Antifona «Io cercherò le mie pecore», dice il Signore, «e susciterò un pastore che le pascerà: io, il Signore, sarò il loro Dio». (Cf. Ez 34,11.23-24)
Oppure:
Ecco il servo fedele e prudente, che il Signore ha messo a capo della sua famiglia, per nutrirla al tempo opportuno. (Cf. Lc 12,42)
Colletta O Dio, che fai sorgere nella tua Chiesa forme sempre nuove di santità, fa’ che imitiamo l’ardore apostolico del santo vescovo Alfonso Maria [de’ Liguori], per ricevere la sua stessa ricompensa nei cieli. Per il nostro Signore Gesù Cristo.
Prima Lettura Il Signore mi ha veramente inviato a voi per dire ai vostri orecchi tutte queste parole. Dal libro del profeta Geremìa Ger 26,11-16.24
In quei giorni, i sacerdoti e i profeti dissero ai capi e a tutto il popolo: «Una condanna a morte merita quest’uomo, perché ha profetizzato contro questa città, come avete udito con i vostri orecchi!». Ma Geremìa rispose a tutti i capi e a tutto il popolo: «Il Signore mi ha mandato a profetizzare contro questo tempio e contro questa città le cose che avete ascoltato. Migliorate dunque la vostra condotta e le vostre azioni e ascoltate la voce del Signore, vostro Dio, e il Signore si pentirà del male che ha annunciato contro di voi. Quanto a me, eccomi in mano vostra, fate di me come vi sembra bene e giusto; ma sappiate bene che, se voi mi ucciderete, sarete responsabili del sangue innocente, voi e tutti gli abitanti di questa città, perché il Signore mi ha veramente inviato a voi per dire ai vostri orecchi tutte queste parole». I capi e tutto il popolo dissero ai sacerdoti e ai profeti: «Non ci deve essere condanna a morte per quest’uomo, perché ci ha parlato nel nome del Signore, nostro Dio». La mano di Achikàm, figlio di Safan, fu a favore di Geremìa, perché non lo consegnassero al popolo per metterlo a morte.
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale Dal Sal 68 (69)
R. Nel tempo della benevolenza, rispondimi Signore.
Liberami dal fango, perché io non affondi, che io sia liberato dai miei nemici e dalle acque profonde. Non mi travolga la corrente, l’abisso non mi sommerga, la fossa non chiuda su di me la sua bocca. R.
Io sono povero e sofferente: la tua salvezza, Dio, mi ponga al sicuro. Loderò il nome di Dio con un canto, lo magnificherò con un ringraziamento, R.
Vedano i poveri e si rallegrino; voi che cercate Dio, fatevi coraggio, perché il Signore ascolta i miseri e non disprezza i suoi che sono prigionieri. R.
Acclamazione al Vangelo Alleluia, alleluia.
Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. (Mt 5,10)
Alleluia.
Vangelo Erode mandò a decapitare Giovanni e i suoi discepoli andarono a informare Gesù. Dal Vangelo secondo Matteo Mt 14,1-12
In quel tempo al tetrarca Erode giunse notizia della fama di Gesù. Egli disse ai suoi cortigiani: «Costui è Giovanni il Battista. È risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi!». Erode infatti aveva arrestato Giovanni e lo aveva fatto incatenare e gettare in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo. Giovanni infatti gli diceva: «Non ti è lecito tenerla con te!». Erode, benché volesse farlo morire, ebbe paura della folla perché lo considerava un profeta. Quando fu il compleanno di Erode, la figlia di Erodìade danzò in pubblico e piacque tanto a Erode che egli le promise con giuramento di darle quello che avesse chiesto. Ella, istigata da sua madre, disse: «Dammi qui, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». Il re si rattristò, ma a motivo del giuramento e dei commensali ordinò che le venisse data e mandò a decapitare Giovanni nella prigione. La sua testa venne portata su un vassoio, fu data alla fanciulla e lei la portò a sua madre. I suoi discepoli si presentarono a prendere il cadavere, lo seppellirono e andarono a informare Gesù.
PAROLE DEI PAPI Il martirio di san Giovanni Battista ricorda anche a noi, cristiani di questo nostro tempo, che non si può scendere a compromessi con l’amore a Cristo, alla sua Parola, alla Verità. La Verità è Verità, non ci sono compromessi. La vita cristiana esige, per così dire, il «martirio» della fedeltà quotidiana al Vangelo, il coraggio cioè di lasciare che Cristo cresca in noi e sia Cristo ad orientare il nostro pensiero e le nostre azioni. Ma questo può avvenire nella nostra vita solo se è solido il rapporto con Dio. La preghiera non è tempo perso, non è rubare spazio alle attività, anche a quelle apostoliche, ma è esattamente il contrario: solo se se siamo capaci di avere una vita di preghiera fedele, costante, fiduciosa, sarà Dio stesso a darci capacità e forza per vivere in modo felice e sereno, superare le difficoltà e testimoniarlo con coraggio. San Giovanni Battista interceda per noi, affinché sappiamo conservare sempre il primato di Dio nella nostra vita. (Benedetto XVI - Udienza generale a Castel Gandolfo, 29 agosto 2012) Chiediamo a Giovanni la grazia del coraggio apostolico di dire sempre le cose con verità, dell’amore pastorale, di ricevere la gente col poco che può dare, il primo passo. Dio farà l’altro. E anche la grazia di dubitare. Tante volte, forse alla fine della vita, si può uno chiedere: ‘Ma è vero tutto quello che io ho creduto o sono fantasie?’, la tentazione contro la fede, contro il Signore. Che il grande Giovanni, che è il più piccolo nel regno dei Cieli, per questo è grande, ci aiuti su questa strada sulle tracce del Signore. ( P. Francesco Santa Marta, 15 dicembre 2016)
Dietro questi personaggi c’è satana, seminatore di odio nella donna, seminatore di vanità nella ragazza, seminatore di corruzione nel re. E l’”uomo più grande nato da donna” finì solo, in una cella scura del carcere, per il capriccio di una ballerina vanitosa, l’odio di una donna diabolica, e la corruzione di un re indeciso. È un martire, che lasciò che la sua vita venisse meno, meno, meno, per dare il posto al Messia. (…) La vita ha valore solo nel donarla, nel donarla nell’amore, nella verità, nel donarla agli altri, nella vita quotidiana, nella famiglia. Sempre donarla. Se qualcuno prende la vita per sé, per custodirla, come il re nella sua corruzione o la signora con l’odio, o la fanciulla, la ragazza, con la propria vanità – un po’ adolescente, incosciente – la vita muore, la vita finisce appassita, non serve. (…) Soltanto vi consiglio di non pensare troppo a questo, ma di ricordare l’immagine, i quattro personaggi: il re corrotto, la signora che soltanto sapeva odiare, la ragazza vanitosa che non ha coscienza di nulla, e il profeta decapitato solo in cella. Guardare quello, e ognuno apra il cuore perché il Signore gli parli su questo. (Francesco - Omelia Santa Marta, 8 febbraio 2019)
FAUSTI Dopo l'invio dei Dodici si diffonde la fama di Gesù. Anche Erode ne viene a conoscenza. L'ascolto è principio della fede. Ma la verità non può brillare nel cuore di chi la soffoca nell'ingiustizia . Il modo di vivere determina quello di pensare. In questo racconto si vede ciò che impedisce all'uomo di aderire al pensiero di Do . È il banchetto della stoltezza, che non conosce e non fa la Parola, è anzi l'esecuzione capitale di chi la testimonia. I servi di Erode, asserviti alla brama di avere, potere e di apparire, sono le tre maschere allettanti di cui si serve la morte per adescare l'uomo. Ben diversi dal “Servo” che ne fa le spese, sono gli schiavi del male. Erode, il loro capo, è il loro ideale, il servo più schiavo di tutti nel tragico gioco che domina il mondo. Giovanni anche dopo morto è vivo. La sua uccisione ne fa un martire, testimone con la vita della verità che dice con il martirio, che testimonia un amore più forte della morte. Come poi Gesù, Giovanni è fatto oggetto di possesso , legato e custodito nel carcere dell'ingiustizia. Giovanni, come tutti i profeti, ci pone al bivio tra vita e morte, ci chiama a sposare la sapienza e a lasciare la stoltezza..”non ti è lecito tenerla!” . L'adulterio del re è segno di quello del popolo. Adultero è chi tradisce la sua altra parte. Ma l'altra parte dell'uomo è Dio! Erode non ama Dio e non si lascia guidare dalla sua Parola, sposa invece Morìa, la quale sarà la protagonista del tragico banchetto che lo porterà a festeggiare il giorno della nascita, con l'uccisione di chi offre la vita.
-->(6-12) “i suoi discepoli levarono la spoglia e lo seppellirono” E' la sorte del profeta in patria. Ma la sua storia non finisce nel sepolcro. Giovanni precede Gesù di un passo. Come ne ha anticipato il messaggio, ora ne prefigura il martirio. I due hanno lo stesso amore, gli stessi nemici, lo stesso martirio. Il brano è un flashback che, partendo dalla resurrezione, racconta la passione del Battista. Egli, anche dopo la morte, è vivo più che mai, in tutto simile al Signore che ha preannunciato. La sua vita ne è profezia compiuta . Nel martirio il profeta si identifica con la Parola di cui è testimone. Il racconto è posto dopo il rifiuto di Gesù da parte dei suoi, e prima del fatto dei pani ; il banchetto della morte precede quello della vita. Come Giovanni, anche Gesù sarà rifiutato, ucciso e nascosto nel cuore della terra. Proprio i l”Suo Corpo dato per noi” sarà seme che germoglierà pane per tutti. Il banchetto di Erode, che termina con la deposizione del giusto nel grembo della terra, è visto come la semina del seme di vita. Siamo all'interno della sezione che porta a riconoscere Gesù, Figlio di Dio. I due banchetti, uno nel palazzo, riservato ai potenti, e l'altro nel deserto, aperto agli umili, rappresentano due modi opposti di vivere. Uno taglia la testa a chi dice la Parola, l'altro vive di essa , il primo festeggia la vita con una danza macabra di morte, il secondo fa fiorire il deserto e riempie la notte della fragranza del pane.
L'amore di Cristo Dalla «Pratica di amare Gesù Cristo» di sant'Alfonso Maria de' Liguori, vescovo (Cap. 1, 1-5)
Tutta la santità e la perfezione di un'anima consiste nell'amar Gesù Cristo nostro Dio, nostro sommo bene e nostro Salvatore. La carità è quella che unisce e conserva tutte le virtù che rendono l'uomo perfetto. Forse Iddio non si merita tutto il nostro amore? Egli ci ha amati sin dall'eternità. «Uomo, dice il Signore, considera ch'io sono stato il primo ad amarti. Tu non eri ancora al mondo, il mondo neppure v'era ed io già t'amavo. Da che sono Dio, io t'amo». Vedendo Iddio che gli uomini si fan tirare dà benefici, volle per mezzo de' suoi doni cattivarli al suo amore. Disse pertanto: «Voglio tirare gli uomini ad amarmi con quei lacci con cui gli uomini si fanno tirare, cioè coi legami dell'amore». Tali appunto sono stati i doni fatti da Dio all'uomo. Egli dopo di averlo dotato di anima colle potenze a sua immagine, di memoria, intelletto e volontà, e di corpo fornito dei sensi, ha creato per lui il cielo e la terra e tante altre cose tute per amor dell'uomo; acciocché servano all'uomo, e l'uomo l'ami per gratitudine di tanti doni. Ma Iddio non è stato contento di donarci tutte queste belle creature. Egli per cattivarsi tutto il nostro amore è giunto a donarci tutto se stesso. L'Eterno Padre è giunto a darci il suo medesimo ed unico Figlio. Vedendo che noi eravamo tutti morti e privi della sua grazia per causa del peccato, che fece? Per l'amor immenso, anzi, come scrive l'Apostolo, per il troppo amore che ci portava, mandò il Figlio diletto a soddisfare per noi, e così renderci quella vita che il peccato ci aveva tolta. E dandoci il Figlio (non perdonando al Figlio per perdonare a noi), insieme col Figlio ci ha donato ogni bene: la sua grazia, il suo amore e il paradiso; poiché tutti questi beni sono certamente minori del Figlio: «Egli che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà ogni cosa insieme con lui?» (Rm 8, 32).
Antifona
RispondiElimina«Io cercherò le mie pecore», dice il Signore,
«e susciterò un pastore che le pascerà:
io, il Signore, sarò il loro Dio». (Cf. Ez 34,11.23-24)
Oppure:
Ecco il servo fedele e prudente,
che il Signore ha messo a capo della sua famiglia,
per nutrirla al tempo opportuno. (Cf. Lc 12,42)
Colletta
O Dio, che fai sorgere nella tua Chiesa
forme sempre nuove di santità,
fa’ che imitiamo l’ardore apostolico
del santo vescovo Alfonso Maria [de’ Liguori],
per ricevere la sua stessa ricompensa nei cieli.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.
Prima Lettura
Il Signore mi ha veramente inviato a voi per dire ai vostri orecchi tutte queste parole.
Dal libro del profeta Geremìa
Ger 26,11-16.24
In quei giorni, i sacerdoti e i profeti dissero ai capi e a tutto il popolo: «Una condanna a morte merita quest’uomo, perché ha profetizzato contro questa città, come avete udito con i vostri orecchi!».
Ma Geremìa rispose a tutti i capi e a tutto il popolo: «Il Signore mi ha mandato a profetizzare contro questo tempio e contro questa città le cose che avete ascoltato. Migliorate dunque la vostra condotta e le vostre azioni e ascoltate la voce del Signore, vostro Dio, e il Signore si pentirà del male che ha annunciato contro di voi. Quanto a me, eccomi in mano vostra, fate di me come vi sembra bene e giusto; ma sappiate bene che, se voi mi ucciderete, sarete responsabili del sangue innocente, voi e tutti gli abitanti di questa città, perché il Signore mi ha veramente inviato a voi per dire ai vostri orecchi tutte queste parole».
I capi e tutto il popolo dissero ai sacerdoti e ai profeti: «Non ci deve essere condanna a morte per quest’uomo, perché ci ha parlato nel nome del Signore, nostro Dio». La mano di Achikàm, figlio di Safan, fu a favore di Geremìa, perché non lo consegnassero al popolo per metterlo a morte.
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale
Dal Sal 68 (69)
R. Nel tempo della benevolenza, rispondimi Signore.
Liberami dal fango, perché io non affondi,
che io sia liberato dai miei nemici e dalle acque profonde.
Non mi travolga la corrente,
l’abisso non mi sommerga,
la fossa non chiuda su di me la sua bocca. R.
Io sono povero e sofferente:
la tua salvezza, Dio, mi ponga al sicuro.
Loderò il nome di Dio con un canto,
lo magnificherò con un ringraziamento, R.
Vedano i poveri e si rallegrino;
voi che cercate Dio, fatevi coraggio,
perché il Signore ascolta i miseri
e non disprezza i suoi che sono prigionieri. R.
Acclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli. (Mt 5,10)
Alleluia.
Vangelo
Erode mandò a decapitare Giovanni e i suoi discepoli andarono a informare Gesù.
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 14,1-12
In quel tempo al tetrarca Erode giunse notizia della fama di Gesù. Egli disse ai suoi cortigiani: «Costui è Giovanni il Battista. È risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi!».
Erode infatti aveva arrestato Giovanni e lo aveva fatto incatenare e gettare in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo. Giovanni infatti gli diceva: «Non ti è lecito tenerla con te!». Erode, benché volesse farlo morire, ebbe paura della folla perché lo considerava un profeta.
Quando fu il compleanno di Erode, la figlia di Erodìade danzò in pubblico e piacque tanto a Erode che egli le promise con giuramento di darle quello che avesse chiesto. Ella, istigata da sua madre, disse: «Dammi qui, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista».
Il re si rattristò, ma a motivo del giuramento e dei commensali ordinò che le venisse data e mandò a decapitare Giovanni nella prigione. La sua testa venne portata su un vassoio, fu data alla fanciulla e lei la portò a sua madre.
I suoi discepoli si presentarono a prendere il cadavere, lo seppellirono e andarono a informare Gesù.
Parola del Signore.
PAROLE DEI PAPI
RispondiEliminaIl martirio di san Giovanni Battista ricorda anche a noi, cristiani di questo nostro tempo, che non si può scendere a compromessi con l’amore a Cristo, alla sua Parola, alla Verità. La Verità è Verità, non ci sono compromessi. La vita cristiana esige, per così dire, il «martirio» della fedeltà quotidiana al Vangelo, il coraggio cioè di lasciare che Cristo cresca in noi e sia Cristo ad orientare il nostro pensiero e le nostre azioni. Ma questo può avvenire nella nostra vita solo se è solido il rapporto con Dio. La preghiera non è tempo perso, non è rubare spazio alle attività, anche a quelle apostoliche, ma è esattamente il contrario: solo se se siamo capaci di avere una vita di preghiera fedele, costante, fiduciosa, sarà Dio stesso a darci capacità e forza per vivere in modo felice e sereno, superare le difficoltà e testimoniarlo con coraggio. San Giovanni Battista interceda per noi, affinché sappiamo conservare sempre il primato di Dio nella nostra vita.
(Benedetto XVI - Udienza generale a Castel Gandolfo, 29 agosto 2012)
Chiediamo a Giovanni la grazia del coraggio apostolico di dire sempre le cose con verità, dell’amore pastorale, di ricevere la gente col poco che può dare, il primo passo. Dio farà l’altro. E anche la grazia di dubitare. Tante volte, forse alla fine della vita, si può uno chiedere: ‘Ma è vero tutto quello che io ho creduto o sono fantasie?’, la tentazione contro la fede, contro il Signore. Che il grande Giovanni, che è il più piccolo nel regno dei Cieli, per questo è grande, ci aiuti su questa strada sulle tracce del Signore. ( P. Francesco Santa Marta, 15 dicembre 2016)
Dietro questi personaggi c’è satana, seminatore di odio nella donna, seminatore di vanità nella ragazza, seminatore di corruzione nel re. E l’”uomo più grande nato da donna” finì solo, in una cella scura del carcere, per il capriccio di una ballerina vanitosa, l’odio di una donna diabolica, e la corruzione di un re indeciso. È un martire, che lasciò che la sua vita venisse meno, meno, meno, per dare il posto al Messia. (…) La vita ha valore solo nel donarla, nel donarla nell’amore, nella verità, nel donarla agli altri, nella vita quotidiana, nella famiglia. Sempre donarla. Se qualcuno prende la vita per sé, per custodirla, come il re nella sua corruzione o la signora con l’odio, o la fanciulla, la ragazza, con la propria vanità – un po’ adolescente, incosciente – la vita muore, la vita finisce appassita, non serve. (…) Soltanto vi consiglio di non pensare troppo a questo, ma di ricordare l’immagine, i quattro personaggi: il re corrotto, la signora che soltanto sapeva odiare, la ragazza vanitosa che non ha coscienza di nulla, e il profeta decapitato solo in cella. Guardare quello, e ognuno apra il cuore perché il Signore gli parli su questo.
Elimina(Francesco - Omelia Santa Marta, 8 febbraio 2019)
FAUSTI
RispondiEliminaDopo l'invio dei Dodici si diffonde la fama di Gesù.
Anche Erode ne viene a conoscenza.
L'ascolto è principio della fede. Ma la verità non può brillare nel cuore di chi la soffoca nell'ingiustizia . Il modo di vivere determina quello di pensare.
In questo racconto si vede ciò che impedisce all'uomo di aderire al pensiero di Do .
È il banchetto della stoltezza, che non conosce e non fa la Parola, è anzi l'esecuzione capitale di chi la testimonia.
I servi di Erode, asserviti alla brama di avere, potere e di apparire, sono le tre maschere allettanti di cui si serve la morte per adescare l'uomo. Ben diversi dal “Servo” che ne fa le spese, sono gli schiavi del male. Erode, il loro capo, è il loro ideale, il servo più schiavo di tutti nel tragico gioco che domina il mondo.
Giovanni anche dopo morto è vivo. La sua uccisione ne fa un martire, testimone con la vita della verità che dice con il martirio, che testimonia un amore più forte della morte.
Come poi Gesù, Giovanni è fatto oggetto di possesso , legato e custodito nel carcere dell'ingiustizia.
Giovanni, come tutti i profeti, ci pone al bivio tra vita e morte, ci chiama a sposare la sapienza e a lasciare la stoltezza..”non ti è lecito tenerla!” .
L'adulterio del re è segno di quello del popolo. Adultero è chi tradisce la sua altra parte. Ma l'altra parte dell'uomo è Dio!
Erode non ama Dio e non si lascia guidare dalla sua Parola, sposa invece Morìa, la quale sarà la protagonista del tragico banchetto che lo porterà a festeggiare il giorno della nascita, con l'uccisione di chi offre la vita.
-->(6-12) “i suoi discepoli levarono la spoglia e lo seppellirono”
E' la sorte del profeta in patria. Ma la sua storia non finisce nel sepolcro. Giovanni precede Gesù di un passo. Come ne ha anticipato il messaggio, ora ne prefigura il martirio. I due hanno lo stesso amore, gli stessi nemici, lo stesso martirio.
Il brano è un flashback che, partendo dalla resurrezione, racconta la passione del Battista. Egli, anche dopo la morte, è vivo più che mai, in tutto simile al Signore che ha preannunciato. La sua vita ne è profezia compiuta .
Nel martirio il profeta si identifica con la Parola di cui è testimone. Il racconto è posto dopo il rifiuto di Gesù da parte dei suoi, e prima del fatto dei pani ; il banchetto della morte precede quello della vita. Come Giovanni, anche Gesù sarà rifiutato, ucciso e nascosto nel cuore della terra. Proprio i l”Suo Corpo dato per noi” sarà seme che germoglierà pane per tutti.
Il banchetto di Erode, che termina con la deposizione del giusto nel grembo della terra, è visto come la semina del seme di vita.
Siamo all'interno della sezione che porta a riconoscere Gesù, Figlio di Dio.
I due banchetti, uno nel palazzo, riservato ai potenti, e l'altro nel deserto, aperto agli umili, rappresentano due modi opposti di vivere.
Uno taglia la testa a chi dice la Parola, l'altro vive di essa , il primo festeggia la vita con una danza macabra di morte, il secondo fa fiorire il deserto e riempie la notte della fragranza del pane.
L'amore di Cristo
RispondiEliminaDalla «Pratica di amare Gesù Cristo» di sant'Alfonso Maria de' Liguori, vescovo (Cap. 1, 1-5)
Tutta la santità e la perfezione di un'anima consiste nell'amar Gesù Cristo nostro Dio, nostro sommo bene e nostro Salvatore. La carità è quella che unisce e conserva tutte le virtù che rendono l'uomo perfetto.
Forse Iddio non si merita tutto il nostro amore? Egli ci ha amati sin dall'eternità. «Uomo, dice il Signore, considera ch'io sono stato il primo ad amarti. Tu non eri ancora al mondo, il mondo neppure v'era ed io già t'amavo. Da che sono Dio, io t'amo». Vedendo Iddio che gli uomini si fan tirare dà benefici, volle per mezzo de' suoi doni cattivarli al suo amore. Disse pertanto: «Voglio tirare gli uomini ad amarmi con quei lacci con cui gli uomini si fanno tirare, cioè coi legami dell'amore». Tali appunto sono stati i doni fatti da Dio all'uomo. Egli dopo di averlo dotato di anima colle potenze a sua immagine, di memoria, intelletto e volontà, e di corpo fornito dei sensi, ha creato per lui il cielo e la terra e tante altre cose tute per amor dell'uomo; acciocché servano all'uomo, e l'uomo l'ami per gratitudine di tanti doni.
Ma Iddio non è stato contento di donarci tutte queste belle creature. Egli per cattivarsi tutto il nostro amore è giunto a donarci tutto se stesso. L'Eterno Padre è giunto a darci il suo medesimo ed unico Figlio. Vedendo che noi eravamo tutti morti e privi della sua grazia per causa del peccato, che fece? Per l'amor immenso, anzi, come scrive l'Apostolo, per il troppo amore che ci portava, mandò il Figlio diletto a soddisfare per noi, e così renderci quella vita che il peccato ci aveva tolta.
E dandoci il Figlio (non perdonando al Figlio per perdonare a noi), insieme col Figlio ci ha donato ogni bene: la sua grazia, il suo amore e il paradiso; poiché tutti questi beni sono certamente minori del Figlio: «Egli che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà ogni cosa insieme con lui?» (Rm 8, 32).