O Padre, che nel Beato Giuseppe Allamano hai suscitato un ardente desiderio di cooperare al tuo disegno universale di salvezza, e lo hai reso formatore di sacerdoti e padre di famiglie missionarie per l'annuncio del Vangelo a tutti i popoli, concedi a noi di crescere nello stesso zelo, fino a dare la vita per i fratelli. Per il nostro Signore, Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.
Deus, fidélium lumen et pastor animárum, qui beátum Josephum in Ecclésia posuísti, ut oves tuas verbo pásceret et informáret exémplo, da nobis, eius intercessióne, et fidem serváre, quam verbo dócuit, et viam sequi, quam exémplo monstrávit. Per Dóminum.
LITURGIA DELLA PAROLA
Prima Lettura Is 42.1-7 Non griderà, né farà udire in piazza la sua voce.
Dal libro del profeta Isaia Così dice il Signore: «Ecco il mio servo che io sostengo, il mio eletto in cui mi compiaccio. Ho posto il mio spirito su di lui; egli porterà il diritto alle nazioni. Non griderà né alzerà il tono, non farà udire in piazza la sua voce, non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta. Proclamerà il diritto con fermezza; non verrà meno e non si abbatterà, finché non avrà stabilito il diritto sulla terra; e per la sua dottrina saranno in attesa le isole». Così dice il Signore Dio che crea i cieli e li spiega, distende la terra con ciò che vi nasce, dà il respiro alla gente che la abita e l'alito a quanti camminano su di essa: «Io, il Signore, ti ho chiamato per la giustizia e ti ho preso per mano; ti ho formato e stabilito come alleanza del popolo e luce delle nazioni, perché tu apra gli occhi ai ciechi e faccia uscire dal carcere i prigionieri, dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre».
Salmo Responsoriale Dal Salmo 95
Popoli tutti, lodate il Signore!
Cantate al Signore un canto nuovo, cantate al Signore da tutta la terra. Cantate al Signore, benedite il suo nome.
Annunziate di giorno in giorno la sua salvezza, in mezzo ai popoli narrate la sua gloria, a tutte le nazioni dite i suoi prodigi.
Date al Signore, o famiglie dei popoli, date al Signore gloria e potenza, date al Signore la gloria del suo nome.
Dite tra i popoli: «II Signore regna!». Sorregge il mondo, perché non vacilli; giudica le nazioni con rettitudine.
Fil 1,3-11 Vi porto sempre nel cuore.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi Ringrazio il mio Dio ogni volta che mi ricordo di voi, pregando sempre con gioia per voi in ogni mia preghiera, a motivo della vostra cooperazione alla diffusione del vangelo dal primo giorno fino al presente, e sono persuaso che colui che ha iniziato in voi quest'opera buona, la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù. È giusto, del resto, che io pensi questo di tutti voi, perché vi porto nel cuore, voi che siete tutti partecipi della grazia che mi è stata concessa sia nelle catene, sia nella difesa e nel consolidamento del vangelo. Infatti Dio mi è testimonio del profondo affetto che ho per tutti voi nell'amore di Cristo Gesù. E perciò prego che la vostra carità si arricchisca sempre più in conoscenza e in ogni genere di discernimento, perché possiate distinguere sempre il meglio ed essere integri e irreprensibili per il giorno di Cristo, ricolmi di quei frutti di giustizia che si ottengono per mezzo di Gesù Cristo, a gloria e lode di Dio.
Andate e ammaestrate tutte le genti, dice il Signore; ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine del mondo. Alleluia.
Vangelo Mc 16,15-20 Predicate il vangelo ad ogni creatura.
Dal vangelo secondo Marco In quel tempo, apparendo agli Undici, Gesù disse loro: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato. E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demoni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti; e se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; porranno le mani ai malati e questi guariranno». Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio. Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che l'accompagnavano.
Primo: andate, uscite. Il Vangelo, l’annuncio di Gesù Cristo, si fa in uscita, sempre, in cammino, sempre. Sia in cammino fisico sia in cammino spirituale sia in cammino della sofferenza: pensiamo all’annuncio del Vangelo che fanno tanti malati - tanti malati! - che offrono i dolori per la Chiesa, per i cristiani. Ma sempre, escono da se stessi. Sarà il Signore a confortarci, a darci la forza per andare avanti, perché Lui agisce con noi se noi siamo fedeli all’annuncio del Vangelo, se noi usciamo da noi stessi per predicare Cristo crocifisso, scandalo e pazzia, e se noi facciamo questo con uno stile di umiltà, di vera umiltà. (Omelia Santa Marta, 25 aprile 2017)
BEATO GIUSEPPE ALLAMANO CONSIGLI L'importante nella via della santificazione è di non scoraggiarci per le nostre miserie, per trovarci sempre distanti da quella perfezione a cui sinceramente e con tutte le forze aspiriamo. La diffidenza, vedete, è tale un ostacolo che basta da sola a fermare l'anima anche la più ben avviata, a impedirle di proseguire, a farla talora indietreggiare nella buona via. L'anima diffidente è come un uccello a cui sono state tarpate le ali, che perciò non può alzarsi a volo.
Sapete da che cosa proviene la diffidenza e quindi lo scoraggiamento? Dal confidare troppo in noi stessi, nelle nostre forze. Lo Scupoli, nell'aureo libretto del Combattimento spirituale, dice al riguardo: "Ciò ti si imprima bene nella mente: imperocché noi siamo troppo facili ed inclinati dalla natura corrotta ad una falsa stima di noi stessi, che essendo veramente non altro che nulla, ci diamo pure ad intendere che siamo qualcosa e, senza fondamento veruno, delle proprie forze presumiamo. Questo è difetto assai difficile a conoscersi e molto dispiace agli occhi di Dio, che ama e vuole in noi una cognizione certissima di questa verità: che ogni grazia e virtù deriva da Lui solo, che è fonte di ogni bene, e che da noi nessuna cosa, neppure un buon pensiero può venire, che grato gli sia" (192).
Prima cosa, dunque, pregare il Signore che ci dia la conoscenza perfetta del nostro nulla. Non si tratta di farci più cattivi di quello che siamo, ce n'è già di che star ben umili; se c'insuperbiamo, è appunto perché non ci conosciamo. I grandi ingegni e i grandi Santi, come S. Tommaso (193), si può dire che non sentissero nemmeno più le tentazioni d'invanirsi, appunto perché, conoscendo a fondo se stessi, il loro nulla, sapevano riferire tutto il bene a Dio solo. Sono soltanto i mediocri e gli imperfetti che si credono qualcosa; e allora il Signore, con umilianti cadute, li richiama alla verità, cioè al conoscimento di se stessi.
Non bisogna però che ci fermiamo qui. La conoscenza del proprio nulla e quindi la diffidenza di noi stessi, non dev'essere che il punto d'appoggio per salire alla confidenza in Dio. Scrive il predetto Autore: "La diffidenza, se l'avremo sola, fa sì che o ci daremo alla fuga o resteremo vinti, superati dai nemici. Epperò, oltre a questa, ci vuole la totale confidenza in Dio, da lui solo sperando e aspettando qualunque bene, aiuto e vittoria" (194).
Così faceva S. Filippo Neri, che andava gridando per le vie di Roma: "Sono disperato, sono disperato! ". E a chi gliene faceva rimostranza, rispondeva: "Sono disperato di me, per confidare tutto in Dio!". Il segreto di tutti i Santi, della loro santità e delle loro opere fu sempre questo: diffidare di sé e confidare in Dio. Ma confidare sempre, in ogni occasione; confidare soprattutto dopo le nostre mancanze, purché ci sia in noi la buona volontà di amarlo e di servirlo con perfezione. Mai dunque scoraggiarci delle nostre miserie che non vogliamo, ma attaccarci a Lui, abbandonarci in Lui che non solo vuole e può farci santi, ma essendo onnipotente, può costruire la nostra santificazione sulle nostre miserie; purché, ripeto, sia in noi il desiderio sincero, la volontà ferma di corrispondere alle sue grazie
-->Per riuscire vittoriosi nell'agone della santità, è inoltre necessario prendere di mira il nostro temperamento per formarlo alla virtù. Per il peccato originale, tutti partecipiamo alla natura corrotta e maligna e anche il nostro temperamento ne porta le conseguenze. Fin qui nulla di male, perché ciò non dipende da noi; dipende però da noi il dominarlo e non lasciarci da esso dominare.
Alcuni scusano i loro difetti con dire: "E' il mio temperamento!". Ciò non scusa. Non è che si debba distruggere il proprio temperamento; ma va corretto, cioè spogliato di quanto di cattivo eredità dal peccato originale o dai parenti, e di quanto contrasse di erroneo per l'educazione o propria incuria o malizia. S. G. Cafasso, al dire di Mons. Bertagna, era un fiammifero (brichet), eppure tanto si dominava, che lo si sarebbe detto insensibile. Così S. Francesco di Sales, al quale questo lavorio sul proprio temperamento, tutto fuoco e impulsivo, costò molti anni di continui sforzi. E' un lavorio lungo e costoso, ma necessario, se vogliamo rendere buono il nostro temperamento e che non sia di peso agli altri.
A tal fine è necessario, in primo luogo, non aver paura di esaminarci a fondo, per scoprire il lato difettoso del nostro temperamento, e quindi il bisogno che abbiamo di correggerlo. Avviene in comunità che tutti ci conoscono per invidiosi, caparbi, collerici, e solo noi non ci conosciamo per tali o, meglio, non vogliamo credere di essere tali... e guai a chi ci avvertisse di queste nostre manchevolezze! E io vi dico per esperienza che se non emendate il vostro temperamento durante gli anni della vostra preparazione, in Missione non lo correggerete più; anzi aumenterà il lato difettoso del medesimo e sarete di peso ai confratelli, nonché di scandalo agli africani.
Che nessuno dunque si scusi del poco profitto nella perfezione col motivo del suo temperamento; accusi piuttosto la propria pigrizia. Nessun temperamento può, per se stesso, impedirci di tendere e di raggiungere la santità. Di Santi ve ne furono di ogni temperamento, come di ogni indole. Tutto sta nella buona volontà, nello sforzo continuato e generoso di combatterne le cattive tendenze. Se ci sarà più da combattere, ci sarà anche maggior merito.
O Padre, che nel Beato Giuseppe Allamano
RispondiEliminahai suscitato un ardente desiderio
di cooperare al tuo disegno universale di salvezza,
e lo hai reso formatore di sacerdoti
e padre di famiglie missionarie
per l'annuncio del Vangelo a tutti i popoli,
concedi a noi di crescere nello stesso zelo,
fino a dare la vita per i fratelli.
Per il nostro Signore, Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.
Deus, fidélium lumen et pastor animárum, qui beátum Josephum in Ecclésia posuísti, ut oves tuas verbo pásceret et informáret exémplo, da nobis, eius intercessióne, et fidem serváre, quam verbo dócuit, et viam sequi, quam exémplo monstrávit. Per Dóminum.
LITURGIA DELLA PAROLA
Prima Lettura Is 42.1-7
Non griderà, né farà udire in piazza la sua voce.
Dal libro del profeta Isaia
Così dice il Signore:
«Ecco il mio servo che io sostengo,
il mio eletto in cui mi compiaccio.
Ho posto il mio spirito su di lui;
egli porterà il diritto alle nazioni.
Non griderà né alzerà il tono,
non farà udire in piazza la sua voce,
non spezzerà una canna incrinata,
non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta.
Proclamerà il diritto con fermezza;
non verrà meno e non si abbatterà,
finché non avrà stabilito il diritto sulla terra;
e per la sua dottrina saranno in attesa le isole».
Così dice il Signore Dio che crea i cieli e li spiega,
distende la terra con ciò che vi nasce,
dà il respiro alla gente che la abita
e l'alito a quanti camminano su di essa:
«Io, il Signore, ti ho chiamato per la giustizia
e ti ho preso per mano;
ti ho formato e stabilito come alleanza del popolo
e luce delle nazioni,
perché tu apra gli occhi ai ciechi
e faccia uscire dal carcere i prigionieri,
dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre».
Salmo Responsoriale Dal Salmo 95
Popoli tutti, lodate il Signore!
Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore da tutta la terra.
Cantate al Signore, benedite il suo nome.
Annunziate di giorno in giorno la sua salvezza,
in mezzo ai popoli narrate la sua gloria,
a tutte le nazioni dite i suoi prodigi.
Date al Signore, o famiglie dei popoli,
date al Signore gloria e potenza,
date al Signore la gloria del suo nome.
Dite tra i popoli: «II Signore regna!».
Sorregge il mondo, perché non vacilli;
giudica le nazioni con rettitudine.
Fil 1,3-11
Vi porto sempre nel cuore.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi
Ringrazio il mio Dio ogni volta che mi ricordo di voi, pregando sempre con gioia per voi in ogni mia preghiera, a motivo della vostra cooperazione alla diffusione del vangelo dal primo giorno fino al presente, e sono persuaso che colui che ha iniziato in voi quest'opera buona, la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù.
È giusto, del resto, che io pensi questo di tutti voi, perché vi porto nel cuore, voi che siete tutti partecipi della grazia che mi è stata concessa sia nelle catene, sia nella difesa e nel consolidamento del vangelo. Infatti Dio mi è testimonio del profondo affetto che ho per tutti voi nell'amore di Cristo Gesù.
E perciò prego che la vostra carità si arricchisca sempre più in conoscenza e in ogni genere di discernimento, perché possiate distinguere sempre il meglio ed essere integri e irreprensibili per il giorno di Cristo, ricolmi di quei frutti di giustizia che si ottengono per mezzo di Gesù Cristo, a gloria e lode di Dio.
Canto al Vangelo Mt 28,19-20
RispondiEliminaAlleluia, alleluia.
Andate e ammaestrate tutte le genti, dice il Signore;
ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine del mondo.
Alleluia.
Vangelo Mc 16,15-20
Predicate il vangelo ad ogni creatura.
Dal vangelo secondo Marco
In quel tempo, apparendo agli Undici, Gesù disse loro: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato. E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demoni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti; e se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; porranno le mani ai malati e questi guariranno».
Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio.
Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che l'accompagnavano.
Parole del Santo Padre
RispondiEliminaPrimo: andate, uscite. Il Vangelo, l’annuncio di Gesù Cristo, si fa in uscita, sempre, in cammino, sempre. Sia in cammino fisico sia in cammino spirituale sia in cammino della sofferenza: pensiamo all’annuncio del Vangelo che fanno tanti malati - tanti malati! - che offrono i dolori per la Chiesa, per i cristiani. Ma sempre, escono da se stessi. Sarà il Signore a confortarci, a darci la forza per andare avanti, perché Lui agisce con noi se noi siamo fedeli all’annuncio del Vangelo, se noi usciamo da noi stessi per predicare Cristo crocifisso, scandalo e pazzia, e se noi facciamo questo con uno stile di umiltà, di vera umiltà. (Omelia Santa Marta, 25 aprile 2017)
BEATO GIUSEPPE ALLAMANO
RispondiEliminaCONSIGLI
L'importante nella via della santificazione è di non scoraggiarci per le nostre miserie, per trovarci sempre distanti da quella perfezione a cui sinceramente e con tutte le forze aspiriamo. La diffidenza, vedete, è tale un ostacolo che basta da sola a fermare l'anima anche la più ben avviata, a impedirle di proseguire, a farla talora indietreggiare nella buona via. L'anima diffidente è come un uccello a cui sono state tarpate le ali, che perciò non può alzarsi a volo.
Sapete da che cosa proviene la diffidenza e quindi lo scoraggiamento? Dal confidare troppo in noi stessi, nelle nostre forze. Lo Scupoli, nell'aureo libretto del Combattimento spirituale, dice al riguardo: "Ciò ti si imprima bene nella mente: imperocché noi siamo troppo facili ed inclinati dalla natura corrotta ad una falsa stima di noi stessi, che essendo veramente non altro che nulla, ci diamo pure ad intendere che siamo qualcosa e, senza fondamento veruno, delle proprie forze presumiamo. Questo è difetto assai difficile a conoscersi e molto dispiace agli occhi di Dio, che ama e vuole in noi una cognizione certissima di questa verità: che ogni grazia e virtù deriva da Lui solo, che è fonte di ogni bene, e che da noi nessuna cosa, neppure un buon pensiero può venire, che grato gli sia" (192).
Prima cosa, dunque, pregare il Signore che ci dia la conoscenza perfetta del nostro nulla. Non si tratta di farci più cattivi di quello che siamo, ce n'è già di che star ben umili; se c'insuperbiamo, è appunto perché non ci conosciamo. I grandi ingegni e i grandi Santi, come S. Tommaso (193), si può dire che non sentissero nemmeno più le tentazioni d'invanirsi, appunto perché, conoscendo a fondo se stessi, il loro nulla, sapevano riferire tutto il bene a Dio solo. Sono soltanto i mediocri e gli imperfetti che si credono qualcosa; e allora il Signore, con umilianti cadute, li richiama alla verità, cioè al conoscimento di se stessi.
Non bisogna però che ci fermiamo qui. La conoscenza del proprio nulla e quindi la diffidenza di noi stessi, non dev'essere che il punto d'appoggio per salire alla confidenza in Dio. Scrive il predetto Autore: "La diffidenza, se l'avremo sola, fa sì che o ci daremo alla fuga o resteremo vinti, superati dai nemici. Epperò, oltre a questa, ci vuole la totale confidenza in Dio, da lui solo sperando e aspettando qualunque bene, aiuto e vittoria" (194).
Così faceva S. Filippo Neri, che andava gridando per le vie di Roma: "Sono disperato, sono disperato! ". E a chi gliene faceva rimostranza, rispondeva: "Sono disperato di me, per confidare tutto in Dio!". Il segreto di tutti i Santi, della loro santità e delle loro opere fu sempre questo: diffidare di sé e confidare in Dio. Ma confidare sempre, in ogni occasione; confidare soprattutto dopo le nostre mancanze, purché ci sia in noi la buona volontà di amarlo e di servirlo con perfezione. Mai dunque scoraggiarci delle nostre miserie che non vogliamo, ma attaccarci a Lui, abbandonarci in Lui che non solo vuole e può farci santi, ma essendo onnipotente, può costruire la nostra santificazione sulle nostre miserie; purché, ripeto, sia in noi il desiderio sincero, la volontà ferma di corrispondere alle sue grazie
-->Per riuscire vittoriosi nell'agone della santità, è inoltre necessario prendere di mira il nostro temperamento per formarlo alla virtù. Per il peccato originale, tutti partecipiamo alla natura corrotta e maligna e anche il nostro temperamento ne porta le conseguenze. Fin qui nulla di male, perché ciò non dipende da noi; dipende però da noi il dominarlo e non lasciarci da esso dominare.
RispondiEliminaAlcuni scusano i loro difetti con dire: "E' il mio temperamento!". Ciò non scusa. Non è che si debba distruggere il proprio temperamento; ma va corretto, cioè spogliato di quanto di cattivo eredità dal peccato originale o dai parenti, e di quanto contrasse di erroneo per l'educazione o propria incuria o malizia. S. G. Cafasso, al dire di Mons. Bertagna, era un fiammifero (brichet), eppure tanto si dominava, che lo si sarebbe detto insensibile. Così S. Francesco di Sales, al quale questo lavorio sul proprio temperamento, tutto fuoco e impulsivo, costò molti anni di continui sforzi. E' un lavorio lungo e costoso, ma necessario, se vogliamo rendere buono il nostro temperamento e che non sia di peso agli altri.
A tal fine è necessario, in primo luogo, non aver paura di esaminarci a fondo, per scoprire il lato difettoso del nostro temperamento, e quindi il bisogno che abbiamo di correggerlo. Avviene in comunità che tutti ci conoscono per invidiosi, caparbi, collerici, e solo noi non ci conosciamo per tali o, meglio, non vogliamo credere di essere tali... e guai a chi ci avvertisse di queste nostre manchevolezze! E io vi dico per esperienza che se non emendate il vostro temperamento durante gli anni della vostra preparazione, in Missione non lo correggerete più; anzi aumenterà il lato difettoso del medesimo e sarete di peso ai confratelli, nonché di scandalo agli africani.
Che nessuno dunque si scusi del poco profitto nella perfezione col motivo del suo temperamento; accusi piuttosto la propria pigrizia. Nessun temperamento può, per se stesso, impedirci di tendere e di raggiungere la santità. Di Santi ve ne furono di ogni temperamento, come di ogni indole. Tutto sta nella buona volontà, nello sforzo continuato e generoso di combatterne le cattive tendenze. Se ci sarà più da combattere, ci sarà anche maggior merito.
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