Antifona I tuoi sacerdoti, o Signore, si rivestano di giustizia ed esultino i tuoi santi. (Cf. Sal 131,9)
Colletta Dio onnipotente e misericordioso, che hai fatto di san Giovanni Maria [Vianney] un pastore mirabile per lo zelo apostolico, per la sua intercessione e il suo esempio fa’ che con la nostra carità guadagniamo a Cristo i fratelli e godiamo, insieme con loro, la gloria senza fine. Per il nostro Signore Gesù Cristo.
Prima Lettura Ti ho trattato così per la tua grande iniquità. Cambierò la sorte delle tende di Giacobbe. Dal libro del profeta Geremìa Ger 30,1-2.12-15.18-22
Parola rivolta a Geremia da parte del Signore: «Così dice il Signore, Dio d’Israele: Scriviti in un libro tutte le cose che ti ho detto. Così dice il Signore: La tua ferita è incurabile, la tua piaga è molto grave. Nessuno ti fa giustizia; per un’ulcera vi sono rimedi, ma non c’è guarigione per te. Ti hanno dimenticato tutti i tuoi amanti, non ti cercano più; poiché ti ho colpito come colpisce un nemico, con un castigo spietato, per la tua grande iniquità, perché sono cresciuti i tuoi peccati. Perché gridi per la tua ferita? Incurabile è la tua piaga. Ti ho trattato così per la tua grande iniquità, perché sono cresciuti i tuoi peccati. Così dice il Signore: Ecco, cambierò la sorte delle tende di Giacobbe e avrò compassione delle sue dimore. Sulle sue rovine sarà ricostruita la città e il palazzo sorgerà al suo giusto posto. Vi risuoneranno inni di lode, voci di gente in festa. Li farò crescere e non diminuiranno, li onorerò e non saranno disprezzati; i loro figli saranno come un tempo, la loro assemblea sarà stabile dinanzi a me, mentre punirò tutti i loro oppressori. Avranno come capo uno di loro, un sovrano uscito dal loro popolo; io lo farò avvicinare a me ed egli si accosterà. Altrimenti chi rischierebbe la vita per avvicinarsi a me? Oracolo del Signore. Voi sarete il mio popolo e io sarò il vostro Dio».
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale Dal Sal 101 (102)
R. Il Signore ha ricostruito Sion ed è apparso in tutto il suo splendore.
Oppure:
R. Mostraci, o Dio, il tuo splendore.
Le genti temeranno il nome del Signore e tutti i re della terra la tua gloria, quando il Signore avrà ricostruito Sion e sarà apparso in tutto il suo splendore. Egli si volge alla preghiera dei derelitti, non disprezza la loro preghiera. R.
Questo si scriva per la generazione futura e un popolo, da lui creato, darà lode al Signore: «Il Signore si è affacciato dall’alto del suo santuario, dal cielo ha guardato la terra, per ascoltare il sospiro del prigioniero, per liberare i condannati a morte. R.
I figli dei tuoi servi avranno una dimora, la loro stirpe vivrà sicura alla tua presenza. Perché si proclami in Sion il nome del Signore e la sua lode in Gerusalemme, quando si raduneranno insieme i popoli e i regni per servire il Signore. R.
Acclamazione al Vangelo Alleluia, alleluia.
Apri, Signore, il nostro cuore e accoglieremo le parole del Figlio tuo. (Cf. At 16,14b)
Alleluia.
Vangelo Ogni pianta, che non è stata piantata dal Padre mio celeste, verrà sradicata. Dal Vangelo secondo Matteo Mt 15,1-2.10-14
In quel tempo alcuni farisei e alcuni scribi, venuti da Gerusalemme, si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Perché i tuoi discepoli trasgrediscono la tradizione degli antichi? Infatti quando prendono cibo non si lavano le mani!». Riunita la folla, Gesù disse loro: «Ascoltate e comprendete bene! Non ciò che entra nella bocca rende impuro l’uomo; ciò che esce dalla bocca, questo rende impuro l’uomo!». Allora i discepoli si avvicinarono per dirgli: «Sai che i farisei, a sentire questa parola, si sono scandalizzati?». Ed egli rispose: «Ogni pianta, che non è stata piantata dal Padre mio celeste, verrà sradicata. Lasciateli stare! Sono ciechi e guide di ciechi. E quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso!».
PAROLE DEI PAPI Per loro Dio è quello che ha fatto la legge. E questo non è il Dio della rivelazione. Il Dio della rivelazione è Dio che ha incominciato a camminare con noi da Abramo fino a Gesù Cristo, Dio che cammina con il suo popolo. E quando si perde questo rapporto vicino con il Signore, si cade in questa mentalità ottusa che crede nell’autosufficienza della salvezza con il compimento della legge. Questo portare via la capacità di capire la rivelazione di Dio, di capire il cuore di Dio, di capire la salvezza di Dio - la chiave della conoscenza -, possiamo dire che è una grave dimenticanza. Si dimentica la gratuità della salvezza; si dimentica la vicinanza di Dio e si dimentica la misericordia di Dio. ( FRANCESCO Santa Marta, 19 ottobre 2017)
Anche noi potremmo chiederci: perché Gesù e i suoi discepoli trascurano queste tradizioni? (…) Perché per Lui è importante riportare la fede al suo centro. (…) Ed evitare un rischio (…): osservare formalità esterne mettendo in secondo piano il cuore della fede. (…) È il rischio di una religiosità dell’apparenza: apparire per bene fuori, trascurando di purificare il cuore. (…) Gesù non vuole esteriorità, vuole una fede che arrivi al cuore. Infatti, subito dopo, richiama la folla per dire una grande verità: «Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro» (v. 15). Invece, è «dal di dentro, dal cuore» (v. 21) che nascono le cose cattive. (…) Spesso pensiamo che il male provenga soprattutto da fuori: (…) Quante volte incolpiamo gli altri, la società, il mondo, per tutto quello che ci accade! (…) Gesù ci invita piuttosto a guardare la vita e il mondo a partire dal nostro cuore. Se ci guardiamo dentro, troveremo quasi tutto quello che detestiamo fuori. E se, con sincerità, chiederemo a Dio di purificarci il cuore, allora sì che cominceremo a rendere più pulito il mondo. Perché c’è un modo infallibile per vincere il male: iniziare a sconfiggerlo dentro di sé. (FRANCESCO Angelus, 29 agosto 2021)
FAUSTI - Il brano inizia e finisce con i discepoli che mangiano senza lavarsi le mani, trascurando le norme date dagli antichi I farisei gli scribi si scomodano a venire fin da Gerusalemme pur di dar fastidio ai discepoli che mangiano trascurando le loro prescrizioni. I farisei son quelli che osservano le tradizioni, gli scribi quelli che le conoscono. Fariseo significa “separato” . È un puro, diverso dagli altri. La sua santità è ben diversa da quella di Gesù, “mangione e beone amico di pubblicani e dei peccatori” . Sono sempre nemici di Gesù. La tradizione è ciò che si tramanda di mano in mano, perchè uno sappia come vivere, senza dover ogni volta inventare.E' la sedimentazione dell'esperienza e della riflessione di chi ci ha preceduto nel cammino di ricerca della verità. I discepoli, invece, mangiano pane senza prima fare le tradizionali abluzioni. Per loro la tradizione”nuova” è quella del “pane”, segno del Suo Corpo dato nelle mani dei peccatori pentiti. Per quanto ci si lavino le mani, non si è mai abbastanza puri per meritare quel pane, che invece è donato a chi tradisce, rinnega e fugge e ritorna pentito... Gesù risponde contrattaccando. La nostra tradizione non ha valore assoluto ; è ambigua, anzi può addirittura trasgredire il comando di Dio, che è l'amore verso il Padre e i fratelli. E' quanto Gesù ha realizzato con il Suo pane : Suo Corpo dato per noi.
---> Non solo il mondo religioso,ma anche quello laico vive di tradizioni e riti, di comandi e di divieti. Oggi più che mai siamo amministrati da infinite norme – tanto più subdole quanto meno dichiarate – che s'impongono, in modo inavvertito e arbitrario, come moda. Il lavoro, le relazioni, lo stile di vita, e, soprattutto, gli stessi valori bevuti acriticamente da tutti i pori grazie ai mass-media costituiscono un campo di leggi ferree, da osservare con rigore, per non essere emarginati. E' necessario misurare tutto questo sulla Parola e sul Pane, sulla Parola che si fa Pane : aiutano o meno ad amare i fratelli, producono frutti velenosi o buoni? Nella bocca entra il cibo, dalla bocca esce la parola. Tutto ciò che c'è , è buono, dono di Dio. Questa affermazione di Gesù è principio di libertà da ogni tabù culturale. Di tutto l'uomo può liberamente disporre. E' come ne dispone che lo fa morire o vivere. E ne dispone secondo ciò che esce dalla sua bocca, secondo la parola d'amore o di egoismo che ha dentro. Qual è a parola che governa l'uso che faccio di ogni cosa? E' parola di libertà o di dominio, di dono o di possesso, di comunione o di separazione? I discepoli notano che i farisei si scandalizzano. Ma è uno scandalo positivo che li vuole togliere dall'ipocrisia. Tutto al mondo è puro : solo un cuore immondo lo rende immondo. I discepoli son chiamati a lasciare i farisei, non son maestri da imitare, ma da evitare, il loro cuore impuro non vede Dio, ma solo il proprio io. Chi li segue , cade nella fossa. La bocca parla dall'abbondanza del cuore : un cuore che ha dentro la Parola di vita rende tutto puro, un cuore che ha dentro parole di morte, rende tutto impuro. Il bene e il male non stanno nelle cose, ma nelle nostre azioni , e ancor prima, nelle nostre intenzioni, nella parola di sapienza o di stoltezza che il nostro cuore ha sposato. Il mondo non è né da idolatrare né da demonizzare, né da adorare, né da disprezzare. Il suo valore o meno dipende dalla parola non detta che esce dal cuore. L'uomo è ciò che mangia attraverso i canali dei suoi sensi e assimila attraverso le sue facoltà,o, meglio, è come mangia. Con che cuore, con che spirito mangia? E' da verificare se mangiamo o meno secondo la tradizione che Gesù ci ha lasciato, se viviamo o meno della memoria di Lui che ha dato il Suo Corpo per noi. Noi mangiamo il Pane, anche se indegni... Questo Pane ci fa vivere il frutto dello Spirito (Gal 5,22).
Benedetto XVI: Lettera ai Sacerdoti - San Giovanni Maria Vianney non risparmiava se stesso per salvare le anime della sua parrocchia e di chi chiedeva il suo aiuto. Il Curato d’Ars, nel suo tempo, ha saputo trasformare il cuore e la vita di tante persone, perché è riuscito a far loro percepire l’amore misericordioso del Signore. Al tempo del Santo Curato, in Francia, la confessione non era né più facile, né più frequente che ai nostri giorni, dato che la tormentata Rivoluzione francese aveva soffocato a lungo la pratica religiosa. Ma egli cercò in ogni modo, con la predicazione e con il consiglio persuasivo, di far riscoprire ai suoi parrocchiani il significato e la bellezza della Penitenza sacramentale, mostrandola come un’esigenza intima della Presenza eucaristica. Con le lunghe permanenze in chiesa davanti al tabernacolo fece sì che i fedeli cominciassero ad imitarlo, recandovisi per visitare Gesù, e fossero, al tempo stesso, sicuri di trovarvi il loro parroco, disponibile all’ascolto e al perdono.
In seguito, fu la folla crescente dei penitenti, provenienti da tutta la Francia, a trattenerlo nel confessionale fino a 16 ore al giorno. Si diceva allora che Ars era diventata “il grande ospedale delle anime”. “La grazia che egli otteneva [per la conversione dei peccatori] era sì forte che essa andava a cercarli senza lasciar loro un momento di tregua!”, dice il primo biografo. Il Santo Curato non la pensava diversamente, quando diceva: “Non è il peccatore che ritorna a Dio per domandargli perdono, ma è Dio stesso che corre dietro al peccatore e lo fa tornare a Lui”. “Questo buon Salvatore è così colmo d’amore che ci cerca dappertutto”.
Dal «Catechismo» di san Giovanni Maria Vianney, sacerdote Fate bene attenzione, miei figliuoli: il tesoro del cristiano non è sulla terra, ma in cielo. Il nostro pensiero perciò deve volgersi dov'è il nostro tesoro. Questo è il bel compito dell'uomo: pregare ed amare. Se voi pregate ed amate, ecco, questa è la felicità dell'uomo sulla terra. La preghiera nient'altro è che l'unione con Dio. Quando qualcuno ha il cuore puro e unito a Dio, è preso da una certa soavità e dolcezza che inebria, è purificato da una luce che si diffonde attorno a lui misteriosamente. In questa unione intima, Dio e l'anima sono come due pezzi di cera fusi insieme, che nessuno può più separare. Come è bella questa unione di Dio con la sua piccola creatura! E' una felicità questa che non si può comprendere. Noi eravamo diventati indegni di pregare. Dio però, nella sua bontà, ci ha permesso di parlare con lui. La nostra preghiera è incenso a lui quanto mai gradito. Figliuoli miei, il vostro cuore è piccolo, ma la preghiera lo dilata e lo rende capace di amare Dio. La preghiera ci fa pregustare il cielo, come qualcosa che discende a noi dal paradiso. Non ci lascia mai senza dolcezza. Infatti è miele che stilla nell'anima e fa che tutto sia dolce. Nella preghiera ben fatta i dolori si sciolgono come neve al sole. Anche questo ci dà la preghiera: che il tempo scorra con tanta velocità e tanta felicità dell'uomo che non si avverte più la sua lunghezza. Ascoltate: quando ero parroco di Bresse, dovendo per un certo tempo sostituire i miei confratelli, quasi tutti malati, mi trovavo spesso a percorrere lunghi tratti di strada; allora pregavo il buon Dio, e il tempo, siatene certi, non mi pareva mai lungo. Ci sono alcune persone che si sprofondano completamente nella preghiera come un pesce nell'onda, perché sono tutte dedite al buon Dio. Non c'è divisione alcuna nel loro cuore. O quanto amo queste anime generose! San Francesco d'Assisi e santa Coletta vedevano nostro Signore e parlavano con lui a quel modo che noi ci parliamo gli uni agli altri.
Antifona
RispondiEliminaI tuoi sacerdoti, o Signore, si rivestano di giustizia
ed esultino i tuoi santi. (Cf. Sal 131,9)
Colletta
Dio onnipotente e misericordioso,
che hai fatto di san Giovanni Maria [Vianney]
un pastore mirabile per lo zelo apostolico,
per la sua intercessione e il suo esempio
fa’ che con la nostra carità guadagniamo a Cristo i fratelli
e godiamo, insieme con loro, la gloria senza fine.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.
Prima Lettura
Ti ho trattato così per la tua grande iniquità. Cambierò la sorte delle tende di Giacobbe.
Dal libro del profeta Geremìa
Ger 30,1-2.12-15.18-22
Parola rivolta a Geremia da parte del Signore:
«Così dice il Signore, Dio d’Israele: Scriviti in un libro tutte le cose che ti ho detto.
Così dice il Signore:
La tua ferita è incurabile,
la tua piaga è molto grave.
Nessuno ti fa giustizia;
per un’ulcera vi sono rimedi,
ma non c’è guarigione per te.
Ti hanno dimenticato tutti i tuoi amanti,
non ti cercano più;
poiché ti ho colpito come colpisce un nemico,
con un castigo spietato,
per la tua grande iniquità,
perché sono cresciuti i tuoi peccati.
Perché gridi per la tua ferita?
Incurabile è la tua piaga.
Ti ho trattato così
per la tua grande iniquità,
perché sono cresciuti i tuoi peccati.
Così dice il Signore:
Ecco, cambierò la sorte delle tende di Giacobbe
e avrò compassione delle sue dimore.
Sulle sue rovine sarà ricostruita la città
e il palazzo sorgerà al suo giusto posto.
Vi risuoneranno inni di lode,
voci di gente in festa.
Li farò crescere e non diminuiranno,
li onorerò e non saranno disprezzati;
i loro figli saranno come un tempo,
la loro assemblea sarà stabile dinanzi a me,
mentre punirò tutti i loro oppressori.
Avranno come capo uno di loro,
un sovrano uscito dal loro popolo;
io lo farò avvicinare a me ed egli si accosterà.
Altrimenti chi rischierebbe la vita
per avvicinarsi a me?
Oracolo del Signore.
Voi sarete il mio popolo
e io sarò il vostro Dio».
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale
Dal Sal 101 (102)
R. Il Signore ha ricostruito Sion
ed è apparso in tutto il suo splendore.
Oppure:
R. Mostraci, o Dio, il tuo splendore.
Le genti temeranno il nome del Signore
e tutti i re della terra la tua gloria,
quando il Signore avrà ricostruito Sion
e sarà apparso in tutto il suo splendore.
Egli si volge alla preghiera dei derelitti,
non disprezza la loro preghiera. R.
Questo si scriva per la generazione futura
e un popolo, da lui creato, darà lode al Signore:
«Il Signore si è affacciato dall’alto del suo santuario,
dal cielo ha guardato la terra,
per ascoltare il sospiro del prigioniero,
per liberare i condannati a morte. R.
I figli dei tuoi servi avranno una dimora,
la loro stirpe vivrà sicura alla tua presenza.
Perché si proclami in Sion il nome del Signore
e la sua lode in Gerusalemme,
quando si raduneranno insieme i popoli
e i regni per servire il Signore. R.
Acclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia.
Apri, Signore, il nostro cuore
e accoglieremo le parole del Figlio tuo. (Cf. At 16,14b)
Alleluia.
Vangelo
Ogni pianta, che non è stata piantata dal Padre mio celeste, verrà sradicata.
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 15,1-2.10-14
In quel tempo alcuni farisei e alcuni scribi, venuti da Gerusalemme, si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Perché i tuoi discepoli trasgrediscono la tradizione degli antichi? Infatti quando prendono cibo non si lavano le mani!».
Riunita la folla, Gesù disse loro: «Ascoltate e comprendete bene! Non ciò che entra nella bocca rende impuro l’uomo; ciò che esce dalla bocca, questo rende impuro l’uomo!».
Allora i discepoli si avvicinarono per dirgli: «Sai che i farisei, a sentire questa parola, si sono scandalizzati?».
Ed egli rispose: «Ogni pianta, che non è stata piantata dal Padre mio celeste, verrà sradicata. Lasciateli stare! Sono ciechi e guide di ciechi. E quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso!».
Parola del Signore.
PAROLE DEI PAPI
RispondiEliminaPer loro Dio è quello che ha fatto la legge. E questo non è il Dio della rivelazione. Il Dio della rivelazione è Dio che ha incominciato a camminare con noi da Abramo fino a Gesù Cristo, Dio che cammina con il suo popolo. E quando si perde questo rapporto vicino con il Signore, si cade in questa mentalità ottusa che crede nell’autosufficienza della salvezza con il compimento della legge. Questo portare via la capacità di capire la rivelazione di Dio, di capire il cuore di Dio, di capire la salvezza di Dio - la chiave della conoscenza -, possiamo dire che è una grave dimenticanza. Si dimentica la gratuità della salvezza; si dimentica la vicinanza di Dio e si dimentica la misericordia di Dio.
( FRANCESCO Santa Marta, 19 ottobre 2017)
Anche noi potremmo chiederci: perché Gesù e i suoi discepoli trascurano queste tradizioni? (…) Perché per Lui è importante riportare la fede al suo centro. (…) Ed evitare un rischio (…): osservare formalità esterne mettendo in secondo piano il cuore della fede. (…) È il rischio di una religiosità dell’apparenza: apparire per bene fuori, trascurando di purificare il cuore. (…) Gesù non vuole esteriorità, vuole una fede che arrivi al cuore. Infatti, subito dopo, richiama la folla per dire una grande verità: «Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro» (v. 15). Invece, è «dal di dentro, dal cuore» (v. 21) che nascono le cose cattive. (…) Spesso pensiamo che il male provenga soprattutto da fuori: (…) Quante volte incolpiamo gli altri, la società, il mondo, per tutto quello che ci accade! (…) Gesù ci invita piuttosto a guardare la vita e il mondo a partire dal nostro cuore. Se ci guardiamo dentro, troveremo quasi tutto quello che detestiamo fuori. E se, con sincerità, chiederemo a Dio di purificarci il cuore, allora sì che cominceremo a rendere più pulito il mondo. Perché c’è un modo infallibile per vincere il male: iniziare a sconfiggerlo dentro di sé.
Elimina(FRANCESCO Angelus, 29 agosto 2021)
RispondiEliminaFAUSTI - Il brano inizia e finisce con i discepoli che mangiano senza lavarsi le mani, trascurando le norme date dagli antichi I farisei gli scribi si scomodano a venire fin da Gerusalemme pur di dar fastidio ai discepoli che mangiano trascurando le loro prescrizioni.
I farisei son quelli che osservano le tradizioni, gli scribi quelli che le conoscono.
Fariseo significa “separato” . È un puro, diverso dagli altri. La sua santità è ben diversa da quella di Gesù, “mangione e beone amico di pubblicani e dei peccatori” . Sono sempre nemici di Gesù.
La tradizione è ciò che si tramanda di mano in mano, perchè uno sappia come vivere, senza dover ogni volta inventare.E' la sedimentazione dell'esperienza e della riflessione di chi ci ha preceduto nel cammino di ricerca della verità.
I discepoli, invece, mangiano pane senza prima fare le tradizionali abluzioni.
Per loro la tradizione”nuova” è quella del “pane”, segno del Suo Corpo dato nelle mani dei peccatori pentiti.
Per quanto ci si lavino le mani, non si è mai abbastanza puri per meritare quel pane, che invece è donato a chi tradisce, rinnega e fugge e ritorna pentito...
Gesù risponde contrattaccando. La nostra tradizione non ha valore assoluto ; è ambigua, anzi può addirittura trasgredire il comando di Dio, che è l'amore verso il Padre e i fratelli.
E' quanto Gesù ha realizzato con il Suo pane : Suo Corpo dato per noi.
---> Non solo il mondo religioso,ma anche quello laico vive di tradizioni e riti, di comandi e di divieti. Oggi più che mai siamo amministrati da infinite norme – tanto più subdole quanto meno dichiarate – che s'impongono, in modo inavvertito e arbitrario, come moda.
EliminaIl lavoro, le relazioni, lo stile di vita, e, soprattutto, gli stessi valori bevuti acriticamente da tutti i pori grazie ai mass-media costituiscono un campo di leggi ferree, da osservare con rigore, per non essere emarginati.
E' necessario misurare tutto questo sulla Parola e sul Pane, sulla Parola che si fa Pane :
aiutano o meno ad amare i fratelli, producono frutti velenosi o buoni?
Nella bocca entra il cibo, dalla bocca esce la parola. Tutto ciò che c'è , è buono, dono di Dio.
Questa affermazione di Gesù è principio di libertà da ogni tabù culturale.
Di tutto l'uomo può liberamente disporre.
E' come ne dispone che lo fa morire o vivere.
E ne dispone secondo ciò che esce dalla sua bocca, secondo la parola d'amore o di egoismo che ha dentro.
Qual è a parola che governa l'uso che faccio di ogni cosa?
E' parola di libertà o di dominio, di dono o di possesso, di comunione o di separazione?
I discepoli notano che i farisei si scandalizzano.
Ma è uno scandalo positivo che li vuole togliere dall'ipocrisia.
Tutto al mondo è puro : solo un cuore immondo lo rende immondo.
I discepoli son chiamati a lasciare i farisei, non son maestri da imitare, ma da evitare, il loro cuore impuro non vede Dio, ma solo il proprio io. Chi li segue , cade nella fossa.
La bocca parla dall'abbondanza del cuore : un cuore che ha dentro la Parola di vita rende tutto puro, un cuore che ha dentro parole di morte, rende tutto impuro.
Il bene e il male non stanno nelle cose, ma nelle nostre azioni , e ancor prima, nelle nostre intenzioni, nella parola di sapienza o di stoltezza che il nostro cuore ha sposato.
Il mondo non è né da idolatrare né da demonizzare, né da adorare, né da disprezzare.
Il suo valore o meno dipende dalla parola non detta che esce dal cuore.
L'uomo è ciò che mangia attraverso i canali dei suoi sensi e assimila attraverso le sue facoltà,o, meglio, è come mangia.
Con che cuore, con che spirito mangia?
E' da verificare se mangiamo o meno secondo la tradizione che Gesù ci ha lasciato, se viviamo o meno della memoria di Lui che ha dato il Suo Corpo per noi.
Noi mangiamo il Pane, anche se indegni...
Questo Pane ci fa vivere il frutto dello Spirito (Gal 5,22).
Benedetto XVI: Lettera ai Sacerdoti
RispondiElimina- San Giovanni Maria Vianney non risparmiava se stesso per salvare le anime della sua parrocchia e di chi chiedeva il suo aiuto. Il Curato d’Ars, nel suo tempo, ha saputo trasformare il cuore e la vita di tante persone, perché è riuscito a far loro percepire l’amore misericordioso del Signore. Al tempo del Santo Curato, in Francia, la confessione non era né più facile, né più frequente che ai nostri giorni, dato che la tormentata Rivoluzione francese aveva soffocato a lungo la pratica religiosa.
Ma egli cercò in ogni modo, con la predicazione e con il consiglio persuasivo, di far riscoprire ai suoi parrocchiani il significato e la bellezza della Penitenza sacramentale, mostrandola come un’esigenza intima della Presenza eucaristica.
Con le lunghe permanenze in chiesa davanti al tabernacolo fece sì che i fedeli cominciassero ad imitarlo, recandovisi per visitare Gesù, e fossero, al tempo stesso, sicuri di trovarvi il loro parroco, disponibile all’ascolto e al perdono.
In seguito, fu la folla crescente dei penitenti, provenienti da tutta la Francia, a trattenerlo nel confessionale fino a 16 ore al giorno. Si diceva allora che Ars era diventata “il grande ospedale delle anime”. “La grazia che egli otteneva [per la conversione dei peccatori] era sì forte che essa andava a cercarli senza lasciar loro un momento di tregua!”, dice il primo biografo. Il Santo Curato non la pensava diversamente, quando diceva: “Non è il peccatore che ritorna a Dio per domandargli perdono, ma è Dio stesso che corre dietro al peccatore e lo fa tornare a Lui”. “Questo buon Salvatore è così colmo d’amore che ci cerca dappertutto”.
Dal «Catechismo» di san Giovanni Maria Vianney, sacerdote
Fate bene attenzione, miei figliuoli: il tesoro del cristiano non è sulla terra, ma in cielo. Il nostro pensiero perciò deve volgersi dov'è il nostro tesoro. Questo è il bel compito dell'uomo: pregare ed amare. Se voi pregate ed amate, ecco, questa è la felicità dell'uomo sulla terra.
La preghiera nient'altro è che l'unione con Dio. Quando qualcuno ha il cuore puro e unito a Dio, è preso da una certa soavità e dolcezza che inebria, è purificato da una luce che si diffonde attorno a lui misteriosamente. In questa unione intima, Dio e l'anima sono come due pezzi di cera fusi insieme, che nessuno può più separare.
Come è bella questa unione di Dio con la sua piccola creatura! E' una felicità questa che non si può comprendere. Noi eravamo diventati indegni di pregare. Dio però, nella sua bontà, ci ha permesso di parlare con lui. La nostra preghiera è incenso a lui quanto mai gradito.
Figliuoli miei, il vostro cuore è piccolo, ma la preghiera lo dilata e lo rende capace di amare Dio. La preghiera ci fa pregustare il cielo, come qualcosa che discende a noi dal paradiso. Non ci lascia mai senza dolcezza. Infatti è miele che stilla nell'anima e fa che tutto sia dolce.
Nella preghiera ben fatta i dolori si sciolgono come neve al sole. Anche questo ci dà la preghiera: che il tempo scorra con tanta velocità e tanta felicità dell'uomo che non si avverte più la sua lunghezza. Ascoltate: quando ero parroco di Bresse, dovendo per un certo tempo sostituire i miei confratelli, quasi tutti malati, mi trovavo spesso a percorrere lunghi tratti di strada; allora pregavo il buon Dio, e il tempo, siatene certi, non mi pareva mai lungo.
Ci sono alcune persone che si sprofondano completamente nella preghiera come un pesce nell'onda, perché sono tutte dedite al buon Dio. Non c'è divisione alcuna nel loro cuore. O quanto amo queste anime generose! San Francesco d'Assisi e santa Coletta vedevano nostro Signore e parlavano con lui a quel modo che noi ci parliamo gli uni agli altri.