alla voce del Signore. Un cuore chiuso, perché non sei capace di cambiare gli otri. Questo è il messaggio che oggi ci dà la Chiesa. Questo è quello che Gesù dice tanto forte: ‘Vino nuovo in otri nuovi’. Alle novità dello Spirito, alle sorprese di Dio anche le abitudini devono rinnovarsi. Che il Signore ci dia la grazia di un cuore aperto, di un cuore aperto alla voce dello Spirito, che sappia discernere quello che non deve cambiare più, perché fondamento, da quello che deve cambiare per poter ricevere la novità dello Spirito Santo. ( P Francesco Omelia Santa Marta – 18 gennaio 2016)

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  4. FAUSTI - Tutta la Scrittura ci parla dell'Amore del Signore, racconta dell'eccessivo Amore con cui ci ha amati (Ef 2,4).
    Dalle prime pagine della Genesi , attraverso i profeti e il Cantico, fino all'Apocalisse, Egli rivendica di essere l'Unico nostro interlocutore, il nostro partner geloso.
    Egli ci ha amati di Amore Eterno (Ger 31,3).
    Discepolo è colui che ha conosciuto e creduto a quest'Amore di Dio per lui (1 Gv 4,16) ; dice il suo si a chi gli ha detto da sempre di sì, e vive nella gioia dell'unione.
    Se nel passato egli digiunava nell'attesa dello Sposo, ora gode della Sua presenza.
    Anche lui conoscerà il digiuno nei giorni di tribolazione, quando lo Sposo berrà il calice della morte.ma questo digiuno gli ricorderà la sorgente della sua vita, quando il Signore si farà suo cibo, unendosi a lui indissolubilmente.
    Chi cerca ancora giustificazione nella legge, non ha più nulla a che fare con Cristo, è decaduto dalla grazia, (Gal 5,4), Infatti se uno è in Cristo, è una creatura nuova . “le cose vecchie son passate, ecco, ne son nate di nuove(2 Cor 5, 17).
    L'immagine del vino nuovo ribadisce la stessa verità, aggiungendo una sfumatura . il vino è segno di gioia e di amore. Nel banchetto con Gesù ci è donato lo Spirito Santo, l'Amore stesso di Dio promesso per gli ultimi giorni. Questa Vita è incontenibile in otri vecchi.
    Il cuore di pietra era l'otre vecchio per la lettera che uccide, il cuore di carne è l'otre nuovo per lo Spirito che dà vita.
    Ciò che è vecchio è passato , ogni sua promessa è mantenuta, ogni nostra attesa compiuta . Comincia la novità del Vangelo, la vita nella gioia del sì reciproco tra Dio e uomo.
    Con questa prospettiva si conclude tutta la Scrittura (Ap 22).
    Quando Lui è con noi , tutto è gioioso e facile , quando si sottrae, riemerge la pena di vivere . “Hai nascosto il Tuo Volto e io son stato turbato” (Sal 30,8).
    E' come un digiuno che ci resta da fare.. la nostra vita è tra il già e il non ancora. Siamo come la Maddalena che L'ha abbracciato, ma, prima di stringerlo, ha ancora un cammino da fare.
    Questo è il nostro digiuno, ma senza tristezza, col capo profumato (Mt 6,17), certi che , se moriamo con Lui, con Lui anche vivremo (2 Tim 2,11).

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