Antifona Dove i fratelli glorificano Dio in unità, lì il Signore darà benedizione.
Oppure:
Della tua lode è piena la mia bocca: tutto il giorno canto il tuo splendore; cantando le tue lodi esulteranno le mie labbra. (Sal 70,8.23)
Colletta O Dio, che hai chiamato il santo presbitero Charbel [Makhlūf] al singolare combattimento della vita eremitica e lo hai colmato di ogni dono di pietà, fa’ che, associati alla passione del Signore, possiamo aver parte con lui nel regno dei cieli. Per il nostro Signore Gesù Cristo.
Prima Lettura Vi darò pastori secondo il mio cuore; a Gerusalemme tutte le genti si raduneranno. Dal libro del profeta Geremìa Ger 3,14-17
Ritornate, figli traviati - oracolo del Signore - perché io sono il vostro padrone. Vi prenderò uno da ogni città e due da ciascuna famiglia e vi condurrò a Sion. Vi darò pastori secondo il mio cuore, che vi guideranno con scienza e intelligenza. Quando poi vi sarete moltiplicati e sarete stati fecondi nel paese, in quei giorni - oracolo del Signore - non si parlerà più dell'arca dell'alleanza del Signore: non verrà più in mente a nessuno e nessuno se ne ricorderà, non sarà rimpianta né rifatta. In quel tempo chiameranno Gerusalemme "Trono del Signore", e a Gerusalemme tutte le genti si raduneranno nel nome del Signore e non seguiranno più caparbiamente il loro cuore malvagio.
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale Ger 31,10-13
R. Il Signore ci custodisce come un pastore il suo gregge.
Ascoltate, genti, la parola del Signore, annunciatela alle isole più lontane e dite: «Chi ha disperso Israele lo raduna e lo custodisce come un pastore il suo gregge». R.
Perché il Signore ha riscattato Giacobbe, lo ha liberato dalle mani di uno più forte di lui. Verranno e canteranno inni sull'altura di Sion, andranno insieme verso i beni del Signore. R.
La vergine allora gioirà danzando e insieme i giovani e i vecchi. «Cambierò il loro lutto in gioia, li consolerò e li renderò felici, senza afflizioni». R.
Acclamazione al Vangelo Alleluia, alleluia.
Beati coloro che custodiscono la parola di Dio con cuore integro e buono e producono frutto con perseveranza. (Cf. Lc 8,15)
Alleluia.
Vangelo Colui che ascolta la Parola e la comprende, questi dà frutto. Dal Vangelo secondo Matteo Mt 13,18-23
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l'accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».
Le Parole dei Papi Oggi il Vangelo ci presenta la parabola del seminatore (cfr Mt 13,1-23). Quella della “semina” è un’immagine molto bella, e Gesù la usa per descrivere il dono della sua Parola. Immaginiamo un seme: è piccolo, quasi non si vede, ma fa crescere piante che portano frutti. La Parola di Dio è così; pensiamo al Vangelo, un piccolo libro, semplice e alla portata di tutti, che produce vita nuova in chi lo accoglie. Dunque, se la Parola è il seme, noi siamo il terreno: possiamo riceverla oppure no. Però Gesù, “buon seminatore”, non si stanca di seminarla con generosità. Conosce il nostro terreno, sa che i sassi della nostra incostanza e le spine dei nostri vizi (cfr vv. 21-22) possono soffocare la Parola, eppure spera, spera sempre che noi possiamo portare frutto abbondante. Così fa il Signore e così siamo chiamati a fare anche noi: a seminare senza stancarci. (…) Alla luce di tutto questo possiamo domandarci: io semino del bene? Mi preoccupo solo di raccogliere per me o anche di seminare per gli altri? Getto qualche seme di Vangelo nella vita di tutti i giorni: studio, lavoro, tempo libero? Mi scoraggio o, come Gesù, continuo a seminare, anche se non vedo risultati immediati? Maria ci aiuti ad essere seminatori generosi e gioiosi della Buona Notizia. (Francesco - Angelus, 16 lugio 2023) Cari fratelli e sorelle, Gesù ci invita oggi a guardarci dentro: a ringraziare per il nostro terreno buono e a lavorare sui terreni non ancora buoni. Chiediamoci se il nostro cuore è aperto ad accogliere con fede il seme della Parola di Dio. Chiediamoci se i nostri sassi della pigrizia sono ancora numerosi e grandi; individuiamo e chiamiamo per nome i rovi dei vizi. Troviamo il coraggio di fare una bella bonifica del terreno, una bella bonifica del nostro cuore, portando al Signore nella Confessione e nella preghiera i nostri sassi e i nostri rovi. ( FRANCESCO Angelus, 16 luglio 2017)
FAUSTI – La parabola del seminatore descrive l'avventura della Parola in ciascuno di noi. E' la stessa di Gesù, Figlio dell'uomo che entra nel cuore della terra. La terra è per il seme ciò che l'uomo è per la Parola : è madre, che l'accoglie e gli dà vita. Ciò che Gesù ha incontrato nell'annuncio ai Suoi contemporanei e la Chiesa incontrerà nell'annuncio a tutte le genti, è ciò che la Parola incontra in ciascuno di noi . resistenze di ogni tipo e , alla fine, resa feconda. Gesù semina ovunque. Non sceglie terreni, non scarta persone, tutti siamo campo di Dio(1Cor 3,9). Il Figlio dell'uomo è gettato nel cuore della terra, di ogni uomo, segno e seme di vita per tutti. Un seme, anche dopo migliaia di anni, come quello ritrovato nelle piramidi d'Egitto, non perde la sua forza : è sempre in grado di germinare. Anche l'uomo non perde mai la sua identità di figlio ; al di là dei sentieri che lo attraversano, delle pietre che nasconde e dei rovi che lo dominano, è sempre terra bella, madre che accoglie il seme. La semina del Regno è feconda al di sopra di ogni attesa. Così Gesù, invece di scoraggiarsi per le difficoltà, esprime la speranza più assoluta nel Padre e nella Sua Parola. Seminare è sempre un atto di fede nel seme e nella terra, come vivere è sempre un atto di fede in Dio e nell'uomo. E ne vale la pena :”Le valli si ammantano di grano, tutto canta e grida di gioia” (Sl 65, 1- 4). Il Signore non ha predestinato alcuni alla comprensione, escludendone altri : vuole che tutti siano salvati e giungano alla conoscenza della verità (1Tim 2,4). Ma chi non Lo accetta, non è abbandonato a sé , perduto per sempre. Per lui la Parola è in parabole. Queste offrono il seme che germinerà quando chi non vuol capire capirà almeno di non capire e sarà disposto a mettersi in questione. La parabola è come un pacco chiuso : presto o tardi uno lo aprirà, se non altro per curiosità.
Giuseppe Makhlüf nacque in un villaggio del Libano nell’anno 1828 in una famiglia di contadini dalle profonde radici cristiane. Rimasto a tre anni orfano di padre, crebbe sotto la guida di un uomo che la madre sposerà in seconde nozze e che sarà poi ordinato sacerdote. Quest’uomo gli farà da padre, e Giuseppe lo aiuterà nel suo ministero sacerdotale. A 14 anni, mentre si prende cura del gregge della famiglia, scopre una grotta appartata, nella quale incomincia a ritirarsi per ore in preghiera. È la grotta che sarà subito chiamata “grotta del santo”. Pur sentendosi chiamato alla vita monastica non poté realizzare il suo desiderio prima di 23 anni, quando entrò come novizio nell’Ordine Maronita Libanese, assumendo il nome di Charbel. Ordinato sacerdote nel 1859, condusse per quindici anni nel monastero di ’Annaya vita esemplare di preghiera e attenzione ai bisogni di tutti, in particolare degli infermi. Finalmente nel 1875 ottenne l’autorizzazione a ritirarsi in un eremo, situato a 1400 metri sul livello del mare, dove si dedicò totalmente alla preghiera, e all’ascesi più rigorosa. Il 16 dicembre 1898, mentre celebrava l’Eucaristia, fu colpito da malore; trasportato nella sua stanza, completò in un’agonia di otto giorni la celebrazione e la sua vita: era il 24 dicembre. Sulla sua tomba avvennero fatti prodigiosi e molte guarigioni e miracoli. Subito il popolo lo venerò come santo, e la venerazione è continuata ininterrotta sebbene un culto ufficiale sia stato autorizzato solo ai nostri giorni, al momento della beatificazione, avvenuta ad opera del papa Paolo VI il 5 dicembre 1965 durante le celebrazioni a chiusura del Concilio Vaticano II. Il 9 ottobre 1977 poi, durante il Sinodo mondiale dei Vescovi, Charbel , l’eremita di rito maronita, è stato elevato agli onori degli altari, primo santo libanese canonizzato dalla Sede apostolica nei tempi moderni.
Antifona
RispondiEliminaDove i fratelli glorificano Dio in unità,
lì il Signore darà benedizione.
Oppure:
Della tua lode è piena la mia bocca:
tutto il giorno canto il tuo splendore;
cantando le tue lodi esulteranno le mie labbra. (Sal 70,8.23)
Colletta
O Dio, che hai chiamato
il santo presbitero Charbel [Makhlūf]
al singolare combattimento della vita eremitica
e lo hai colmato di ogni dono di pietà,
fa’ che, associati alla passione del Signore,
possiamo aver parte con lui nel regno dei cieli.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.
Prima Lettura
Vi darò pastori secondo il mio cuore; a Gerusalemme tutte le genti si raduneranno.
Dal libro del profeta Geremìa
Ger 3,14-17
Ritornate, figli traviati - oracolo del Signore - perché io sono il vostro padrone. Vi prenderò uno da ogni città e due da ciascuna famiglia e vi condurrò a Sion. Vi darò pastori secondo il mio cuore, che vi guideranno con scienza e intelligenza.
Quando poi vi sarete moltiplicati e sarete stati fecondi nel paese, in quei giorni - oracolo del Signore - non si parlerà più dell'arca dell'alleanza del Signore: non verrà più in mente a nessuno e nessuno se ne ricorderà, non sarà rimpianta né rifatta.
In quel tempo chiameranno Gerusalemme "Trono del Signore", e a Gerusalemme tutte le genti si raduneranno nel nome del Signore e non seguiranno più caparbiamente il loro cuore malvagio.
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale
Ger 31,10-13
R. Il Signore ci custodisce come un pastore il suo gregge.
Ascoltate, genti, la parola del Signore,
annunciatela alle isole più lontane e dite:
«Chi ha disperso Israele lo raduna
e lo custodisce come un pastore il suo gregge». R.
Perché il Signore ha riscattato Giacobbe,
lo ha liberato dalle mani di uno più forte di lui.
Verranno e canteranno inni sull'altura di Sion,
andranno insieme verso i beni del Signore. R.
La vergine allora gioirà danzando
e insieme i giovani e i vecchi.
«Cambierò il loro lutto in gioia,
li consolerò e li renderò felici, senza afflizioni». R.
Acclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia.
Beati coloro che custodiscono la parola di Dio
con cuore integro e buono
e producono frutto con perseveranza. (Cf. Lc 8,15)
Alleluia.
Vangelo
Colui che ascolta la Parola e la comprende, questi dà frutto.
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 13,18-23
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l'accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».
Parola del Signore.
Le Parole dei Papi
RispondiEliminaOggi il Vangelo ci presenta la parabola del seminatore (cfr Mt 13,1-23). Quella della “semina” è un’immagine molto bella, e Gesù la usa per descrivere il dono della sua Parola. Immaginiamo un seme: è piccolo, quasi non si vede, ma fa crescere piante che portano frutti. La Parola di Dio è così; pensiamo al Vangelo, un piccolo libro, semplice e alla portata di tutti, che produce vita nuova in chi lo accoglie. Dunque, se la Parola è il seme, noi siamo il terreno: possiamo riceverla oppure no. Però Gesù, “buon seminatore”, non si stanca di seminarla con generosità. Conosce il nostro terreno, sa che i sassi della nostra incostanza e le spine dei nostri vizi (cfr vv. 21-22) possono soffocare la Parola, eppure spera, spera sempre che noi possiamo portare frutto abbondante. Così fa il Signore e così siamo chiamati a fare anche noi: a seminare senza stancarci. (…) Alla luce di tutto questo possiamo domandarci: io semino del bene? Mi preoccupo solo di raccogliere per me o anche di seminare per gli altri? Getto qualche seme di Vangelo nella vita di tutti i giorni: studio, lavoro, tempo libero? Mi scoraggio o, come Gesù, continuo a seminare, anche se non vedo risultati immediati? Maria ci aiuti ad essere seminatori generosi e gioiosi della Buona Notizia.
(Francesco - Angelus, 16 lugio 2023)
Cari fratelli e sorelle, Gesù ci invita oggi a guardarci dentro: a ringraziare per il nostro terreno buono e a lavorare sui terreni non ancora buoni. Chiediamoci se il nostro cuore è aperto ad accogliere con fede il seme della Parola di Dio. Chiediamoci se i nostri sassi della pigrizia sono ancora numerosi e grandi; individuiamo e chiamiamo per nome i rovi dei vizi. Troviamo il coraggio di fare una bella bonifica del terreno, una bella bonifica del nostro cuore, portando al Signore nella Confessione e nella preghiera i nostri sassi e i nostri rovi.
( FRANCESCO Angelus, 16 luglio 2017)
FAUSTI – La parabola del seminatore descrive l'avventura della Parola in ciascuno di noi. E' la stessa di Gesù, Figlio dell'uomo che entra nel cuore della terra. La terra è per il seme ciò che l'uomo è per la Parola : è madre, che l'accoglie e gli dà vita. Ciò che Gesù ha incontrato nell'annuncio ai Suoi contemporanei e la Chiesa incontrerà nell'annuncio a tutte le genti, è ciò che la Parola incontra in ciascuno di noi . resistenze di ogni tipo e , alla fine, resa feconda.
RispondiEliminaGesù semina ovunque.
Non sceglie terreni, non scarta persone, tutti siamo campo di Dio(1Cor 3,9). Il Figlio dell'uomo è gettato nel cuore della terra, di ogni uomo, segno e seme di vita per tutti.
Un seme, anche dopo migliaia di anni, come quello ritrovato nelle piramidi d'Egitto, non perde la sua forza : è sempre in grado di germinare.
Anche l'uomo non perde mai la sua identità di figlio ; al di là dei sentieri che lo attraversano, delle pietre che nasconde e dei rovi che lo dominano, è sempre terra bella, madre che accoglie il seme.
La semina del Regno è feconda al di sopra di ogni attesa.
Così Gesù, invece di scoraggiarsi per le difficoltà, esprime la speranza più assoluta nel Padre e nella Sua Parola. Seminare è sempre un atto di fede nel seme e nella terra, come vivere è sempre un atto di fede in Dio e nell'uomo.
E ne vale la pena :”Le valli si ammantano di grano, tutto canta e grida di gioia” (Sl 65, 1- 4).
Il Signore non ha predestinato alcuni alla comprensione, escludendone altri : vuole che tutti siano salvati e giungano alla conoscenza della verità (1Tim 2,4).
Ma chi non Lo accetta, non è abbandonato a sé , perduto per sempre.
Per lui la Parola è in parabole. Queste offrono il seme che germinerà quando chi non vuol capire capirà almeno di non capire e sarà disposto a mettersi in questione. La parabola è come un pacco chiuso : presto o tardi uno lo aprirà, se non altro per curiosità.
Giuseppe Makhlüf nacque in un villaggio del Libano nell’anno 1828 in una famiglia di contadini dalle profonde radici cristiane. Rimasto a tre anni orfano di padre, crebbe sotto la guida di un uomo che la madre sposerà in seconde nozze e che sarà poi ordinato sacerdote. Quest’uomo gli farà da padre, e Giuseppe lo aiuterà nel suo ministero sacerdotale. A 14 anni, mentre si prende cura del gregge della famiglia, scopre una grotta appartata, nella quale incomincia a ritirarsi per ore in preghiera. È la grotta che sarà subito chiamata “grotta del santo”.
RispondiEliminaPur sentendosi chiamato alla vita monastica non poté realizzare il suo desiderio prima di 23 anni, quando entrò come novizio nell’Ordine Maronita Libanese, assumendo il nome di Charbel. Ordinato sacerdote nel 1859, condusse per quindici anni nel monastero di ’Annaya vita esemplare di preghiera e attenzione ai bisogni di tutti, in particolare degli infermi.
Finalmente nel 1875 ottenne l’autorizzazione a ritirarsi in un eremo, situato a 1400 metri sul livello del mare, dove si dedicò totalmente alla preghiera, e all’ascesi più rigorosa. Il 16 dicembre 1898, mentre celebrava l’Eucaristia, fu colpito da malore; trasportato nella sua stanza, completò in un’agonia di otto giorni la celebrazione e la sua vita: era il 24 dicembre. Sulla sua tomba avvennero fatti prodigiosi e molte guarigioni e miracoli. Subito il popolo lo venerò come santo, e la venerazione è continuata ininterrotta sebbene un culto ufficiale sia stato autorizzato solo ai nostri giorni, al momento della beatificazione, avvenuta ad
opera del papa Paolo VI il 5 dicembre 1965
durante le celebrazioni a chiusura del Concilio Vaticano II.
Il 9 ottobre 1977 poi, durante il Sinodo mondiale dei Vescovi, Charbel , l’eremita di rito maronita, è stato elevato agli onori degli altari, primo santo libanese canonizzato dalla Sede apostolica nei tempi moderni.