Antifona L’eterno riposo dona loro, o Signore, e splenda ad essi la luce perpetua. (Cf. 4 Esd 2,34-35 (Volg.)
O Dio, gloria dei credenti e vita dei giusti, che ci hai salvati con la morte e la risurrezione del tuo Figlio, sii misericordioso con i tuoi fedeli defunti; a loro, che hanno creduto nel mistero della nostra risurrezione, dona la gioia della beatitudine eterna. Per il nostro Signore Gesù Cristo.
Prima Lettura Il Signore eliminerà la morte per sempre. Dal libro del profeta Isaìa Is 25,6a.7-9
In quel giorno, preparerà il Signore degli eserciti per tutti i popoli, su questo monte, un banchetto di grasse vivande. Egli strapperà su questo monte il velo che copriva la faccia di tutti i popoli e la coltre distesa su tutte le nazioni. Eliminerà la morte per sempre. Il Signore Dio asciugherà le lacrime su ogni volto, l'ignominia del suo popolo farà scomparire da tutta la terra, poiché il Signore ha parlato. E si dirà in quel giorno: «Ecco il nostro Dio; in lui abbiamo sperato perché ci salvasse. Questi è il Signore in cui abbiamo sperato; rallegriamoci, esultiamo per la sua salvezza».
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale Dal Sal 24 (25) R. Chi spera in te, Signore, non resta deluso. Oppure: R. A te, Signore, innalzo l'anima mia. Ricòrdati, Signore, della tua misericordia e del tuo amore, che è da sempre. Ricòrdati di me nella tua misericordia, per la tua bontà, Signore. R.
Allarga il mio cuore angosciato, liberami dagli affanni. Vedi la mia povertà e la mia fatica e perdona tutti i miei peccati. R.
Proteggimi, portami in salvo; che io non resti deluso, perché in te mi sono rifugiato. Mi proteggano integrità e rettitudine, perché in te ho sperato. R.
Seconda Lettura Aspettiamo la redenzione del nostro corpo. Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani Rm 8,14-23
Fratelli, tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!». Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria. Ritengo infatti che le sofferenze del tempo presente non siano paragonabili alla gloria futura che sarà rivelata in noi. L’ardente aspettativa della creazione, infatti, è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio. La creazione infatti è stata sottoposta alla caducità – non per sua volontà, ma per volontà di colui che l’ha sottoposta – nella speranza che anche la stessa creazione sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. Sappiamo infatti che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi. Non solo, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo.
Rispondendo Giobbe prese a dire: «Oh, se le mie parole si scrivessero, se si fissassero in un libro, fossero impresse con stilo di ferro e con piombo, per sempre s'incidessero sulla roccia! Io so che il mio redentore è vivo e che, ultimo, si ergerà sulla polvere! Dopo che questa mia pelle sarà strappata via, senza la mia carne, vedrò Dio. Io lo vedrò, io stesso, i miei occhi lo contempleranno e non un altro».
Seconda Lettura
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani Rm 5,5-11
Fratelli, la speranza non delude, perché l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato. Infatti, quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi. Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. A maggior ragione ora, giustificàti nel suo sangue, saremo salvati dall'ira per mezzo di lui. Se infatti, quand'eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo, molto più, ora che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita. Non solo, ma ci gloriamo pure in Dio, per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo, grazie al quale ora abbiamo ricevuto la riconciliazione.
Vangelo del Giorno Dal Vangelo secondo Giovanni Gv 6,37-40
In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell'ultimo giorno. Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno».
Le Parole dei Papi «La speranza non delude» (Rm 5,5), ci ha detto Paolo. La speranza ci attira e dà un senso alla vita. Io non vedo l’aldilà, ma la speranza è il dono di Dio che ci attira verso la vita, verso la gioia eterna. La speranza è un’ancora che noi abbiamo dall’altra parte, e noi, aggrappati alla corda, ci sosteniamo (cfr Eb 6,18-20). “Io so che il mio Redentore è vivo e io lo vedrò”. E questo, ripeterlo nei momenti di gioia e nei momenti brutti, nei momenti di morte, diciamo così. Questa certezza è un dono di Dio, perché noi non potremo mai avere la speranza con le nostre forze. Dobbiamo chiederla. La speranza è un dono gratuito che noi non meritiamo mai: è dato, è donato. È grazia. E poi, il Signore conferma questo, questa speranza che non delude: «Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me» (Gv 6,37). Questo è il fine della speranza: andare da Gesù. E «colui che viene a me, io non lo caccerò fuori perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato» (Gv 6,37-38). Il Signore che ci riceve là, dove c’è l’ancora. La vita in speranza è vivere così: aggrappati, con la corda in mano, forte, sapendo che l’ancora è laggiù. E quest’ancora non delude, non delude. Oggi, nel pensiero di tanti fratelli e sorelle che se ne sono andati, ci farà bene guardare i cimiteri e guardare su. E ripetere, come Giobbe: “Io so che il mio Redentore vive, e io lo vedrò, io stesso, i miei occhi lo contempleranno e non un altro”. E questa è la forza che ci dà la speranza, questo dono gratuito che è la virtù della speranza. Che il Signore la dia a tutti noi. (Papa Francesco - Omelia nella Santa Messa per i defunti nella Chiesa del Pontificio Collegio Teutonico di anta Maria in Camposanto, 2 novembre 2020)
Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo. (Mt 25,34)
Alleluia.
Vangelo Venite benedetti del Padre mio. Dal Vangelo secondo Matteo Mt 25,31-46
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”. Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”. E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».
PAROLE DEI PAPI “A volte passiamo davanti a situazioni di drammatica povertà e sembra che non ci tocchino; tutto continua come se nulla fosse, in una indifferenza che alla fine rende ipocriti e, senza che ce ne rendiamo conto, sfocia in una forma di letargo spirituale che rende insensibile l’animo e sterile la vita. La gente che passa, che va avanti nella vita senza accorgersi delle necessità degli altri, senza vedere tanti bisogni spirituali e materiali, è gente che passa senza vivere, è gente che non serve agli altri. Ricordatevi bene: chi non vive per servire, non serve per vivere”. (PAPA Francesco Udienza giub. 30 giugno 2016)
FAUSTI - “Quando il Figlio dell'Uomo verrà nella Sua Gloria...”: si tratta della Sua venuta,che conclude la storia dell'uomo e del mondo. Questa venuta non è una meteora che scende dal cielo : è la meta del cammino affidato alla nostra responsabilità. Per capire il senso proprio di questo brano è importante sapere che viene dopo i tre precedenti e immediatamente prima della Passione, dove il Re ci si presenta povero e deriso, estraneo a tutti e condannato,legato e percosso, nudo e ferito, che finisce in croce. Nei più piccoli dei fratelli, il lettore cristiano vede il suo Re. In loro infatti continua la Passione del Signore per la salvezza del mondo. C'è chi intende questo racconto in modo non universale, ma restrittivo: è il giudizio dei pagani,che saranno giudicati non per la fede,che non hanno, ma per il loro amore verso gli ultimi. Questi ultimi, chiamati da Gesù “miei fratelli”sono, secondo alcuni autori antichi e recenti,i discepoli stessi, che staran al Suo fianco per giudicare il mondo. Sarebbe a dire che la salvezza o meno viene dall'accoglienza o meno dei discepoli. Il giudizio è una separazione, compiuta in base al comando dell'amore. Non c'è altra distinzione tra gli uomini. Ma tale giudizio aspetta a Dio, che è Misericordia e non a noi. Infatti se noi giudichiamo, siamo giudicati, perché senza misericordia. Non è chiaro perchè il Pastore separi pecore da capri. A meno che si intenda per pecore gli animali minuti in genere e per capri i capretti , animali destinati al macello. Allora il significato è chiaro : si divide tra chi è destinato alla vita e chi è destinato alla morte. Comunque è evidente che gli uomini saranno giudicati secondo il comando dell'Amore. “Quanto faceste a uno dei più piccoli di questi miei fratelli, lo faceste a Me!” risponderà il Signore a chi chiederà, alla fine, quando mai L'ha visto. Per cinque volte escono gli avverbi “allora” “quando” , allora, cioè alla fine, vedremo che il quando è ora. E il segno della Sua venuta è quello “dei più piccoli di questi miei fratelli” con i quali Lui è sempre presente in mezzo a noi Il giudizio, che il Re farà di noi “allora” è lo stesso che noi facciamo al povero. In realtà siamo noi a giudicarlo, accogliendolo o respingendolo. Lui non farà altro che constatare ciò che noi facciamo. Alla fine leggerà ciò che noi liberamente abbiamo scritto. Ce lo dice in anticipo, con una rappresentazione efficace, per aprirci gli occhi su ciò che stiamo facendo ora. L'amore che abbiamo verso l'altro è verso Dio : mi realizzo come figlio vivendo da fratello. Tutta la Legge infatti si riduce ad amare il Signore e il prossimo con lo stesso atto d'amore, perché Lui si è fatto mio prossimo e fratello nel Figlio.
-->Chi non ama Dio e non osserva la Sua Parola, non ama i figli di Dio (1Gv 5,2). In conclusione possiamo dire che il giudizio finale, come tutto il discorso escatologico, ci rimanda dal futuro al presente. L'etica si fonda sull'escatologia. L'uomo è tale perchè agisce ragionevolmente, per un fine che desidera. Questa è la meta verso cui tende, senza la quale non va da nessuna parte . Il suo agire si riduce a un agitarsi insensato, spinto dalla necessità e privo di libertà. Il fine dell'uomo è diventare come Dio. L'errore di Adamo non è il voler diventare come Lui, ma il non sapere chi è Lui. Si diventa come Dio amando, perché Lui è Amore! Gesù è sempre con noi, come i poveri, come il più piccolo tra i fratelli. La Chiesa, nel suo amore per l'ultimo, ama il Suo Signore, e sa che non è Lei a salvare il povero, ma il povero a salvare Lei. “Quanto faceste a uno dei più piccoli di questi miei fratelli, lo faceste a Me!” risponderà il Signore a chi chiederà, alla fine, quando mai L'ha visto. Per cinque volte escono gli avverbi “allora” “quando” , allora, cioè alla fine, vedremo che il quando è ora. E il segno della Sua venuta è quello “dei più piccoli di questi miei fratelli” con i quali Lui è sempre presente in mezzo a noi Il giudizio, che il Re farà di noi “allora” è lo stesso che noi facciamo al povero. In realtà siamo noi a giudicarlo, accogliendolo o respingendolo. Lui non farà altro che constatare ciò che noi facciamo. Alla fine leggerà ciò che noi liberamente abbiamo scritto. Ce lo dice in anticipo, con una rappresentazione efficace, per aprirci gli occhi su ciò che stiamo facendo ora. L'amore che abbiamo verso l'altro è verso Dio : mi realizzo come figlio vivendo da fratello. Tutta la Legge infatti si riduce ad amare il Signore e il prossimo con lo stesso atto d'amore, perché Lui si è fatto mio prossimo e fratello nel Figlio. Chi non ama Dio e non osserva la Sua Parola, non ama i figli di Dio (1Gv 5,2). In conclusione possiamo dire che il giudizio finale, come tutto il discorso escatologico, ci rimanda dal futuro al presente. L'etica si fonda sull'escatologia. L'uomo è tale perchè agisce ragionevolmente, per un fine che desidera. Questa è la meta verso cui tende, senza la quale non va da nessuna parte . Il suo agire si riduce a un agitarsi insensato, spinto dalla necessità e privo di libertà. Il fine dell'uomo è diventare come Dio. L'errore di Adamo non è il voler diventare come Lui, ma il non sapere chi è Lui. Si diventa come Dio amando, perché Lui è Amore! Gesù è sempre con noi, come i poveri, come il più piccolo tra i fratelli.
Antifona
RispondiEliminaL’eterno riposo dona loro, o Signore,
e splenda ad essi la luce perpetua. (Cf. 4 Esd 2,34-35 (Volg.)
O Dio, gloria dei credenti e vita dei giusti,
che ci hai salvati con la morte
e la risurrezione del tuo Figlio,
sii misericordioso con i tuoi fedeli defunti;
a loro, che hanno creduto nel mistero
della nostra risurrezione,
dona la gioia della beatitudine eterna.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.
Prima Lettura
Il Signore eliminerà la morte per sempre.
Dal libro del profeta Isaìa
Is 25,6a.7-9
In quel giorno, preparerà il Signore degli eserciti
per tutti i popoli, su questo monte,
un banchetto di grasse vivande.
Egli strapperà su questo monte
il velo che copriva la faccia di tutti i popoli
e la coltre distesa su tutte le nazioni.
Eliminerà la morte per sempre.
Il Signore Dio asciugherà le lacrime su ogni volto,
l'ignominia del suo popolo
farà scomparire da tutta la terra,
poiché il Signore ha parlato.
E si dirà in quel giorno: «Ecco il nostro Dio;
in lui abbiamo sperato perché ci salvasse.
Questi è il Signore in cui abbiamo sperato;
rallegriamoci, esultiamo per la sua salvezza».
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale
Dal Sal 24 (25)
R. Chi spera in te, Signore, non resta deluso.
Oppure:
R. A te, Signore, innalzo l'anima mia.
Ricòrdati, Signore, della tua misericordia
e del tuo amore, che è da sempre.
Ricòrdati di me nella tua misericordia,
per la tua bontà, Signore. R.
Allarga il mio cuore angosciato,
liberami dagli affanni.
Vedi la mia povertà e la mia fatica
e perdona tutti i miei peccati. R.
Proteggimi, portami in salvo;
che io non resti deluso,
perché in te mi sono rifugiato.
Mi proteggano integrità e rettitudine,
perché in te ho sperato. R.
Seconda Lettura
Aspettiamo la redenzione del nostro corpo.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Rm 8,14-23
Fratelli, tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!».
Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria.
Ritengo infatti che le sofferenze del tempo presente non siano paragonabili alla gloria futura che sarà rivelata in noi. L’ardente aspettativa della creazione, infatti, è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio.
La creazione infatti è stata sottoposta alla caducità – non per sua volontà, ma per volontà di colui che l’ha sottoposta – nella speranza che anche la stessa creazione sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio.
Sappiamo infatti che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi. Non solo, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo.
Parola di Dio.
Prima Lettura
EliminaDal libro di Giobbe
Gb 19,1.23-27a
Rispondendo Giobbe prese a dire:
«Oh, se le mie parole si scrivessero,
se si fissassero in un libro,
fossero impresse con stilo di ferro e con piombo,
per sempre s'incidessero sulla roccia!
Io so che il mio redentore è vivo
e che, ultimo, si ergerà sulla polvere!
Dopo che questa mia pelle sarà strappata via,
senza la mia carne, vedrò Dio.
Io lo vedrò, io stesso,
i miei occhi lo contempleranno e non un altro».
Seconda Lettura
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Rm 5,5-11
Fratelli, la speranza non delude, perché l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.
Infatti, quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi. Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.
A maggior ragione ora, giustificàti nel suo sangue, saremo salvati dall'ira per mezzo di lui. Se infatti, quand'eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo, molto più, ora che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita. Non solo, ma ci gloriamo pure in Dio, per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo, grazie al quale ora abbiamo ricevuto la riconciliazione.
Vangelo del Giorno
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 6,37-40
In quel tempo, Gesù disse alla folla:
«Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.
E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell'ultimo giorno. Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno».
Le Parole dei Papi
«La speranza non delude» (Rm 5,5), ci ha detto Paolo. La speranza ci attira e dà un senso alla vita. Io non vedo l’aldilà, ma la speranza è il dono di Dio che ci attira verso la vita, verso la gioia eterna. La speranza è un’ancora che noi abbiamo dall’altra parte, e noi, aggrappati alla corda, ci sosteniamo (cfr Eb 6,18-20). “Io so che il mio Redentore è vivo e io lo vedrò”. E questo, ripeterlo nei momenti di gioia e nei momenti brutti, nei momenti di morte, diciamo così. Questa certezza è un dono di Dio, perché noi non potremo mai avere la speranza con le nostre forze. Dobbiamo chiederla. La speranza è un dono gratuito che noi non meritiamo mai: è dato, è donato. È grazia. E poi, il Signore conferma questo, questa speranza che non delude: «Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me» (Gv 6,37). Questo è il fine della speranza: andare da Gesù. E «colui che viene a me, io non lo caccerò fuori perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato» (Gv 6,37-38). Il Signore che ci riceve là, dove c’è l’ancora. La vita in speranza è vivere così: aggrappati, con la corda in mano, forte, sapendo che l’ancora è laggiù. E quest’ancora non delude, non delude. Oggi, nel pensiero di tanti fratelli e sorelle che se ne sono andati, ci farà bene guardare i cimiteri e guardare su. E ripetere, come Giobbe: “Io so che il mio Redentore vive, e io lo vedrò, io stesso, i miei occhi lo contempleranno e non un altro”. E questa è la forza che ci dà la speranza, questo dono gratuito che è la virtù della speranza. Che il Signore la dia a tutti noi. (Papa Francesco - Omelia nella Santa Messa per i defunti nella Chiesa del Pontificio Collegio Teutonico di anta Maria in Camposanto, 2 novembre 2020)
Alleluia, alleluia.
EliminaVenite, benedetti del Padre mio,
ricevete in eredità il regno preparato per voi
fin dalla creazione del mondo. (Mt 25,34)
Alleluia.
Vangelo
Venite benedetti del Padre mio.
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 25,31-46
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra.
Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”.
Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.
Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”.
Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”.
E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».
Parola del Signore.
PAROLE DEI PAPI
Elimina“A volte passiamo davanti a situazioni di drammatica povertà e sembra che non ci tocchino; tutto continua come se nulla fosse, in una indifferenza che alla fine rende ipocriti e, senza che ce ne rendiamo conto, sfocia in una forma di letargo spirituale che rende insensibile l’animo e sterile la vita. La gente che passa, che va avanti nella vita senza accorgersi delle necessità degli altri, senza vedere tanti bisogni spirituali e materiali, è gente che passa senza vivere, è gente che non serve agli altri. Ricordatevi bene: chi non vive per servire, non serve per vivere”. (PAPA Francesco Udienza giub. 30 giugno 2016)
RispondiEliminaFAUSTI - “Quando il Figlio dell'Uomo verrà nella Sua Gloria...”: si tratta della Sua venuta,che conclude la storia dell'uomo e del mondo. Questa venuta non è una meteora che scende dal cielo : è la meta del cammino affidato alla nostra responsabilità.
Per capire il senso proprio di questo brano è importante sapere che viene dopo i tre precedenti e immediatamente prima della Passione, dove il Re ci si presenta povero e deriso, estraneo a tutti e condannato,legato e percosso, nudo e ferito, che finisce in croce.
Nei più piccoli dei fratelli, il lettore cristiano vede il suo Re. In loro infatti continua la Passione del Signore per la salvezza del mondo.
C'è chi intende questo racconto in modo non universale, ma restrittivo: è il giudizio dei pagani,che saranno giudicati non per la fede,che non hanno, ma per il loro amore verso gli ultimi.
Questi ultimi, chiamati da Gesù “miei fratelli”sono, secondo alcuni autori antichi e recenti,i discepoli stessi, che staran al Suo fianco per giudicare il mondo. Sarebbe a dire che la salvezza o meno viene dall'accoglienza o meno dei discepoli.
Il giudizio è una separazione, compiuta in base al comando dell'amore. Non c'è altra distinzione tra gli uomini. Ma tale giudizio aspetta a Dio, che è Misericordia e non a noi. Infatti se noi giudichiamo, siamo giudicati, perché senza misericordia.
Non è chiaro perchè il Pastore separi pecore da capri. A meno che si intenda per pecore gli animali minuti in genere e per capri i capretti , animali destinati al macello.
Allora il significato è chiaro : si divide tra chi è destinato alla vita e chi è destinato alla morte.
Comunque è evidente che gli uomini saranno giudicati secondo il comando dell'Amore.
“Quanto faceste a uno dei più piccoli di questi miei fratelli, lo faceste a Me!” risponderà il Signore a chi chiederà, alla fine, quando mai L'ha visto. Per cinque volte escono gli avverbi “allora” “quando” , allora, cioè alla fine, vedremo che il quando è ora.
E il segno della Sua venuta è quello “dei più piccoli di questi miei fratelli” con i quali Lui è sempre presente in mezzo a noi
Il giudizio, che il Re farà di noi “allora” è lo stesso che noi facciamo al povero.
In realtà siamo noi a giudicarlo, accogliendolo o respingendolo. Lui non farà altro che constatare ciò che noi facciamo. Alla fine leggerà ciò che noi liberamente abbiamo scritto.
Ce lo dice in anticipo, con una rappresentazione efficace, per aprirci gli occhi su ciò che stiamo facendo ora.
L'amore che abbiamo verso l'altro è verso Dio : mi realizzo come figlio vivendo da fratello. Tutta la Legge infatti si riduce ad amare il Signore e il prossimo con lo stesso atto d'amore, perché Lui si è fatto mio prossimo e fratello nel Figlio.
-->Chi non ama Dio e non osserva la Sua Parola, non ama i figli di Dio (1Gv 5,2).
EliminaIn conclusione possiamo dire che il giudizio finale, come tutto il discorso escatologico, ci rimanda dal futuro al presente. L'etica si fonda sull'escatologia. L'uomo è tale perchè agisce ragionevolmente, per un fine che desidera. Questa è la meta verso cui tende, senza la quale non va da nessuna parte . Il suo agire si riduce a un agitarsi insensato, spinto dalla necessità e privo di libertà. Il fine dell'uomo è diventare come Dio. L'errore di Adamo non è il voler diventare come Lui, ma il non sapere chi è Lui.
Si diventa come Dio amando, perché Lui è Amore!
Gesù è sempre con noi, come i poveri, come il più piccolo tra i fratelli.
La Chiesa, nel suo amore per l'ultimo, ama il Suo Signore, e sa che non è Lei a salvare il povero, ma il povero a salvare Lei.
“Quanto faceste a uno dei più piccoli di questi miei fratelli, lo faceste a Me!” risponderà il Signore a chi chiederà, alla fine, quando mai L'ha visto. Per cinque volte escono gli avverbi “allora” “quando” , allora, cioè alla fine, vedremo che il quando è ora.
E il segno della Sua venuta è quello “dei più piccoli di questi miei fratelli” con i quali Lui è sempre presente in mezzo a noi
Il giudizio, che il Re farà di noi “allora” è lo stesso che noi facciamo al povero.
In realtà siamo noi a giudicarlo, accogliendolo o respingendolo. Lui non farà altro che constatare ciò che noi facciamo. Alla fine leggerà ciò che noi liberamente abbiamo scritto.
Ce lo dice in anticipo, con una rappresentazione efficace, per aprirci gli occhi su ciò che stiamo facendo ora.
L'amore che abbiamo verso l'altro è verso Dio : mi realizzo come figlio vivendo da fratello. Tutta la Legge infatti si riduce ad amare il Signore e il prossimo con lo stesso atto d'amore, perché Lui si è fatto mio prossimo e fratello nel Figlio.
Chi non ama Dio e non osserva la Sua Parola, non ama i figli di Dio (1Gv 5,2).
In conclusione possiamo dire che il giudizio finale, come tutto il discorso escatologico, ci rimanda dal futuro al presente. L'etica si fonda sull'escatologia. L'uomo è tale perchè agisce ragionevolmente, per un fine che desidera. Questa è la meta verso cui tende, senza la quale non va da nessuna parte . Il suo agire si riduce a un agitarsi insensato, spinto dalla necessità e privo di libertà. Il fine dell'uomo è diventare come Dio.
L'errore di Adamo non è il voler diventare come Lui, ma il non sapere chi è Lui.
Si diventa come Dio amando, perché Lui è Amore!
Gesù è sempre con noi, come i poveri, come il più piccolo tra i fratelli.