Salvaci, Signore Dio nostro, radunaci dalle genti, perché ringraziamo il tuo nome santo: lodarti sarà la nostra gloria. (Sal 105,47)
Colletta Signore Dio nostro, concedi a noi tuoi fedeli di adorarti con tutta l’anima e di amare tutti gli uomini con la carità di Cristo. Egli è Dio, e vive e regna con te.
Prima Lettura Il Dio della pace, che ha ricondotto dai morti il Pastore grande delle pecore vi renda perfetti in ogni bene. Dalla lettera agli Ebrei Eb 13,15-17.20-21
Fratelli, per mezzo di Gesù offriamo a Dio continuamente un sacrificio di lode, cioè il frutto di labbra che confessano il suo nome. Non dimenticatevi della beneficenza e della comunione dei beni, perché di tali sacrifici il Signore si compiace. Obbedite ai vostri capi e state loro sottomessi, perché essi vegliano su di voi e devono renderne conto, affinché lo facciano con gioia e non lamentandosi. Ciò non sarebbe di vantaggio per voi. Il Dio della pace, che ha ricondotto dai morti il Pastore grande delle pecore, in virtù del sangue di un'alleanza eterna, il Signore nostro Gesù, vi renda perfetti in ogni bene, perché possiate compiere la sua volontà, operando in voi ciò che a lui è gradito per mezzo di Gesù Cristo, al quale sia gloria nei secoli dei secoli. Amen.
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale Sal 22 (23)
R. Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla.
Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla. Su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce. Rinfranca l'anima mia. R.
Mi guida per il giusto cammino a motivo del suo nome. Anche se vado per una valle oscura, non temo alcun male, perché tu sei con me. Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza. R.
Davanti a me tu prepari una mensa sotto gli occhi dei miei nemici. Ungi di olio il mio capo; il mio calice trabocca. R.
Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne tutti i giorni della mia vita, abiterò ancora nella casa del Signore per lunghi giorni. R.
Acclamazione al Vangelo Alleluia, alleluia.
Le mie pecore ascoltano la mia voce, dice il Signore, e io le conosco ed esse mi seguono. (Gv 10,27)
Alleluia.
Vangelo Erano come pecore che non hanno pastore. Dal Vangelo secondo Marco Mc 6,30-34
In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po'». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare. Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.
PAROLE DEL SANTO PADRE Anzitutto, guardarsi dagli ipocriti, cioè stare attenti a non basare la vita sul culto dell’apparenza, dell’esteriorità, sulla cura esagerata della propria immagine. E, soprattutto, stare attenti a non piegare la fede ai nostri interessi. Mai approfittare del proprio ruolo per schiacciare gli altri, mai guadagnare sulla pelle dei più deboli! E vigilare, per non cadere nella vanità, perché non ci succeda di fissarci sulle apparenze, perdendo la sostanza e vivendo nella superficialità. Chiediamoci, ci aiuterà: in quello che diciamo e facciamo, desideriamo essere apprezzati e gratificati oppure rendere un servizio a Dio e al prossimo, specialmente ai più deboli? Vigiliamo sulla falsità del cuore, sull’ipocrisia, che è una pericolosa malattia dell’anima! (Angelus 7 novembre 2021)
Benedetto XVI - (da...) SPE SALVI - Non è difficile rendersi conto che l'esperienza della piccola schiava africana Bakhita è stata anche l'esperienza di molte persone picchiate e condannate alla schiavitù nell'epoca del Cristianesimo nascente. Il cristianesimo non aveva portato un messaggio sociale rivoluzionario come quello con cui Spartaco in lotte cruente aveva fallito . Gesù non era Spartaco, non era un combattente per una liberazione politica... Ciò che Egli stesso morto in croce, aveva portato era qualcosa di totalmente diverso: l' incontro col Signore di tutti i signori, l'incontro con il Dio vivente e così l'incontro con una speranza che era più forte delle sofferenze della schiavitù e che per questo trasformava dal di dentro la vita e il mondo. Ciò che di nuovo era avvenuto appare con massima evidenza nella Lettera di S.Paolo a Filemone.Si tratta di una lettera molto personale , che Paolo scrive nel carcere e affida allo schiavo fuggitivo Onesimo per il suo padrone- appunto Filemone. Si, paolo rimanda lo schiavo al suo padrone da cui era fuggito, e lo fa non ordinando, ma pregando :"Te l ho rimandato, lui, il mio cuore,...Forse per questo è stato separato da te per un momento, perché tu lo riavessi per sempre, non più però come schiavo, ma molto più che schiavo, come un fratello carissimo" (Fm10-16). Gli uomini che, secondo il loro stato civile, si rapportano tra loro come padroni schiavi, in quanto membri dell'unica Chiesa sono diventati tra loro fratelli e sorelle - così i cristiani si chiamavano a vicenda . In virtù del Battesimo erano stati rigenerati, si erano abbeverati dello stesso Spirito e ricevevano insieme, uno accanto all'altro, il Corpo del Signore. Anche se le strutture esterne rimanevano le stesse, questo cambiava la società dal di dentro. Se la Lettera agli Ebrei dice che i cristiani quaggiù non hanno una dimora stabile ma cercano quella futura ciò è tutt'altro che un semplice rimandare ad una prospettiva futura: la società presente viene riconosciuta dai cristiani come una società impropria ; essi appartengono a una società nuova, verso la quale si trovano in cammino e che, nel loro pellegrinaggio, viene anticipata. ...La fede conferisce alla vita una nuova base, un nuovo fondamento sul quale l'uomo può poggiare e con ciò il fondamento abituale, l'affidabilità del reddito materiale, appunto, si relativizza. Si crea una nuova libertà. Questa nuova libertà, la consapevolezza della nuova "sostanza" che ci è stata donata, si è rivelata non solo nel martirio in cui le persone si sono opposte allo strapotere dell'ideologia e dei suoi organi politici ,e , mediante la loro morte, hanno rinnovato il mondo . Essa si è mostrata soprattutto nelle grandi rinunce a partire dai monaci dell'antichità fino a Francesco d'Assisi e alle persone del nostro tempo che, nei moderni Istituti e Movimenti religiosi, per amore di Cristo, hanno lasciato tutto per portare agli uomini la fede e l'amore di Cristo, per aiutare le persone sofferenti nel corpo e nell'anima. Dalla speranza di queste persone toccate da Cristo è scaturita speranza per altri che vivevano nel buio e senza speranza. Lì si è dimostrato che questa nuova Vita possiede veramente "sostanza" ed è una sostanza che suscita vita per gli altri. Per noi che guardiamo queste figure, questo loro agire e vivere è di fatto una prova che le cose future, la promessa di Cristo non è soltanto una realtà attesa, ma una vera Presenza. Egli è veramente il Pastore che ci indica che cosa é e dove sta la Vita.
FAUSTI – Questi versetti del Vangelo dichiarano che tutto il creato è buono, perché fatto per l' uomo. Sono quindi aboliti tutti i tabù e le distinzioni tra bene e male desunte dall' esterno. Il vero principio del male è il cuore dell' uomo , quando non usa il creato e le creature per amare i fratelli. Tutto questo cosa c 'entra con il Pane di Gesù? Non a caso la discussione è centrata su leggi e tradizioni alimentari che impediscono di mangiare. In esse si esprime quella durezza di cuore che ci impedisce di vivere l'Eucaristia, Lui in persona che si dà a noi, perché viviamo di Lui. Ma noi riduciamo questo dono a un fantasma perché restiamo in una religiosità formale, che osserva tutte le leggi, fuorché quella fondamentale di amare. Nessun peccato allontana da Dio e dal Suo Pane quanto la pretesa di una bravura religiosa. “Non avete più nulla a che fare con Cristo voi che cercate la giustificazione nella legge, siete decaduti dalla grazia” (Gal ,4). L' autogiustificazione annulla la giustificazione , togliendoci la vera conoscenza di noi stessi come miseria e di Dio come Misericordia. Ci spinge a far di tutto, fino a sforzarci di amare, piuttosto che accettare di essere amati gratuitamente e di fidarci di Lui. Così il nostro cuore resta duro, morto e calcificato, sordo e cieco all' amore e alla vita. Abbiamo occhi che non vedono, orecchi che non odono. Gesù con il Suo Pane , non solo diagnostica, ma anche ci guarisce dalla nostra sordità e cecità.
Nasce nel 1869. Vive a Olgossa, in Sudan, con i genitori. Viene rapita all’età di 7 anni per essere venduta come schiava. Trasferita a Khartoum, viene arabizzata e le viene imposto il nome di Bakhita (fortunata). La giovane schiava cambia padrone 5 volte e sperimenta indicibili sofferenze fisiche e morali: frustrate, ferite aperte su cui viene strofinato il sale, maltrattamenti e angherie. Viene riscattata dal console italiano a Khartum, Callisto Legnani che la offre all’amico veneziano Augusto Micheli. Questi la lascia libera e nel 1890 Bakhita riceve il nome di Giuseppina durante il battesimo e riceve anche la cresima. Il 7 dicembre entra come novizia tra le figlie di S. Maddalena di Canossa e nel 1896 fa la sua professione religiosa. Nel 1902 entra in convento a Schio (VI) dove presta servizio prima come cuoca, poi in sacrestia e quindi come portinaia. Muore a Schio l’8 febbraio 1947. Elevata agli onori degli altari il 1° ottobre 2000 da Giovanni Paolo II, la si festeggia il giorno della sua nascita al cielo, l'8 febbraio.
Salvaci, Signore Dio nostro,
RispondiEliminaradunaci dalle genti,
perché ringraziamo il tuo nome santo:
lodarti sarà la nostra gloria. (Sal 105,47)
Colletta
Signore Dio nostro,
concedi a noi tuoi fedeli
di adorarti con tutta l’anima
e di amare tutti gli uomini con la carità di Cristo.
Egli è Dio, e vive e regna con te.
Prima Lettura
Il Dio della pace, che ha ricondotto dai morti il Pastore grande delle pecore vi renda perfetti in ogni bene.
Dalla lettera agli Ebrei
Eb 13,15-17.20-21
Fratelli, per mezzo di Gesù offriamo a Dio continuamente un sacrificio di lode, cioè il frutto di labbra che confessano il suo nome.
Non dimenticatevi della beneficenza e della comunione dei beni, perché di tali sacrifici il Signore si compiace.
Obbedite ai vostri capi e state loro sottomessi, perché essi vegliano su di voi e devono renderne conto, affinché lo facciano con gioia e non lamentandosi. Ciò non sarebbe di vantaggio per voi.
Il Dio della pace, che ha ricondotto dai morti il Pastore grande delle pecore, in virtù del sangue di un'alleanza eterna, il Signore nostro Gesù, vi renda perfetti in ogni bene, perché possiate compiere la sua volontà, operando in voi ciò che a lui è gradito per mezzo di Gesù Cristo, al quale sia gloria nei secoli dei secoli. Amen.
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale
Sal 22 (23)
R. Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla.
Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla.
Su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
Rinfranca l'anima mia. R.
Mi guida per il giusto cammino
a motivo del suo nome.
Anche se vado per una valle oscura,
non temo alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza. R.
Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo;
il mio calice trabocca. R.
Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
abiterò ancora nella casa del Signore
per lunghi giorni. R.
Acclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia.
Le mie pecore ascoltano la mia voce, dice il Signore,
e io le conosco ed esse mi seguono. (Gv 10,27)
Alleluia.
Vangelo
Erano come pecore che non hanno pastore.
Dal Vangelo secondo Marco
Mc 6,30-34
In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po'». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare.
Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero.
Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.
Parola del Signore.
PAROLE DEL SANTO PADRE
EliminaAnzitutto, guardarsi dagli ipocriti, cioè stare attenti a non basare la vita sul culto dell’apparenza, dell’esteriorità, sulla cura esagerata della propria immagine. E, soprattutto, stare attenti a non piegare la fede ai nostri interessi. Mai approfittare del proprio ruolo per schiacciare gli altri, mai guadagnare sulla pelle dei più deboli! E vigilare, per non cadere nella vanità, perché non ci succeda di fissarci sulle apparenze, perdendo la sostanza e vivendo nella superficialità. Chiediamoci, ci aiuterà: in quello che diciamo e facciamo, desideriamo essere apprezzati e gratificati oppure rendere un servizio a Dio e al prossimo, specialmente ai più deboli? Vigiliamo sulla falsità del cuore, sull’ipocrisia, che è una pericolosa malattia dell’anima! (Angelus 7 novembre 2021)
Benedetto XVI - (da...) SPE SALVI - Non è difficile rendersi conto che l'esperienza della piccola schiava africana
RispondiEliminaBakhita è stata anche l'esperienza di molte persone picchiate e condannate alla schiavitù nell'epoca del Cristianesimo nascente. Il cristianesimo non aveva portato un messaggio sociale rivoluzionario come quello con cui Spartaco in lotte cruente aveva fallito . Gesù non era Spartaco, non era un combattente per una liberazione politica... Ciò che Egli stesso morto in croce, aveva portato era qualcosa di totalmente diverso: l' incontro col Signore di tutti i signori, l'incontro con il Dio vivente e così l'incontro con una speranza che era più forte delle sofferenze della schiavitù e che per questo trasformava dal di dentro la vita e il mondo.
Ciò che di nuovo era avvenuto appare con massima evidenza nella Lettera di S.Paolo a Filemone.Si tratta di una lettera molto personale , che Paolo scrive nel carcere e affida allo schiavo fuggitivo Onesimo per il suo padrone- appunto Filemone.
Si, paolo rimanda lo schiavo al suo padrone da cui era fuggito, e lo fa non ordinando, ma pregando :"Te l ho rimandato, lui, il mio cuore,...Forse per questo è stato separato da te per un momento, perché tu lo riavessi per sempre, non più però come schiavo, ma molto più che schiavo, come un fratello carissimo" (Fm10-16).
Gli uomini che, secondo il loro stato civile, si rapportano tra loro come padroni schiavi, in quanto membri dell'unica Chiesa sono diventati tra loro fratelli e sorelle - così i cristiani si chiamavano a vicenda .
In virtù del Battesimo erano stati rigenerati, si erano abbeverati dello stesso Spirito e ricevevano insieme, uno accanto all'altro, il Corpo del Signore. Anche se le strutture esterne rimanevano le stesse, questo cambiava la società dal di dentro. Se la Lettera agli Ebrei dice che i cristiani quaggiù non hanno una dimora stabile ma cercano quella futura ciò è tutt'altro che un semplice rimandare ad una prospettiva futura: la società presente viene riconosciuta dai cristiani come una società impropria ; essi appartengono a una società nuova, verso la quale si trovano in cammino e che, nel loro pellegrinaggio, viene anticipata.
...La fede conferisce alla vita una nuova base, un nuovo fondamento sul quale l'uomo può poggiare e con ciò il fondamento abituale, l'affidabilità del reddito materiale, appunto, si relativizza.
Si crea una nuova libertà.
Questa nuova libertà, la consapevolezza della nuova "sostanza" che ci è stata donata, si è rivelata non solo nel martirio in cui le persone si sono opposte allo strapotere dell'ideologia e dei suoi organi politici ,e , mediante la loro morte, hanno rinnovato il mondo .
Essa si è mostrata soprattutto nelle grandi rinunce a partire dai monaci dell'antichità fino a Francesco d'Assisi e alle persone del nostro tempo che, nei moderni Istituti e Movimenti religiosi, per amore di Cristo, hanno lasciato tutto per portare agli uomini la fede e l'amore di Cristo, per aiutare le persone sofferenti nel corpo e nell'anima. Dalla speranza di queste persone toccate da Cristo è scaturita speranza per altri che vivevano nel buio e senza speranza.
Lì si è dimostrato che questa nuova Vita possiede veramente "sostanza" ed è una sostanza che suscita vita per gli altri.
Per noi che guardiamo queste figure, questo loro agire e vivere è di fatto una prova che le cose future, la promessa di Cristo non è soltanto una realtà attesa, ma una vera Presenza.
Egli è veramente il Pastore che ci indica che cosa é e dove sta la Vita.
FAUSTI – Questi versetti del Vangelo dichiarano che tutto il creato è buono, perché fatto per l' uomo. Sono quindi aboliti tutti i tabù e le distinzioni tra bene e male desunte dall' esterno.
RispondiEliminaIl vero principio del male è il cuore dell' uomo , quando non usa il creato e le creature per amare i fratelli.
Tutto questo cosa c 'entra con il Pane di Gesù? Non a caso la discussione è centrata su leggi e tradizioni alimentari che impediscono di mangiare.
In esse si esprime quella durezza di cuore che ci impedisce di vivere l'Eucaristia, Lui in persona che si dà a noi, perché viviamo di Lui.
Ma noi riduciamo questo dono a un fantasma perché restiamo in una religiosità formale, che osserva tutte le leggi, fuorché quella fondamentale di amare.
Nessun peccato allontana da Dio e dal Suo Pane quanto la pretesa di una bravura religiosa.
“Non avete più nulla a che fare con Cristo voi che cercate la giustificazione nella legge, siete decaduti dalla grazia” (Gal ,4).
L' autogiustificazione annulla la giustificazione , togliendoci la vera conoscenza di noi stessi come miseria e di Dio come Misericordia.
Ci spinge a far di tutto, fino a sforzarci di amare, piuttosto che accettare di essere amati gratuitamente e di fidarci di Lui.
Così il nostro cuore resta duro, morto e calcificato, sordo e cieco all' amore e alla vita.
Abbiamo occhi che non vedono, orecchi che non odono.
Gesù con il Suo Pane , non solo diagnostica, ma anche ci guarisce dalla nostra sordità e cecità.
Nasce nel 1869. Vive a Olgossa, in Sudan, con i genitori. Viene rapita all’età di 7 anni per essere venduta come schiava. Trasferita a Khartoum, viene arabizzata e le viene imposto il nome di Bakhita (fortunata).
La giovane schiava cambia padrone 5 volte e sperimenta indicibili sofferenze fisiche e morali: frustrate, ferite aperte su cui viene strofinato il sale, maltrattamenti e angherie. Viene riscattata dal console italiano a Khartum, Callisto Legnani che la offre all’amico veneziano Augusto Micheli. Questi la lascia libera e nel 1890 Bakhita riceve il nome di Giuseppina durante il battesimo e riceve anche la cresima.
Il 7 dicembre entra come novizia tra le figlie di S. Maddalena di Canossa e nel 1896 fa la sua professione religiosa. Nel 1902 entra in convento a Schio (VI) dove presta servizio prima come cuoca, poi in sacrestia e quindi come portinaia. Muore a Schio l’8 febbraio 1947.
Elevata agli onori degli altari il 1° ottobre 2000 da Giovanni Paolo II, la si festeggia il giorno della sua nascita al cielo, l'8 febbraio.