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venerdì 8 novembre 2024

SANTA ELISABETTA DELLA SANTISSIMA TRINITA'


 

7 commenti:

  1. Antifona
    Non abbandonarmi, Signore, mio Dio,
    da me non stare lontano;
    vieni presto in mio aiuto,
    o Signore, mia salvezza. (Sal 37,22-23)

    Dio onnipotente e misericordioso,
    tu solo puoi dare ai tuoi fedeli
    il dono di servirti in modo lodevole e degno;
    fa’ che corriamo senza ostacoli verso i beni da te promessi.
    Per il nostro Signore Gesù Cristo.


    Prima Lettura
    Pienezza della Legge è la carità.
    Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
    Rm 13,8-10

    Fratelli, non siate debitori di nulla a nessuno, se non dell’amore vicendevole; perché chi ama l’altro ha adempiuto la Legge.
    Infatti: «Non commetterai adulterio, non ucciderai, non ruberai, non desidererai», e qualsiasi altro comandamento, si ricapitola in questa parola: «Amerai il tuo prossimo come te stesso».
    La carità non fa alcun male al prossimo: pienezza della Legge infatti è la carità.

    Parola di Dio.


    Salmo Responsoriale
    Sal 111 (112)
    R. Felice l’uomo pietoso, che dona ai poveri.
    Beato l’uomo che teme il Signore
    e nei suoi precetti trova grande gioia.
    Potente sulla terra sarà la sua stirpe,
    la discendenza degli uomini retti sarà benedetta. R.

    Spunta nelle tenebre, luce per gli uomini retti:
    misericordioso, pietoso e giusto.
    Felice l’uomo pietoso che dà in prestito,
    amministra i suoi beni con giustizia. R.

    Egli dona largamente ai poveri,
    la sua giustizia rimane per sempre,
    la sua fronte s’innalza nella gloria. R.


    Acclamazione al Vangelo
    Alleluia, alleluia.

    Beati voi, se venite insultati per il nome di Cristo,
    perché lo Spirito di Dio riposa su di voi. (1Pt 4,14)

    Alleluia.

    Vangelo
    Chi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo.
    Dal Vangelo secondo Luca
    Lc 14,25-33

    In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro:
    «Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.
    Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”.
    Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace.
    Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».

    Parola del Signore.

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    1. PAROLE DEL SANTO PADRE
      Nel Vangelo di oggi Gesù insiste sulle condizioni per essere suoi discepoli: non anteporre nulla all’amore per Lui, portare la propria croce e seguirlo. Molta gente infatti si avvicinava a Gesù, voleva entrare tra i suoi seguaci; e questo accadeva specialmente dopo qualche segno prodigioso, che lo accreditava come il Messia, il Re d’Israele. Ma Gesù non vuole illudere nessuno. Lui sa bene che cosa lo attende a Gerusalemme, qual è la via che il Padre gli chiede di percorrere: è la via della croce, del sacrificio di se stesso per il perdono dei nostri peccati. Seguire Gesù non significa partecipare a un corteo trionfale! Significa condividere il suo amore misericordioso, entrare nella sua grande opera di misericordia per ogni uomo e per tutti gli uomini. L’opera di Gesù è proprio un’opera di misericordia, di perdono, di amore! È tanto misericordioso Gesù! E questo perdono universale, questa misericordia, passa attraverso la croce. Gesù non vuole compiere questa opera da solo: vuole coinvolgere anche noi nella missione che il Padre gli ha affidato. Dopo la risurrezione dirà ai suoi discepoli: «Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi … A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati» (Gv 20,21.22). Il discepolo di Gesù rinuncia a tutti i beni perché ha trovato in Lui il Bene più grande, nel quale ogni altro bene riceve il suo pieno valore e significato […] Il cristiano si distacca da tutto e ritrova tutto nella logica del Vangelo, la logica dell’amore e del servizio. (Angelus, 8 settembre 2013)

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  2. FAUSTI – Nel brano precedente si dice che gli invitati sono i poveri e gli esclusi. A loro spetta il Regno, perché sono come Gesù. Ora si dice al discepolo di vedere bene se si trova tra quelli, perché, per stare con Lui, è necessario scegliere il Suo stesso posto.
    Per questo a chi non lascia tutto , ripete per ben tre volte “non può essere mio discepolo!”.
    Il Regno è offerto gratis. Ci sono però delle condizioni per accoglierlo.
    La porta è stretta. Tutti siamo troppo gonfi per entrarci!
    Davanti alle richieste di Gesù nessuno è grado di farcela.
    Luca vuol renderci coscienti della nostra incapacità , in modo che, disperando di noi, speriamo in Lui!Queste parole sono una puntura che ci trafigge : sgonfiandoci di ogni presunzione, ci rende umili, poveri e mendicanti, perchè gridiamo verso di Lui, come il cieco di Gerico.
    La nostra unica possibilità di essere discepoli è la confessata impossibilità : “Quando sono debole, è allora che sono forte” (S. Paolo 2 Cor 12,10) : forte della forza di Colui che mi conforta e mi rende tutto possibile(Fil 4,13).
    La povertà, che Gesù chiede, non è stoica; è motivata dall'amore per Lui. Tocca tutti i livelli ed è l'unica virtù che, quanto più è materiale, tanto più è spirituale!
    Ma solo se è dettata dall'amore e non indurisce verso gli altri.
    La povertà comporta umiliazione e porta all'umiltà. Pur essendo in sé maledizione e privazione, diventa scelta cordiale e necessaria per il discepolo che vuol stare col Signore.
    Le esigenze del discepolato sono : odio verso ciò che è caro, amore verso ciò che è odioso al mondo, per andare dietro a Gesù, prudente valutazione di chi non vuol restare a metà dell'impresa o venire sconfitto e saggia follia di uno che trova la sua forza nel perdere tutto.
    Diversamente si è come sale sciocco . inservibile, irrecuperabile, da buttare.
    Siamo nel cuore della catechesi lucana , che si snoda nel viaggio dalla Samaria a Gerusalemme. Se le cose stanno così, chi salirà il monte del Signore? (Sl 24,3).
    Chi raggiungerà un'intimità tale col suo Signore che per lui diventi padre, madre, moglie, fratello, sorella e ogni bene?. Chi decide evangelicamente di abbandonare tutto per scegliere il Regno?
    La forza di tale decisione è l'amore di chi è stato conquistato da Lui, e giunge a un'unione appagante con Lui, in cui trova ogni delizia.
    Egli diviene l'Unico, il Solo ; il resto non ha più sapore.

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  3. Pregate con S. Elisabetta della Trinità

    O mio Dio, Trinità che adoro, aiutatemi a dimenticarmi interamente per stabilirmi in voi, immobile e quieta come se la mia anima fosse già nell'eternità. Che nulla possa turbare la mia pace, o farmi uscire da voi, mio ​​Immutabile Bene, ma che ogni istante mi porti più all'interno nella profondità del vostro Mistero.

    Pacificate la mia anima, fatene il vostro cielo, la vostra dimora preferita e il luogo del vostro riposo.

    Che io non vi lasci mai solo, ma sia là tutta quanta, tutta desta nella mia fede, tutta in adorazione, tutta abbandonata alla vostra Azione creatrice.

    O mio amato Cristo, crocifisso per amore, vorrei essere una sposa del vostro Cuore, vorrei coprirvi di gloria, vorrei amarvi... fino a morirne!

    Ma sento la mia impotenza e vi chiedo di "rivestirmi di voi stesso", di immedesimare la mia anima con tutti i movimenti della vostra anima, di sommergermi, d'invadermi, di sostituirvi a me, affinché la mia vita non sia che un' irradiazione della vostra Vita.

    Venite nella mia anima come Adoratore, come Riparatore e come Salvatore.

    . O Verbo eterno, Parola del mio Dio, voglio passare la mia vita ad ascoltarvi, voglio farmi tutta docilità, per imparare tutto da voi.

    Poi, attraverso tutte le notti, tutti i vuoti, tutte le impotenze, voglio fissare sempre voi e restare sotto la vostra grande luce. O mio Astro amato, incantatemi perché non possa più uscire dallo splendore dei vostri raggi.

    O consumatore Fuoco, Spirito d'amore, "scendete sopra di me", affinché si faccia nella mia anima come un'incarnazione del Verbo:… ed io sia per Lui un'aggiunta d'umanità nella quale Egli rinnovi tutto il suo Mistero…

    E voi, o Padre, chinatevi sulla vostra piccola creatura, "copritela della vostra ombra" e non guardate in lei che il "Diletto nel quale avete riposto tutte le vostre compiacenze".

    O miei Tre, mio ​​Tutto, l'abisso delle vostre grandezze. mia Beatitudine, Solitudine infinita, Immensità in cui mi perdo, …mi consegno a voi come una preda. Seppellitevi in ​​me perché mi seppellisca in voi, in attesa di venire a contemplare nella vostra luce… l'abisso delle vostre grandezze.

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  4. PAROLE DEL SANTO PADRE
    Nel Vangelo di oggi Gesù insiste sulle condizioni per essere suoi discepoli: non anteporre nulla all’amore per Lui, portare la propria croce e seguirlo. Molta gente infatti si avvicinava a Gesù, voleva entrare tra i suoi seguaci; e questo accadeva specialmente dopo qualche segno prodigioso, che lo accreditava come il Messia, il Re d’Israele. Ma Gesù non vuole illudere nessuno. Lui sa bene che cosa lo attende a Gerusalemme, qual è la via che il Padre gli chiede di percorrere: è la via della croce, del sacrificio di se stesso per il perdono dei nostri peccati. Seguire Gesù non significa partecipare a un corteo trionfale! Significa condividere il suo amore misericordioso, entrare nella sua grande opera di misericordia per ogni uomo e per tutti gli uomini. L’opera di Gesù è proprio un’opera di misericordia, di perdono, di amore! È tanto misericordioso Gesù! E questo perdono universale, questa misericordia, passa attraverso la croce. Gesù non vuole compiere questa opera da solo: vuole coinvolgere anche noi nella missione che il Padre gli ha affidato. Dopo la risurrezione dirà ai suoi discepoli: «Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi … A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati» (Gv 20,21.22). Il discepolo di Gesù rinuncia a tutti i beni perché ha trovato in Lui il Bene più grande, nel quale ogni altro bene riceve il suo pieno valore e significato […] Il cristiano si distacca da tutto e ritrova tutto nella logica del Vangelo, la logica dell’amore e del servizio. (Angelus, 8 settembre 2013

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  5. Antifona

    Non abbandonarmi, Signore, mio Dio,
    da me non stare lontano;
    vieni presto in mio aiuto,
    o Signore, mia salvezza. (Sal 37,22-23)
    Colletta

    Dio onnipotente e misericordioso,
    tu solo puoi dare ai tuoi fedeli
    il dono di servirti in modo lodevole e degno;
    fa’ che corriamo senza ostacoli verso i beni da te promessi.
    Per il nostro Signore Gesù Cristo.

    Prima Lettura
    Aspettiamo come salvatore il Signore Gesù Cristo, il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso.

    Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési
    Fil 3,17-4,1

    Fratelli, fatevi insieme miei imitatori e guardate quelli che si comportano secondo l'esempio che avete in noi.
    Perché molti - ve l'ho già detto più volte e ora, con le lacrime agli occhi, ve lo ripeto - si comportano da nemici della croce di Cristo. La loro sorte finale sarà la perdizione, il ventre è il loro dio. Si vantano di ciò di cui dovrebbero vergognarsi e non pensano che alle cose della terra.
    La nostra cittadinanza infatti è nei cieli e di là aspettiamo come salvatore il Signore Gesù Cristo, il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso, in virtù del potere che egli ha di sottomettere a sé tutte le cose.
    Perciò, fratelli miei carissimi e tanto desiderati, mia gioia e mia corona, rimanete in questo modo saldi nel Signore, carissimi!

    Parola di Dio.

    Salmo Responsoriale

    Dal Sal 121 (122)

    R. Andremo con gioia alla casa del Signore.

    Quale gioia, quando mi dissero:
    «Andremo alla casa del Signore!».
    Già sono fermi i nostri piedi
    alle tue porte, Gerusalemme! R.

    Gerusalemme è costruita
    come città unita e compatta.
    È là che salgono le tribù,
    le tribù del Signore. R.

    Secondo la legge d'Israele,
    per lodare il nome del Signore.
    Là sono posti i troni del giudizio,
    i troni della casa di Davide. R.

    Acclamazione al Vangelo

    Alleluia, alleluia.

    Chi osserva la parola di Gesù Cristo
    in lui l’amore di Dio è veramente perfetto. (1Gv 2,5)

    Alleluia.

    Vangelo
    I figli di questo mondo verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.

    Dal Vangelo secondo Luca
    Lc 16,1-8

    In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli:
    «Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: "Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare".
    L'amministratore disse tra sé: "Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l'amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall'amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua".
    Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: "Tu quanto devi al mio padrone?". Quello rispose: "Cento barili d'olio". Gli disse: "Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta". Poi disse a un altro: "Tu quanto devi?". Rispose: "Cento misure di grano". Gli disse: "Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta".
    Il padrone lodò quell'amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce».

    Parola del Signore.

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  6. FAUSTI
    La parabola dice quanto fa per noi Colui che è benevolo con tutti i disgraziati e i cattivi. Questa risponde alla domanda .”Che fare” noi, chiamati a diventare come Lui?
    La risposta è implicita nei due termini usati per indicare Dio e l'uomo, chiamati rispettivamente il Signore e l'amministratore.
    Ma l'uomo è un amministratore ingiusto, perchè si è fatto padrone di ciò che non è suo.
    Però ora conosce Dio : sa che tutto dona e tutto perdona. Di conseguenza sa “che fare” anche lui . Condonare ciò che in fondo non è suo. La scena si svolge ancora a quella mensa dove Gesù mangia con i peccatori . Dopo aver rivelato il cuore del Padre ai “giusti” che lo criticano, ora rivela ai discepoli l'uso corretto dei beni del mondo. Chi conosce il giudizio di Dio in Gesù non è più come il proprietario insipiente , che sbaglia nel sapere “che fare” Illuminato dalla sapienza del Vangelo , è come l'amministratore fedele e sapiente associato alla gloria del suo Signore.
    Il centro del brano è l'elogio dell'amministratore , che sfocia
    nell'esortazione ad agire come lui. La parabola ci insegna che anche i beni materiali vanno gestiti per quel che sono, secondo la loro natura di dono.
    Luca sa che quel che abbiamo accumulato è frutto di ingiustizia ; non l' abbiamo fatto propriamente per puro amore di Dio e del prossimo.
    Sa anche che continuiamo a vivere in un mondo che avanza sullo stesso binario.
    In tale situazione siamo chiamati a vivere con il criterio opposto a quello dell'egoismo.
    Abbiamo capito “che fare” : i beni sono un dono del Padre da condividere tra i fratelli.
    Questa parabola sconcerta un poco lettori e commentatori . Sembra oscura.
    In realtà è chiara : il Signore elogiò l'amministratore sapiente che cominciò a donare , come biasimò la stoltezza del padrone insipiente che continuò ad accumulare.
    Il racconto è probabilmente desunto da un fatto di cronaca : un amministratore ,accusato dalla sua avidità eccessiva ormai insostenibile , trova conveniente iniziare un nuovo tipo di rapporto, quello del dono.
    Gli è necessario per vivere quando sarà finita la sua amministrazione .
    Tale astuzia di uno dei figli di questo mondo, ci svela la vera sapienza che manca ai cosiddetti figli della luce e illustra il tema della misericordia , caro a Luca : a chi perdona, sarà perdonato, a chi dà, sarà dato . Sappiamo inoltre che la carità copre una moltitudine di peccati, perchè chi dona al povero, fa un prestito a Dio (Pr 19,17). Per questo “meglio è praticare l'elemosina che mettere da parte oro”. Infatti “salva dalla morte e purifica da ogni peccato” (Tb 12,9).
    La fede in Dio si gioca nella fedeltà in ciò che Egli ci ha affidato.
    C'è una falsa astuzia che fa porre la fiducia, invece che nel Creatore, nelle creature.
    E' una perversione che fa dei mezzi il fine , e ci riduce a servire a essi invece di servircene.
    La vera astuzia è di chi sa che tutto ciò che c'è , è dono di Dio, ed è un mezzo per entrare in comunione col Padre e con i fratelli. Per questo vive in rendimento di grazie e in spirito di condivisione .Il fallimento dell'uomo consiste nell'amare ciò che non è l'oggetto del suo cuore.

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