FAUSTI – Gesù non risponde ai greci, ma ai discepoli, che dovranno continuare la Sua missione. Dopo l'unzione di Betania e l'ingresso regale in Gerusalemme , è giunta l'ora della glorificazione del Figlio dell'uomo, che è quella del seme che muore e porta molto frutto. Se negli altri Vangeli la Parola è il seme di Dio, in Giovanni Gesù stesso è il seme. Infatti è lui la Parola. Alla sua gloria è associato chiunque voglia seguirlo nel Suo stesso cammino. L'ora di cui si è parlato per la prima volta a Cana, è venuta. Tutto il giorno di Gesù culmina in quest'ora : è l'ora della glorificazione del Figlio e del Padre. In Giovanni la vita di Gesù è vista nella prospettiva di quest'ora : è illuminata dalla gloria del Dio Amore, che si manifesta sulla croce. Lì il Figlio dell'uomo è glorificato : rivela Dio come Dio, nella sua distanza infinita da ogni immagine che l'uomo si è fatta e si farà di Lui. Anche gli altri Vangeli hanno come punto di arrivo la rivelazione della Gloria del Crocifisso. Giovanni ha però una prospettiva rovesciata : contempla la vita di Gesù all'indietro, dal Suo compimento. Per questo il suo Vangelo è tutto una “trasfigurazione”, che legge ogni evento come “segno” della Gloria. Gesù prende un esempio dalla creazione per indicare il mistero della nuova creazione. Egli che è la Parola, Pane e Vita, si paragona al seme di frumento, che esplica la sua forza vitale proprio quando cade nella terra. Il destino del seme, che produce secondo la sua specie, è lo stesso del Figlio dell'uomo , come il seme cade nella terra , muore e porta molto frutto, così Gesù, innalzato dalla terra, attira a sé tutti gli uomini e comunica loro la sua vita di Figlio. Se non amasse i fratelli, perderebbe la sua identità di figlio. Lo stesso vale per ogni uomo, creato in Lui. L'egoismo è sterile , il seme che volesse conservarsi , resterebbe solo e perderebbe la sua qualità di seme : non comunicherebbe vita. Una vita che non si dona è morta. Un chicco che muore è fecondo : dando la vita, è principio di vita. I greci, che vogliono vedere Gesù sono la primizia di questa fecondità.
Il martirio e la canonizzazione Il 5 luglio 1902 mentre i Serenelli e i Goretti erano nei campi e Maria si trovava sola in casa, Alessandro la aggredì e tentò di violentarla. “No, Dio non vuole, andrai all’inferno!”, lo ammonì la bambina desiderosa di custodire la sua castità. Il giovane allora, accecato dalla rabbia, la colpì ripetutamente con un punteruolo, ferendola mortalmente. Il giorno successivo, prima di spirare, la piccola perdonò il carnefice confidando alla madre l’intimo desiderio che anche lui potesse raggiungerla in Paradiso. Condannato al carcere il ragazzo si convertì nel 1910 e, scontata la pena, nel 1928 chiese perdono ad Assunta Goretti, accostandosi con lei alla Comunione. Per voler di Pio XII Marietta fu proclamata santa il 24 giugno 1940. Nel 1950 alla canonizzazione, partecipata da una folla immensa, era presente anche la mamma ammalata. Il santuario della Madonna delle Grazie a Nettuno che custodisce le spoglie mortali della martire è oggi meta costante di pellegrinaggi.
Antifona Vieni, sposa di Cristo, ricevi la corona che da sempre il Signore ha preparato per te.
Oppure:
Ha disprezzato il regno di questo mondo per amore del Signore Gesù Cristo.
Colletta O Dio, sostegno degli innocenti e gioia dei puri di cuore, che a santa Maria [Goretti] hai dato in giovane età la grazia del martirio e le hai donato la corona di gloria per aver difeso la sua verginità, concedi a noi, per sua intercessione, una costante fedeltà ai tuoi comandamenti. Per il nostro Signore Gesù Cristo.
Prima Lettura Ti farò mia sposa per sempre. Dal libro del profeta Osèa Os 2,16.17b-18.21-22
Così dice il Signore: «Ecco, io la sedurrò, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore. Là mi risponderà come nei giorni della sua giovinezza, come quando uscì dal paese d'Egitto. E avverrà, in quel giorno - oracolo del Signore - mi chiamerai: "Marito mio", e non mi chiamerai più: "Baal, mio padrone". Ti farò mia sposa per sempre, ti farò mia sposa nella giustizia e nel diritto, nell'amore e nella benevolenza, ti farò mia sposa nella fedeltà e tu conoscerai il Signore».
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale Dal Sal 144 (145)
R. Misericordioso e pietoso è il Signore. Oppure: R. Canterò per sempre la fedeltà del tuo amore.
Ti voglio benedire ogni giorno, lodare il tuo nome in eterno e per sempre. Grande è il Signore e degno di ogni lode; senza fine è la sua grandezza. R.
Una generazione narra all'altra le tue opere, annuncia le tue imprese. Il glorioso splendore della tua maestà e le tue meraviglie voglio meditare. R.
Parlino della tua terribile potenza: anch'io voglio raccontare la tua grandezza. Diffondano il ricordo della tua bontà immensa, acclamino la tua giustizia. R.
Misericordioso e pietoso è il Signore, lento all'ira e grande nell'amore. Buono è il Signore verso tutti, la sua tenerezza si espande su tutte le creature. R.
Acclamazione al Vangelo Alleluia, alleluia.
Il salvatore nostro Cristo Gesù ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita per mezzo del Vangelo. (Cf. 2Tm 1,10)
Alleluia.
Vangelo Mia figlia è morta proprio ora; ma vieni ed ella vivrà. Dal Vangelo secondo Matteo Mt 9,18-26
In quel tempo, [mentre Gesù parlava,] giunse uno dei capi, gli si prostrò dinanzi e disse: «Mia figlia è morta proprio ora; ma vieni, imponi la tua mano su di lei ed ella vivrà». Gesù si alzò e lo seguì con i suoi discepoli. Ed ecco, una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni, gli si avvicinò alle spalle e toccò il lembo del suo mantello. Diceva infatti tra sé: «Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò salvata». Gesù si voltò, la vide e disse: «Coraggio, figlia, la tua fede ti ha salvata». E da quell'istante la donna fu salvata. Arrivato poi nella casa del capo e veduti i flautisti e la folla in agitazione, Gesù disse: «Andate via! La fanciulla infatti non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma dopo che la folla fu cacciata via, egli entrò, le prese la mano e la fanciulla si alzò. E questa notizia si diffuse in tutta quella regione.
Le Parole dei Papi Intorno a Gesù c’era tanta folla, e dunque tante persone lo toccavano, eppure a loro non succede niente. Quando invece questa donna tocca Gesù, viene guarita. Dove sta la differenza? Commentando questo punto del testo, Sant’Agostino dice – a nome di Gesù –: «La folla mi si accalca intorno, ma la fede mi tocca» (Discorso 243, 2, 2). È così: ogni volta che facciamo un atto di fede indirizzato a Gesù, si stabilisce un contatto con Lui e immediatamente esce da Lui la sua grazia. A volte noi non ce ne accorgiamo, ma in modo segreto e reale la grazia ci raggiunge e da dentro pian piano trasforma la vita. Forse anche oggi tante persone si accostano a Gesù in modo superficiale, senza credere veramente nella sua potenza. Calpestiamo la superficie delle nostre chiese, ma forse il cuore è altrove! Questa donna, silenziosa e anonima, vince le sue paure, toccando il cuore di Gesù con le sue mani considerate impure a causa della malattia. Ed ecco che subito si sente guarita. (…) Nella vita ci sono momenti di delusione e di scoraggiamento, e c’è anche l’esperienza della morte. Impariamo da quella donna, da quel padre: andiamo da Gesù: Lui può guarirci, può farci rinascere. Gesù è la nostra speranza! (Leone XIV - Udienza generale, 25 giugno 2025)
Chi crede “tocca” Gesù e attinge da Lui la Grazia che salva. La fede è questo: toccare Gesù e attingere da Lui la grazia che salva. Gesù se ne accorge e, in mezzo alla gente, cerca il volto di quella donna. Lei si fa avanti tremante e Lui le dice: «Figlia, la tua fede ti ha salvata» (v. 34). E’ la voce del Padre celeste che parla in Gesù. E ogni volta che Gesù si avvicina a noi, quando noi andiamo da Lui con la fede, sentiamo questo dal Padre: “Figlio, tu sei mio figlio, tu sei mia figlia! Tu sei guarito, tu sei guarita. Io perdono tutti, tutto. Io guarisco tutti e tutto”. P. Francesco Angelus 28 6 2015 Il Vangelo […] presenta due prodigi operati da Gesù, descrivendoli quasi come una sorta di marcia trionfale verso la vita. […] Si tratta di due racconti ad incastro, con un unico centro: la fede; e mostrano Gesù come sorgente di vita, come Colui che ridona la vita a chi si fida pienamente di Lui. I due protagonisti, cioè il padre della fanciulla e la donna malata, non sono discepoli di Gesù eppure vengono esauditi per la loro fede. Hanno fede in quell’uomo. Da questo comprendiamo che sulla strada del Signore sono ammessi tutti: nessuno deve sentirsi un intruso, un abusivo o un non avente diritto. Per avere accesso al suo cuore, al cuore di Gesù, c’è un solo requisito: sentirsi bisognosi di guarigione e affidarsi a Lui. […] Gesù va a scoprire queste persone tra la folla e le toglie dall’anonimato, le libera dalla paura di vivere e di osare. Lo fa con uno sguardo e con una parola che li rimette in cammino dopo tante sofferenze e umiliazioni. Anche noi siamo chiamati a imparare e a imitare queste parole che liberano e questi sguardi che restituiscono, a chi ne è privo, la voglia di vivere. In questa pagina evangelica si intrecciano i temi della fede e della vita nuova che Gesù è venuto ad offrire a tutti. […] Gesù è il Signore, e davanti a Lui la morte fisica è come un sonno: non c’è motivo di disperarsi. Un’altra è la morte di cui avere paura: quella del cuore indurito dal male! Di quella sì, dobbiamo avere paura! […] Ma anche il peccato, anche il cuore mummificato, per Gesù non è mai l’ultima parola, perché Lui ci ha portato l’infinita misericordia del Padre. ( P. Francesco Angelus, 1 luglio 2018)
BENEDETTO XVI (Escatologia ) La sofferenza, la malattia, se possono da un lato paralizzare l'uomo come uomo e dissolvere non soltanto il suo fisico, ma anche la sua psiche e il suo spirito,possono però, dall'altro lato,anche porre fine al suo autocompacimento, destare il suo spirito dall'intorpidimento e indurre così l'uomo a prendere coscienza di sé. Il confronto con il dolore è il vero luogo dove si decide l'humanum, poiché in questa situazione l'uomo è posto concretamente e inevitabilmente di fronte al dato di fatto di non poter disporre della propria vita, che la propria vita non gli appartiene. Egli vi può reagire ribellandosi, per cui cercherà di procurarsi ugualmente quel potere, lasciandosi andare a un atteggiamento di collera disperata. Ma vi può anche reagire, al contrario, tentando di affidarsi senza timore al potere estraneo e lasciandosi guidare senza troppa preoccupazione e attaccamento a se stesso. In tal caso, l'atteggiamento verso il dolore, verso la presenza della morte nella vita si fonderà in quella disposizione fondamentale che chiamiamo amore. Ora , infatti, l'uomo incontra l'impossibilità di disporre della propria esistenza, non solo al limite fisico della vita, che si annuncia nella malattia, ma pure nell'ambito centrale dell'humanum, cioè nell'amore, in quanto egli è destinato ad essere fatto oggetto d'amore e ad aver bisogno dell'amore stesso come alimento essenziale della sua anima. L'amore, tuttavia, - ossia ciò di cui l'uomo ha maggiormente bisogno - l'uomo non se lo può procurare da se stesso; lo deve invece attendere, ed è certo che non lo riceverà quando voglia ottenerlo da sé. Di nuovo, egli potrà indispettirsi per questa sua dipendenza e volersene sbarazzare limitandosi alla mera soddisfazione dei suoi bisogni, senza implicare nè lo spirito né il cuore. Ma l'uomo può anche, all'opposto, accettare la sua situazione e nutrire fiducia nella certezza che la potenza che l'ha creato così non lo ingannerà.
FAUSTI – Gesù non risponde ai greci, ma ai discepoli, che dovranno continuare la Sua missione.
RispondiEliminaDopo l'unzione di Betania e l'ingresso regale in Gerusalemme , è giunta l'ora della glorificazione del Figlio dell'uomo, che è quella del seme che muore e porta molto frutto.
Se negli altri Vangeli la Parola è il seme di Dio, in Giovanni Gesù stesso è il seme.
Infatti è lui la Parola.
Alla sua gloria è associato chiunque voglia seguirlo nel Suo stesso cammino.
L'ora di cui si è parlato per la prima volta a Cana, è venuta.
Tutto il giorno di Gesù culmina in quest'ora : è l'ora della glorificazione del Figlio e del Padre.
In Giovanni la vita di Gesù è vista nella prospettiva di quest'ora : è illuminata dalla gloria del Dio Amore, che si manifesta sulla croce.
Lì il Figlio dell'uomo è glorificato : rivela Dio come Dio, nella sua distanza infinita da ogni immagine che l'uomo si è fatta e si farà di Lui.
Anche gli altri Vangeli hanno come punto di arrivo la rivelazione della Gloria del Crocifisso. Giovanni ha però una prospettiva rovesciata : contempla la vita di Gesù all'indietro, dal Suo compimento. Per questo il suo Vangelo è tutto una “trasfigurazione”, che legge ogni evento come “segno” della Gloria.
Gesù prende un esempio dalla creazione per indicare il mistero della nuova creazione.
Egli che è la Parola, Pane e Vita, si paragona al seme di frumento, che esplica la sua forza vitale proprio quando cade nella terra. Il destino del seme, che produce secondo la sua specie, è lo stesso del Figlio dell'uomo , come il seme cade nella terra , muore e porta molto frutto, così Gesù, innalzato dalla terra, attira a sé tutti gli uomini e comunica loro la sua vita di Figlio.
Se non amasse i fratelli, perderebbe la sua identità di figlio.
Lo stesso vale per ogni uomo, creato in Lui. L'egoismo è sterile , il seme che volesse conservarsi , resterebbe solo e perderebbe la sua qualità di seme : non comunicherebbe vita.
Una vita che non si dona è morta. Un chicco che muore è fecondo : dando la vita, è principio di vita. I greci, che vogliono vedere Gesù sono la primizia di questa fecondità.
Il martirio e la canonizzazione
RispondiEliminaIl 5 luglio 1902 mentre i Serenelli e i Goretti erano nei campi e Maria si trovava sola in casa, Alessandro la aggredì e tentò di violentarla. “No, Dio non vuole, andrai all’inferno!”, lo ammonì la bambina desiderosa di custodire la sua castità. Il giovane allora, accecato dalla rabbia, la colpì ripetutamente con un punteruolo, ferendola mortalmente. Il giorno successivo, prima di spirare, la piccola perdonò il carnefice confidando alla madre l’intimo desiderio che anche lui potesse raggiungerla in Paradiso. Condannato al carcere il ragazzo si convertì nel 1910 e, scontata la pena, nel 1928 chiese perdono ad Assunta Goretti, accostandosi con lei alla Comunione. Per voler di Pio XII Marietta fu proclamata santa il 24 giugno 1940. Nel 1950 alla canonizzazione, partecipata da una folla immensa, era presente anche la mamma ammalata. Il santuario della Madonna delle Grazie a Nettuno che custodisce le spoglie mortali della martire è oggi meta costante di pellegrinaggi.
Antifona
RispondiEliminaVieni, sposa di Cristo, ricevi la corona
che da sempre il Signore ha preparato per te.
Oppure:
Ha disprezzato il regno di questo mondo
per amore del Signore Gesù Cristo.
Colletta
O Dio, sostegno degli innocenti e gioia dei puri di cuore,
che a santa Maria [Goretti] hai dato in giovane età
la grazia del martirio e le hai donato la corona di gloria
per aver difeso la sua verginità,
concedi a noi, per sua intercessione,
una costante fedeltà ai tuoi comandamenti.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.
Prima Lettura
Ti farò mia sposa per sempre.
Dal libro del profeta Osèa
Os 2,16.17b-18.21-22
Così dice il Signore:
«Ecco, io la sedurrò,
la condurrò nel deserto
e parlerò al suo cuore.
Là mi risponderà
come nei giorni della sua giovinezza,
come quando uscì dal paese d'Egitto.
E avverrà, in quel giorno
- oracolo del Signore -
mi chiamerai: "Marito mio",
e non mi chiamerai più: "Baal, mio padrone".
Ti farò mia sposa per sempre,
ti farò mia sposa
nella giustizia e nel diritto,
nell'amore e nella benevolenza,
ti farò mia sposa nella fedeltà
e tu conoscerai il Signore».
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale
Dal Sal 144 (145)
R. Misericordioso e pietoso è il Signore.
Oppure:
R. Canterò per sempre la fedeltà del tuo amore.
Ti voglio benedire ogni giorno,
lodare il tuo nome in eterno e per sempre.
Grande è il Signore e degno di ogni lode;
senza fine è la sua grandezza. R.
Una generazione narra all'altra le tue opere,
annuncia le tue imprese.
Il glorioso splendore della tua maestà
e le tue meraviglie voglio meditare. R.
Parlino della tua terribile potenza:
anch'io voglio raccontare la tua grandezza.
Diffondano il ricordo della tua bontà immensa,
acclamino la tua giustizia. R.
Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all'ira e grande nell'amore.
Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature. R.
Acclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia.
Il salvatore nostro Cristo Gesù ha vinto la morte
e ha fatto risplendere la vita per mezzo del Vangelo. (Cf. 2Tm 1,10)
Alleluia.
Vangelo
Mia figlia è morta proprio ora; ma vieni ed ella vivrà.
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 9,18-26
In quel tempo, [mentre Gesù parlava,] giunse uno dei capi, gli si prostrò dinanzi e disse: «Mia figlia è morta proprio ora; ma vieni, imponi la tua mano su di lei ed ella vivrà». Gesù si alzò e lo seguì con i suoi discepoli.
Ed ecco, una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni, gli si avvicinò alle spalle e toccò il lembo del suo mantello. Diceva infatti tra sé: «Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò salvata». Gesù si voltò, la vide e disse: «Coraggio, figlia, la tua fede ti ha salvata». E da quell'istante la donna fu salvata.
Arrivato poi nella casa del capo e veduti i flautisti e la folla in agitazione, Gesù disse: «Andate via! La fanciulla infatti non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma dopo che la folla fu cacciata via, egli entrò, le prese la mano e la fanciulla si alzò. E questa notizia si diffuse in tutta quella regione.
Parola del Signore.
Le Parole dei Papi
RispondiEliminaIntorno a Gesù c’era tanta folla, e dunque tante persone lo toccavano, eppure a loro non succede niente. Quando invece questa donna tocca Gesù, viene guarita. Dove sta la differenza? Commentando questo punto del testo, Sant’Agostino dice – a nome di Gesù –: «La folla mi si accalca intorno, ma la fede mi tocca» (Discorso 243, 2, 2). È così: ogni volta che facciamo un atto di fede indirizzato a Gesù, si stabilisce un contatto con Lui e immediatamente esce da Lui la sua grazia. A volte noi non ce ne accorgiamo, ma in modo segreto e reale la grazia ci raggiunge e da dentro pian piano trasforma la vita. Forse anche oggi tante persone si accostano a Gesù in modo superficiale, senza credere veramente nella sua potenza. Calpestiamo la superficie delle nostre chiese, ma forse il cuore è altrove! Questa donna, silenziosa e anonima, vince le sue paure, toccando il cuore di Gesù con le sue mani considerate impure a causa della malattia. Ed ecco che subito si sente guarita. (…) Nella vita ci sono momenti di delusione e di scoraggiamento, e c’è anche l’esperienza della morte. Impariamo da quella donna, da quel padre: andiamo da Gesù: Lui può guarirci, può farci rinascere. Gesù è la nostra speranza! (Leone XIV - Udienza generale, 25 giugno 2025)
Chi crede “tocca” Gesù e attinge da Lui la Grazia che salva. La fede è questo: toccare Gesù e attingere da Lui la grazia che salva. Gesù se ne accorge e, in mezzo alla gente, cerca il volto di quella donna. Lei si fa avanti tremante e Lui le dice: «Figlia, la tua fede ti ha salvata» (v. 34). E’ la voce del Padre celeste che parla in Gesù. E ogni volta che Gesù si avvicina a noi, quando noi andiamo da Lui con la fede, sentiamo questo dal Padre: “Figlio, tu sei mio figlio, tu sei mia figlia! Tu sei guarito, tu sei guarita. Io perdono tutti, tutto. Io guarisco tutti e tutto”.
RispondiEliminaP. Francesco Angelus 28 6 2015
Il Vangelo […] presenta due prodigi operati da Gesù, descrivendoli quasi come una sorta di marcia trionfale verso la vita. […] Si tratta di due racconti ad incastro, con un unico centro: la fede; e mostrano Gesù come sorgente di vita, come Colui che ridona la vita a chi si fida pienamente di Lui. I due protagonisti, cioè il padre della fanciulla e la donna malata, non sono discepoli di Gesù eppure vengono esauditi per la loro fede. Hanno fede in quell’uomo. Da questo comprendiamo che sulla strada del Signore sono ammessi tutti: nessuno deve sentirsi un intruso, un abusivo o un non avente diritto. Per avere accesso al suo cuore, al cuore di Gesù, c’è un solo requisito: sentirsi bisognosi di guarigione e affidarsi a Lui. […] Gesù va a scoprire queste persone tra la folla e le toglie dall’anonimato, le libera dalla paura di vivere e di osare. Lo fa con uno sguardo e con una parola che li rimette in cammino dopo tante sofferenze e umiliazioni. Anche noi siamo chiamati a imparare e a imitare queste parole che liberano e questi sguardi che restituiscono, a chi ne è privo, la voglia di vivere. In questa pagina evangelica si intrecciano i temi della fede e della vita nuova che Gesù è venuto ad offrire a tutti. […] Gesù è il Signore, e davanti a Lui la morte fisica è come un sonno: non c’è motivo di disperarsi. Un’altra è la morte di cui avere paura: quella del cuore indurito dal male! Di quella sì, dobbiamo avere paura! […] Ma anche il peccato, anche il cuore mummificato, per Gesù non è mai l’ultima parola, perché Lui ci ha portato l’infinita misericordia del Padre.
( P. Francesco Angelus, 1 luglio 2018)
BENEDETTO XVI (Escatologia ) La sofferenza, la malattia, se possono da un lato paralizzare l'uomo come uomo e dissolvere non soltanto il suo fisico, ma anche la sua psiche e il suo spirito,possono però, dall'altro lato,anche porre fine al suo autocompacimento, destare il suo spirito dall'intorpidimento e indurre così l'uomo a prendere coscienza di sé.
RispondiEliminaIl confronto con il dolore è il vero luogo dove si decide l'humanum, poiché in questa situazione l'uomo è posto concretamente e inevitabilmente di fronte al dato di fatto di non poter disporre della propria vita, che la propria vita non gli appartiene.
Egli vi può reagire ribellandosi, per cui cercherà di procurarsi ugualmente quel potere, lasciandosi andare a un atteggiamento di collera disperata.
Ma vi può anche reagire, al contrario, tentando di affidarsi senza timore al potere estraneo e lasciandosi guidare senza troppa preoccupazione e attaccamento a se stesso.
In tal caso, l'atteggiamento verso il dolore, verso la presenza della morte nella vita si fonderà in quella disposizione fondamentale che chiamiamo amore.
Ora , infatti, l'uomo incontra l'impossibilità di disporre della propria esistenza, non solo al limite fisico della vita, che si annuncia nella malattia, ma pure nell'ambito centrale dell'humanum, cioè nell'amore, in quanto egli è destinato ad essere fatto oggetto d'amore e ad aver bisogno dell'amore stesso come alimento essenziale della sua anima.
L'amore, tuttavia, - ossia ciò di cui l'uomo ha maggiormente bisogno - l'uomo non se lo può procurare da se stesso; lo deve invece attendere, ed è certo che non lo riceverà quando voglia ottenerlo da sé.
Di nuovo, egli potrà indispettirsi per questa sua dipendenza e volersene sbarazzare limitandosi alla mera soddisfazione dei suoi bisogni, senza implicare nè lo spirito né il cuore.
Ma l'uomo può anche, all'opposto, accettare la sua situazione e nutrire fiducia nella certezza che la potenza che l'ha creato così non lo ingannerà.