Translate

venerdì 4 settembre 2026

S. MADRE TERESA DI CALCUTTA








5 commenti:

  1. PENSIERI DELLA SANTA


    Il giorno più bello? Oggi
    L’ostacolo più grande? La paura
    La cosa più facile? Sbagliarsi
    L’errore più grande Rinunciare
    La radice di tutti i mali? L’egoismo
    La distrazione migliore? Il lavoro
    La sconfitta peggiore? Lo scoraggiamento
    I migliori professionisti? I bambini
    Il primo bisogno? Comunicare
    La felicità più grande? Essere utili agli altri
    Il mistero più grande? La morte
    Il difetto peggiore? Il malumore
    La persona più pericolosa? Quella che mente
    Il sentimento più brutto? Il rancore
    Il regalo più bello? Il perdono
    Quello indispensabile? La famiglia
    La rotta migliore? La via giusta
    La sensazione più piacevole? La pace interiore
    L’accoglienza migliore? Il sorriso
    La miglior medicina? L’ottimismo
    La soddisfazione più grande? Il dovere compiuto
    La forza più grande? La fede
    La cosa più bella del mondo? L’amore.

    Cosa puoi fare per promuovere la pace nel mondo? Vai a casa e ama la tua famiglia.

    Qual è la peggiore sconfitta? Scoraggiarsi!
    Quali sono i migliori insegnanti? I bambini!

    Io posso fare cose che non tu non puoi, tu puoi fare cose che io non posso. Insieme possiamo fare grandi cose.

    Ama la vita e amala seppure non ti da ciò che potrebbe, amala anche se non è come tu la vorresti, amala quando nasci e ogni volta che stai per morire. Non amare mai senza amore, non vivere mai senza vita.

    Non dobbiamo permettere a nessuno di allontanarsi dalla nostra presenza, senza sentirsi migliore e più felice.

    La vita è un’opportunità, coglila.
    La vita è bellezza, ammirala.
    La vita è beatitudine, assaporala.
    La vita è un sogno, fanne una realtà.
    La vita è una sfida, affrontala.
    La vita è un dovere, compilo.
    La vita è un gioco, giocalo.
    La vita è preziosa, abbine cura.
    La vita è una ricchezza, conservala.
    La vita è amore, godine.
    La vita è un mistero, scoprilo.
    La vita è una promessa, adempila.
    La vita è tristezza, superala.
    La vita è un inno, cantalo.
    La vita è una lotta, vivila.
    La vita è una gioia, gustala.
    La vita è una croce, abbracciala.
    La vita è un’avventura, rischiala.
    La vita è pace, costruiscila.
    La vita è felicità, meritala.
    La vita è vita, difendila.

    Non possiamo parlare finché non ascoltiamo. Quando avremo il cuore colmo, la bocca parlerà, la mente penserà.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Antifona
      Questa è la vergine saggia,
      una delle vergini prudenti
      che andò incontro a Cristo
      con la lampada accesa. (Cf. Mt 25,1-13)

      Oppure:

      Come sei bella, o vergine di Cristo,
      degna di ricevere la corona del Signore,
      la corona della verginità eterna.

      Colletta
      O Dio,
      che hai chiamato santa Teresa [di Calcutta], vergine,
      a rispondere all’amore del tuo Figlio,
      assetato sulla croce,
      con sublime carità verso i più poveri,
      concedi a noi, per sua intercessione,
      di servire Cristo nei fratelli sofferenti.
      Egli è Dio, e vive e regna con te.

      Prima Lettura
      Soffriamo la fame, la sete, la nudità.
      Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
      1Cor 4,6b-15

      Fratelli, imparate [da me e da Apollo] a stare a ciò che è scritto, e non vi gonfiate d’orgoglio favorendo uno a scapito di un altro. Chi dunque ti dà questo privilegio? Che cosa possiedi che tu non l’abbia ricevuto? E se l’hai ricevuto, perché te ne vanti come se non l’avessi ricevuto?
      Voi siete già sazi, siete già diventati ricchi; senza di noi, siete già diventati re. Magari foste diventati re! Così anche noi potremmo regnare con voi. Ritengo infatti che Dio abbia messo noi, gli apostoli, all’ultimo posto, come condannati a morte, poiché siamo dati in spettacolo al mondo, agli angeli e agli uomini.
      Noi stolti a causa di Cristo, voi sapienti in Cristo; noi deboli, voi forti; voi onorati, noi disprezzati. Fino a questo momento soffriamo la fame, la sete, la nudità, veniamo percossi, andiamo vagando di luogo in luogo, ci affatichiamo lavorando con le nostre mani. Insultati, benediciamo; perseguitati, sopportiamo; calunniati, confortiamo; siamo diventati come la spazzatura del mondo, il rifiuto di tutti, fino ad oggi.
      Non per farvi vergognare vi scrivo queste cose, ma per ammonirvi, come figli miei carissimi. Potreste infatti avere anche diecimila pedagoghi in Cristo, ma non certo molti padri: sono io che vi ho generato in Cristo Gesù mediante il Vangelo.

      Parola di Dio.

      Salmo Responsoriale
      Dal Sal 144 (145)

      R. Il Signore è vicino a chiunque lo invoca.

      Giusto è il Signore in tutte le sue vie
      e buono in tutte le sue opere.
      Il Signore è vicino a chiunque lo invoca,
      a quanti lo invocano con sincerità. R.

      Appaga il desiderio di quelli che lo temono,
      ascolta il loro grido e li salva.
      Il Signore custodisce tutti quelli che lo amano,
      ma distrugge tutti i malvagi. R.

      Canti la mia bocca la lode del Signore
      e benedica ogni vivente il suo santo nome,
      in eterno e per sempre. R.

      Acclamazione al Vangelo
      Alleluia, alleluia.

      Io sono la via, la verità e la vita, dice il Signore.
      Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. (Gv 14,6)

      Alleluia.

      Vangelo
      Perché fate in giorno di sabato quello che non è lecito?
      Dal Vangelo secondo Luca
      Lc 6,1-5

      Un sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli coglievano e mangiavano le spighe, sfregandole con le mani.
      Alcuni farisei dissero: «Perché fate in giorno di sabato quello che non è lecito?».
      Gesù rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Come entrò nella casa di Dio, prese i pani dell’offerta, ne mangiò e ne diede ai suoi compagni, sebbene non sia lecito mangiarli se non ai soli sacerdoti?».
      E diceva loro: «Il Figlio dell’uomo è signore del sabato».

      Parola del Signore.

      Elimina
  2. Le Parole dei Papi
    La domanda sul proprio destino è molto viva nel cuore dell’uomo. È una domanda grande, difficile, eppure decisiva: “Che sarà di me domani?”. C’è il rischio che cattive risposte conducano a forme di fatalismo, di disperazione, o anche di orgogliosa e cieca sicurezza. […] Nella Lettera ai Colossesi troviamo che la verità della “predestinazione” in Cristo è strettamente congiunta con la verità della “creazione in Cristo”. “Egli - scrive l’apostolo - è immagine del Dio invisibile, generato prima di ogni creatura; poiché per mezzo di lui sono state create tutte le cose...” (Col 1, 15-16). Così dunque il mondo, creato in Cristo, eterno Figlio, fin dall’inizio porta in sé, come primo dono della Provvidenza, la chiamata, anzi il pegno della predestinazione in Cristo, a cui si unisce, quale compimento della salvezza escatologica definitiva, e prima di tutto dell’uomo, finalità del mondo. […] Comprendiamo così un altro aspetto fondamentale della divina Provvidenza: la sua finalità salvifica. Dio infatti “vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità” (1 Tm 2, 4). In questa prospettiva è doveroso allargare una certa concezione naturalistica di Provvidenza, limitata al buon governo della natura fisica o anche del comportamento morale naturale. In realtà, la Provvidenza divina si esprime nel conseguimento delle finalità che corrispondono al piano eterno della salvezza.
    (San Giovanni Paolo II – Udienza generale, 28 maggio 1986)
    Sempre avremo la tentazione di buttare questa novità del Vangelo, questo vino nuovo in atteggiamenti vecchi… E’ il peccato, tutti siamo peccatori. Ma riconoscerlo: ‘Questo è un peccato’. Non dire questo va con questo. No! Gli otri vecchi non possono portare il vino nuovo. E’ la novità del Vangelo. E se noi abbiamo qualcosa che non è di Lui, pentirsi, chiedere perdono e andare avanti. Che il Signore ci dia, a tutti noi, la grazia di avere sempre questa gioia, come se andassimo a nozze. E anche avere questa fedeltà che è l’unico sposo è il Signore”. (P. Francesco S. Marta, 6 settembre 2013)
    Possiamo allora chiederci: io – ognuno di noi – ho la disponibilità del discepolo? O mi comporto con la rigidità di chi si sente a posto, di chi si sente per bene, di chi si sente già arrivato? Mi lascio “scardinare dentro” dal paradosso delle Beatitudini, o rimango nel perimetro delle mie idee? E poi, con la logica delle Beatitudini, al di là delle fatiche e delle difficoltà, sento la gioia di seguire Gesù? Questo è il tratto saliente del discepolo: la gioia del cuore. Non dimentichiamoci: la gioia del cuore. Questa è la pietra di paragone per sapere se una persona è discepolo: ha la gioia nel cuore? Io ho la gioia nel cuore? Questo è il punto. (P. Francesco Angelus, 13 febbraio 2022)

    RispondiElimina

  3. Che il potere attribuitosi da Cristo sulla Legge comporti un’autorità divina, lo dimostra il fatto che Egli non crea un’altra Legge abolendo l’antica. È chiaro che Dio non potrebbe “abolire” la Legge che egli stesso ha dato. Può invece - come fa Gesù Cristo - chiarire il suo pieno significato, far capire il suo giusto senso, correggere le false interpretazioni e le arbitrarie applicazioni, a cui il popolo e i suoi stessi maestri e dirigenti, cedendo alle debolezze e limitazioni della condizione umana, l’hanno piegata. […] Deve […] essere ricordata la risposta che Gesù diede ai farisei, i quali rimproveravano ai suoi discepoli di strappare le spighe dai campi ricolmi di grano per mangiarle in giorno di sabato, violando così la legge mosaica. Gesù dapprima cita loro l’esempio di Davide e dei suoi compagni che non esitarono a mangiare i “pani dell’offerta” per sfamarsi, e quello dei sacerdoti che in giorno di sabato non osservano la legge del riposo perché svolgono le loro funzioni nel tempio. Poi conclude con due affermazioni perentorie, inaudite per i farisei: “Ora io vi dico che qui c’è qualcosa più grande del tempio . . .”, e: “Il Figlio dell’Uomo è signore anche del sabato” (Mt 12, 6.8; cf. Mc 2, 27-28). Sono dichiarazioni che rivelano chiaramente la coscienza che Gesù aveva della sua autorità divina. Il definirsi “uno al di sopra del tempio” era un’allusione abbastanza chiara alla sua divina trascendenza. Proclamarsi poi “signore del sabato”, ossia di una Legge data da Dio stesso a Israele, era l’aperta proclamazione della propria autorità come capo del regno messianico e promulgatore della nuova Legge. Non si trattava dunque di semplici deroghe alla legge mosaica, ammesse anche dai rabbini in casi molto ristretti, ma di una reintegrazione, di un completamento e di un rinnovamento che Gesù enuncia come intramontabili: “Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno” (Mt 24, 35). Ciò che viene da Dio è eterno, come è eterno Dio.
    (San Giovanni Paolo II – Udienza generale, 14 ottobre 1987)

    RispondiElimina
  4. FAUSTI - Il mondo, ricreato dalle sei opere di Gesù, ( ha vinto il nemico, origine del male, ha guarito la suocera, la pesca miracolosa per aprire i discepoli alla novità della sequela, ha mondato il lebbroso, messo in piedi il paralitico, ha chiamato Levi, il peccatore) trova ora il suo compimento nel sabato. L'uomo, rinato nel Battesimo, vive una vita qualitativamente diversa, che si nutre nel “mangiare e bere” al banchetto nuziale quel cibo che fa l'uomo nuovo.
    Nella commensalità con Gesù, lo Sposo, il battezzato entra nel sabato e in esso vive della pienezza di Dio.
    Il centro del brano è : “Il Figlio dell'Uomo è Signore del sabato”.
    Gesù introduce l'uomo nel banchetto messianico, gli dà il nutrimento sabbatico, l'Eucaristia, e lo trasferisce oltre il settimo giorno, nella pienezza di Gloria e di Vita di Dio stesso.
    Il Figlio dell'uomo, che perdona ed è Signore del sabato, è medico, Sposo, vestito, Vino e Pane per ogni uomo.
    Questa scena ci presenta i discepoli di Gesù che mangiano il grano nuovo di sabato.
    Il Figlio dell'uomo, che perdona i peccati, aveva detto al paralitico di andare a casa sua.
    Iniziano le nozze, e questa casa, da casa del peccatore, diventa “casa di Dio”, in cui Davide, figura di Cristo, prende i pani, ne mangia, e ne dà a coloro che sono con lui (chiara allusione all'ultima Cena ).
    La vera casa dell'uomo è il perdono in cui l'uomo accoglie nella sua vita il Signore, così anche il Signore lo accoglie nel Suo sabato, vive con lui e gli dà se stesso.
    Il sabato irraggiungibile è Dio stesso :mentre la Legge ne suscita l'appetito, ma lascia digiuni, Gesù, il Signore del sabato, dando Se Stesso, dà all'uomo di vivere di Esso.
    Viviamo di Dio, nostro Pane di Vita!.
    Se prima la Legge indicava la strada verso Dio, ora l'uomo vive di Dio stesso e per Dio, e sul suo volto brilla la Gloria del sabato.
    Apri la tua mano! Dio la riempie di Sé!

    RispondiElimina

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.