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lunedì 25 maggio 2026

SAN FILIPPO NERI


 

7 commenti:

  1. Conversione e sottomissione a Cristo erano al centro della sua spiritualità, la confessione era vista come il mezzo per condurre le persone a Cristo , a quest'opera di apostolato dedicava molte ore della sua giornata e la conservò sino alla fine della vita. Diceva :"E' più semplice guidare nella vita spirituale persone allegre piuttosto che tristi", "non si deve pretendere di diventare santi in quattro giorni, ma passo dopo passo". Era solito dire ai suoi ragazzi :"state buoni, se potete!" . Aveva visioni durante la S. Messa e cercava la solitudine , gradiva molto essere considerato un eccentrico. Protettore dei giovani .

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  2. Prima Lettura
    In questa città io ho un popolo numeroso.
    Dagli Atti degli Apostoli
    At 18,9-18

    [Mentre Paolo era a Corìnto,] una notte, in visione, il Signore gli disse: «Non aver paura; continua a parlare e non tacere, perché io sono con te e nessuno cercherà di farti del male: in questa città io ho un popolo numeroso». Così Paolo si fermò un anno e mezzo, e insegnava fra loro la parola di Dio.

    Mentre Gallione era proconsole dell'Acàia, i Giudei insorsero unanimi contro Paolo e lo condussero davanti al tribunale dicendo: «Costui persuade la gente a rendere culto a Dio in modo contrario alla Legge». Paolo stava per rispondere, ma Gallione disse ai Giudei: «Se si trattasse di un delitto o di un misfatto, io vi ascolterei, o Giudei, come è giusto. Ma se sono questioni di parole o di nomi o della vostra Legge, vedetevela voi: io non voglio essere giudice di queste faccende». E li fece cacciare dal tribunale. Allora tutti afferrarono Sòstene, capo della sinagòga, e lo percossero davanti al tribunale, ma Gallione non si curava affatto di questo.

    Paolo si trattenne ancora diversi giorni, poi prese congedo dai fratelli e s'imbarcò diretto in Siria, in compagnia di Priscilla e Aquila. A Cencre si era rasato il capo a causa di un voto che aveva fatto.

    Parola di Dio

    Salmo Responsoriale
    Dal Sal 46
    R. Dio è re di tutta la terra.
    Oppure:
    Alleluia, alleuia, alleuia.
    Popoli tutti, battete le mani!
    Acclamate Dio con grida di gioia,
    perchè terribile è il Signore, l'Altissimo,
    grande re su tutta la terra. R.

    Egli ci ha sottomesso i popoli,
    sotto i nostri piedi ha posto le nazioni.
    Ha scelto per noi la nostra eredità,
    orgoglio di Giacobbe che egli ama. R.

    Ascende Dio tra le acclamazioni,
    il Signore al suono di tromba.
    Cantate inni a Dio, cantate inni,
    cantate inni al nostro re, cantate inni. R.

    Acclamazione al Vangelo
    Alleleuia, alleluia.

    Cristo doveva patire e risorgere dai morti,
    ed entrare così nella sua gloria. (Cfr. Lc 24,46.26)

    Alleluia.

    Vangelo
    Nessuno potrà togliervi la vostra gioia.
    Dal Vangelo secondo Giovanni
    Gv 16,20-23a

    In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:

    «In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia.

    La donna, quando partorisce, è nel dolore, perché è venuta la sua ora; ma, quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più della sofferenza, per la gioia che è venuto al mondo un uomo. Così anche voi, ora, siete nel dolore; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia. Quel giorno non mi domanderete più nulla».

    Parola del Signore

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  3. Le Parole dei Papi
    Nella Croce è stato manifestato ai cristiani il “Vangelo della sofferenza” (Giovanni Paolo II, Salvifici doloris, 25). Gesù ha riconosciuto nel suo sacrificio la via stabilita dal Padre per la redenzione dell’umanità, e ha seguito questa via. (…) Certo non è facile scoprire nella sofferenza l’autentico amore divino, che vuole, mediante la sofferenza accettata, elevare la vita umana al livello dell’amore salvifico di Cristo. La fede, però, ci fa aderire a questo mistero e mette nell’anima di chi soffre, malgrado tutto, pace e gioia: a volte si giunge a dire, con San Paolo: “Sono pieno di consolazione, pervaso di gioia in ogni nostra tribolazione”. (San Giovanni Paolo II, Udienza Generale 27 aprile 1994)

    ---La gioia non è vivere di risata in risata. No, non è quello. La gioia non è essere divertente. No, non è quello. E’ un’altra cosa. La gioia cristiana è la pace. La pace che c’è nelle radici, la pace del cuore, la pace che soltanto Dio ci può dare. Questa è la gioia cristiana. Non è facile custodire questa gioia. La gioia cristiana è il respiro del cristiano, un cristiano che non è gioioso nel cuore non è un buon cristiano. E’ il respiro, il modo di esprimersi del cristiano, la gioia. Non è una cosa che si compra o io la faccio con lo sforzo, no: è un frutto dello Spirito Santo. Quello che fa la gioia nel cuore è lo Spirito Santo”. (Santa Marta, 28 maggio 2018)

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  4. FAUSTI – L'esistenza cristiana ha come modulo l'esistenza terrena di Gesù : la conoscenza di Lui e della potenza della Sua Resurrezione ci fa partecipare alle Sue sofferenze e alla Sua morte, con la speranza certa di giungere alla resurrezione dei morti. (Fil 3,10).
    La gioia della Resurrezione sta al principio e alla fine del nostro cammino : nel mezzo c'è il “poco tempo” in cui partecipiamo alle Sue sofferenze per partecipare alla Sua Gloria.
    Il tempo della nostra tristezza e del nostro non vedere il Signore è quello che impieghiamo a comprendere, sotto la guida dello Spirito, la Sua presenza scandalosa sulla Croce e la Sua assenza dolorosa negli abissi, mistero inalienabile della Vita Sua e nostra.
    .“Piangerete e gemerete voi, il mondo gioirà” “ ma la vostra tristezza diventerà gioia” I due tempi sono di lamento e tristezza , sia per il Suo innalzamento sulla croce che per il Suo abbassamento nel sepolcro. Sono i due tempi del giudizio e della salvezza di Dio, che i discepoli faticheranno a capire.
    Il mondo riterrà di aver vinto, la tenebra penserà di aver catturato la luce.
    Ma sarà beffato ed espulso , il capo di questo mondo. E il mondo sarà salvato.
    Per questo i discepoli gioiscono delle persecuzioni subite a causa del nome di Gesù (Mt 5,11...). Completano infatti nel loro corpo quello che ancora manca ai patimenti di Cristo, per la salvezza dei fratelli (Col1,24).
    Il poco tempo dell'afflizione è il passaggio necessario per giungere alla gioia compiuta (At 4,22), che consiste nel vedere, attraverso la Croce, che il Padre ci ama come ama il Figlio e il Figlio ci ama come Lo ama il Padre.
    .Dopo abbiamo una gioia inalienabile, perchè vediamo la storia come il travaglio che genera il mondo nuovo (Rom 8, 18...), corpo totale del Figlio (Ef 4,13) il cui Capo è già venuto alla luce
    Allora la salvezza dei discepoli si muterà in gioia, il loro lamento in danza , la loro veste di sacco in abito di gioia ( Sl 30,12).
    Così possiamo dire “noi abbiamo riconosciuto e creduto all'Amore che Dio ha per noi. Dio è Amore, chi sta nell'Amore dimora in Dio e Dio dimora in lui” (1GV 4,16)

    Gesù paragona il tempo dell'afflizione a quello della donna in procinto di partorire.
    In questo modo fa capire la fecondità del momento che il discepolo attraversa.
    Anche il chicco muore per portare frutto.
    Il termine “donna” - usato per la madre di Gesù all'inizio e alla fine del Vangelo,
    la Samaritana, l'adultera e la Maddalena – evoca il popolo di Dio, la sposa con-sorte dello Sposo.
    Anche per lei giunge l'ora di condividere la sua sorte.
    L'umanità, il creato stesso, è “gestante” : geme nelle doglie del parto, in attesa della rivelazione dei figli di Dio (Rom. 8,19).

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    Risposte
    1. Il discepolo è turbato per la prova che gli sta davanti. Lo è stato anche Gesù, che fu subito confortato dalla voce del cielo (12,27). Ora ci conforta Lui, direttamente, con la Sua Parola ; la prova, breve, è fonte di gloria perenne. Le doglie del parto, anche se dolorose, non sono pericolose,
      espellono il figlio dalla madre, lo fanno venire alla luce.
      Quest'uomo è il nuovo Adamo, il Figlio, che sulla croce viene alla luce e illumina il mondo.
      Quest'uomo è ciascun discepolo, che percorrerà la stessa via del suo Maestro.
      Si tratta di una nascita – è il “Natale dell'anima “ - che produce in noi la gioia, caratteristica propria di quel Dio che è Amore.
      Il discepolo, davanti alla croce, è triste, come la donna per la quale è giunta l'ora del parto.
      Gesù Risorto vedrà ancora i suoi discepoli, come sarà visto anche da loro : sarà la gioia dell'incontro pasquale.
      Gli ultimi discorsi di Gesù non sono un addio.
      Sono piuttosto un arrivederci, dopo una dolorosa separazione .madre e figlio si vedono reciprocamente solo dopo il distacco del parto.
      La gioia che viene dalla croce è invincibile : è amore e vita che vince l'odio e la morte stessa.
      Si pone una connessione - la congiunzione “e” - tra la gioia e quel giorno , che è quello di Pasqua.
      “Quel giorno” sarà la nascita dell'uomo nuovo ,in una vita che dura sempre.
      E' il giorno definitivo, il giorno del Signore.
      Allora il silenzio di Dio diventa “la Parola” : il tempo di incomprensione e tristezza si tramuta in comprensione e gioia.

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